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#Sicilia. Il business dell’antimafia, divieto di dimora a Palermo e Trapani per il direttore di Telejato

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Il direttore di Telejato Pino Maniaci
Il direttore di Telejato Pino Maniaci

Le intercettazioni non lasciano dubbi. La mafia non gli ha bruciato l’auto né ucciso i suoi due cani. Come riporta stamane il quotidiano La Repubblica, il responsabile è il marito dell’amante di Pino Maniaci, il direttore di Telejato, una televisione di Partinico, nel Palermitano, che da anni è uno dei simboli dell’antimafia.

Un’antimafia sempre più di facciata, sempre più lontana dai principi di chi realmente e seriamente la mafia l’ha combattuta. Intanto oggi gli è stato consegnato il provvedimento di divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani, emesso dal GIP Fernando Sestito su richiesta del procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dei sostituti procuratori Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi, Roberto Tartaglia.

Finito per caso nel 2014 nella rete delle intercettazioni per un’indagine iniziata nel 2012 sulla cosca di Borgetto, Maniaci rivela agli inquirenti lati insospettati, che li spingono a indagare su di lui per due anni.

Tra l’altro, il direttore di Telejato sarebbe stato assolutamente consapevole che la mafia non c’entrava nulla con quelle intimidazioni, e nonostante questo rivendicava la matrice mafiosa, oltre all’assegnazione di una scorta.

Il Pino Maniaci che emerge dalle intercettazioni non è un eroe senza macchia e senza paura, ma uomo ben diverso, ora indagato per estorsione, che si vanta della telefonata del presidente del Consiglio (definito “quello stronzo di Renzi) e ricatta i sindaci di Borgetto e Partinico per poche centinaia di euro e per sistemare la propria amante. Prima assunta con un contratto di solidarietà e poi, a contratto scaduto, pagata in nero dal sindaco e dalla Giunta di Partinico, pena la minaccia di andare giù pesante nei servizi televisivi. Per non parlare della promessa di farle vincere un concorso all’ASP di Palermo.

Maniaci, giornalista pubblicista, si è difeso sostenendo di essere stato attaccato dai poteri forti per le sue denunce sul magistrato Silvana Saguto e la gestione dei beni confiscati alla mafia. Peccato però che i due sindaci abbiano confermato quanto emerso dalle intercettazioni e che l‘inchiesta di riferimento sia iniziata nel 2012 e che Maniaci sia stato intercettato per la prima volta nel novembre 2014, ben prima quindi che esplodesse l’affaire Saguto.

La stessa inchiesta che ha portato stamane i carabinieri di Monreale ad arrestare 9 presunti boss mafiosi.

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.