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Teatro. Nino Romeo in scena con “L’altro figlio” a Biancavilla

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CATANIA. Sabato 28 ottobre alle ore 20,45 al Teatro Comunale La Fenice di Biancavilla, nell’ambito del progetto Pirandello Chi, prima assoluta dello spettacolo teatrale L’altro figlio di Nino Romeo ispirato all’omonima novella di Luigi Pirandello, con Graziana Maniscalco. Il testo teatrale di Nino Romeo L’altro figlio, prende spunto dall’omonima novella di Luigi Pirandello. La novella propone una delle figure di madri più inquietanti della letteratura pirandelliana: una madre che si ostina a inviare lettere ai due figli partiti per l’America, ma che non accetta di riconoscere come proprio il figlio rimasto al paese, frutto della violenza. Al dramma individuale della madre e del figlio rifiutato fa da sfondo il dramma collettivo delle donne del paese abbandonate dai propri uomini partiti per l’America, la prima grande emigrazione del popolo siciliano tra fine ottocento e primi decenni del novecento. La trascrizione di Nino Romeo tiene conto, in sede narrativa, di tutti gli aspetti presenti nella novella, ma tende a innestarli  in un’architettura  drammaturgica che contrappone e sovrappone i piani strutturali del racconto. I caratteri drammaturgici della madre rimandano, inoltre, ai residui archetipi di una società matriarcale: così, il racconto della violenza subita, ha per sfondo una Sicilia tribale e arcaica.

Nota di Nino Romeo
Torno per la terza volta alla novella pirandelliana e al testo, personale e originale, che ne ho ricavato, a distanza di quasi vent’anni dall’ultima edizione. Allora, a tentarmi, era il rapporto conflittuale tra coro/collettività e personaggio/totem della madre. Oggi, a prendermi, sono i diversi piani narrativi del racconto ai quali ho voluto dare consistenza in un’unica voce narrante, quella di Graziana Maniscalco. Non si tratta però di un esercizio di stile. Sempre più avverto l’esigenza che la scena diventi per me luogo di racconti. Un tempo i racconti li trovavamo per strada, in casa, nei luoghi di lavoro: abili affabulatori raccontavano di sé attraverso fatti ed avvenimenti, infarciti di digressioni, riflessioni, divagazioni. Oggi si racconta e ci si racconta di rado. E, persa l’abitudine al racconto, se ne è smarrita la tecnica. Con questo spettacolo, oltre a riappropriarmi ancora una volta di una storia intensa e articolata, vorrei trasmettere la necessità di raccontare e di ascoltare un racconto: necessità di una relazione complessa tra narratore e uditore. Questo il teatro può farlo: perché tra attore e spettatore possono stabilirsi, a volte, relazioni necessarie e irripetibili.