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Terremoto1908. L’inferno per 37 secondi e poi l’oblio della memoria

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Salvataggio terremoto 4MESSINA. Il 27 dicembre del 1908 iniziò come tutti gli altri giorni anche a Messina. Nessun segno premonitore, nessun avvertimento particolare. Solo il clima delle festività natalizie. Che per chi non aveva problemi economici si traduceva in feste e balli e per tutti gli altri in un momento di tregua e di speranza per il futuro. Nella case private la serata passò giocando a carte o in piccole festicciole, gli alberghi della città registravano il tutto esaurito e chi amava l’opera o lo sfoggio delle toilette all’ultimo grido passò la serata al teatro Vittorio Emanuele per assistere all’Aida.

Terremoto 1908I messinesi andarono a dormire convinti che il 28 dicembre 1908 sarebbe stato un giorno come tutti gli altri, in attesa del Capodanno. Invece, alle 5.21, quando solo in pochi erano già pronti ad affrontare la nuova giornata, i 37 secondi più lunghi della storia della città crearono una frattura che ancora oggi non è sanata. Uno dei terremoti peggiori di cui si ha memoria spazzò poco meno della metà degli edifici e 80.000 messinesi. Nel resto d’Italia i sismografi impazzirono perché non riuscivano a registrare la violenza delle scosse.

Terremoto 1908 cI geologi dell’Istituto Ximeniano di Firenze annotarono: “Stamani alle 5:21 negli strumenti dell’Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria registrazione: le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 40 centimetri. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave”.

Oltre ai crolli, i superstiti dovettero fare i conti con le esplosioni dovute alle fughe di gas e agli incendi alimentati dal vento. Chi incautamente scappò verso il porto, vide il mare ritrarsi di parecchi metri per poi guadagnare terreno travolgendo tutto e tutti con la violenza delle onde.

Messina, terremoto, case intatteIn 37 secondi Messina, faticosamente ricostruita dopo il terremoto del 5 febbraio 1783, perse la propria memoria e la propria identità.

Non solo per la forza devastatrice della natura, ma anche a causa delle speculazioni edilizie che abbatterono la stragrande maggioranza dei palazzi che erano rimasti in piedi, come provano del resto diverse foto, nelle quali si vedono edifici intatti con i vetri alle finestre accanto ad altri crollati.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.