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#Vestiti,usciamo. Voglie insoddisfatte e pettegolezzi fantasiosi

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Messina città distrutta dal terremoto. Messina città senza memoria. Messina che una volta era bellissima e adesso non lo è più. Messina che riempie mente e cuore di nostalgia. Ma anche Messina patria del pettegolezzo volgare, quello fine a se stesso, privo della laevitas di oraziana memoria. Greve, pesante, rancoroso. E, soprattutto, che danneggia più chi lo mette in giro che chi lo subisce una volta che se ne è scoperto l’autore. La città è priva di strutture sportive degne di questo nome e allora è facile ripiegare su uno sport che comporta solo la fatica di inventare qualcosa di inesistente o di ingigantire fatti e dichiarazioni: il pettegolezzo. Che non è una vocazione naturale solo per portinaie sfaccendate o donne in attesa da parrucchiere (chiamarle signore in questo caso sarebbe troppo) ma anche per maturi professionisti. Che costretti da mogli che hanno occhi e orecchie dappertutto a stare con due piedi in una scarpa, ripiegano sulla diffusione di storie fantasiose quanto improbabili. Che però prendono consistenza man mano che si allargano come cerchi concentrici sempre più ampi, fino a ferire nel corpo e nell’anima chi il pettegolezzo lo subisce.

A Messina l’undicesimo comandamento è mai farsi i fatti propri, ma sempre quelli degli altri e così, di bocca in bocca, all’improvviso si moltiplicano i Premi Strega dello Stretto e tutti diventano i migliori scrittori e ideatori di love story altrui. Poligamia, droga, sesso: insomma tutto quello che riguarda sempre gli altri e mai casa propria.

E così, tra una visita medica e l’altra, tra un progetto di architettura o ingegneria e l’altro, tra un’udienza in tribunale e l’altra, noti professionisti e aspiranti tali, che frequentano i circoli e i salotti giusti, scivolano nei pettegolezzi più patetici a discapito di vittime ignare. Insomma, una piramide di perbenismo dove a capo c’è sempre lui: il buon costume. Ma non quello ufficiale. Le regole non sono quelle universali tramandate dagli usi o dai libri di galateo. No, le regole da seguire sono state ideate direttamente da questi minus habens ai quali raccomandiamo caldamente di lasciarsi andare ai loro improbabili racconti solo durante le sedute di analisi con il proprio psicanalista.

L’argomento del pettegolezzo che massacra le persone è affrontato durante una serata tra amiche e viene fuori che tutte prima o poi sono state protagoniste inconsapevoli di sgradevoli on dit messi in giro da uomini che non avrebbero filato neanche di striscio o con i quali magari avevano solo rapporti di lavoro. Passaggio, quest’ultimo, da non trascurare. Perché esistono pregiatissimi uomini dal medio intelletto che hanno un protocollo ben preciso in base al quale, a seconda del numero delle uscite, anche se esclusivamente lavorative, si sentono autorizzati a imbastire un approccio a prescindere che sia gradito o no. Tanto, pensano, chi potrebbe dire loro di no?

Insomma, un po’ come la dieta Dukan. Prima fase: esplorazione. Capiamo come questa può trarre vantaggio dal nostro rapporto. Seconda fase: le faccio vedere che posso esattamente offrirle quello che le serve lavorativamente e anche di più. Terza fase: ammiccamento. Ma questa però non sempre riesce.

E poi scatta la quarta fase: i miei amici decerebrati mi chiederanno cosa facevo con quella ragazza, giovane e carina. Dirò che ci sono stato? Sorriderò alle squallide bassezze che i miei compagni di aperitivo mi chiederanno? O dirò che ci ho provato più di una volta ma che non c’è stato nulla da fare? In questo caso farò la figura dello sfigato, quindi mi giocherò la prima o la seconda opzione.

Moltiplicate questo ragionamento per il 50% degli uomini con cui ogni donna si interfaccia e invece di una tranquilla e seria professionista, capace e preparata, avrete una bomba del sesso, degna erede di Cicciolina. Chiudiamo con una domanda rivolta agli artisti del pettegolezzo. Padri in essere e padri futuri: e se a quel tavolino, davanti a quell’aperitivo, non ci foste voi ma un uomo che si esprime con certi termini e che tace davanti a determinate porcate dette tra maschi? Se fosse vostra figlia l’oggetto sul quale vi divertite tanto a romanzare, cosa fareste? Ecco, questo è un grande interrogativo al quale ancora oggi nessun uomo degno di essere considerato tale è riuscito a dare risposta.

Gea Nuccio

Torna a Sicilians dopo una giustificata assenza di 5 anni. Anni che avrebbe fermamente voluto dedicare all'esclusiva cura delle sue passioni: nutrirsi di solo sushi e alette di pollo a giorni alterni, fontane di buon bianco ghiacciato, dormire fino a tardi, costruire un eliporto sul terrazzo di casa in cui fare atterrare Mr Grey per andare a sentire e vedere La Traviata senza fare la fila in autostrada. Purtroppo, nulla di tutto ciò si è realizzato e così eccola di nuovo con noi.