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Sanità, aziende al collasso mentre la Regione Sicilia tace

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Da sin.: l'ex Capo di Gabinetto della Prefettura Filippo Romano, Lillo Bello e Clara Crocè durante la firma di un accordo

Ancora senza risposta la lettera che Aceres, Aiop e Fenascop Sicilia hanno inviato il 22 luglio scorso all’assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino e al presidente della Regione Rosario Crocetta.

Il problema da risolvere è quello del mancato adeguamento dei tariffari delle strutture sanitarie convenzionate agli indici Istat. I criteri di pagamento sono fermi al 2007 e molte aziende, la maggior parte delle quali attive nelle province di Messina e Catania, sono sull’orlo del collasso economico.

“Siamo in enorme difficoltà -spiega Lillo Bello, presidente di Eurogestioni spa, società che gestisce due Residenze Sanitarie Assistite a Messina e a Santa Domenica Vittoria. Il decreto che ha tagliato del 10% i rimborsi e il mancato automatismo degli indici Istat stanno mettendo in ginocchio il settore.

Quello che non riusciamo a capire è come l’assessorato abbia potuto dichiarare durante un incontro in Prefettura a Messina che non è automatica l’erogazione degli incrementi tariffari. SE è davvero così, allora stabiliscano dei criteri e li applichino.

Messina e Catania contano un numero enorme di strutture per persone non autosufficienti e per malati di Alzheimer, con le quali si garantisce un servizio indispensabile i cui costi non possono ricadere sulle aziende e sui loro dipendenti, che pagano in prima persona i ritardi della Regione”.

Un vero e proprio disastro annunciato quindi, non solo per i tagli effettuati a partire dal 2008, ma soprattutto perché il mancato adeguamento si è tradotto in una perdita netta complessiva di oltre il 30% del fatturato. Un buco da oltre 20 milioni di euro per l’intera Sicilia, che si va scavando un anno dopo l’altro e che inevitabilmente si ripercuote anche sui lavoratori, che un po’ ovunque ormai sono in arretrato con lo stipendio di diversi mesi.

“Fino ad oggi -si legge nella lettera che le tre associazioni di categoria hanno inviato alla Borsellino e a Crocetta- l’assessorato ha avuto un atteggiamento inadempiente ed ingiustamente dilatorio. E ciò forse, in ragione del fatto che l’esito degli approfondimenti normativi e le valutazioni analitiche sollecitate , con riferimento al quadro tariffario vigente, comporterebbe l’identificazione di indici di adeguamento riferiti sia al costo del lavoro (sulla base dei valori risultanti dal Contratto Nazionale di Lavoro) sia ai costi gestionali, evidenziando dati non opinabili e quindi la necessità di adeguamenti non più rinviabili”.

Dai 117,70 euro previsti nel 2004 per ogni giorno di degenza, si è scesi ai 111,80 del 2007. La somma copriva i costi fissi del personale (che da soli costituiscono il 75% del totale), il riscaldamento, la pulizia, il vitto, l’elettricità e la biancheria. Tutti parametri fissati dalle Linee Guida del ministero della Salute emanate nel 1984. Il decreto regionale del 2007 da temporaneo diventò definitivo e nel 2010, arrivò un altro taglio, sempre del 5%, per le prestazioni oltre il 61° giorno. Dato quest’ultimo da non prendere sottogamba quando è riferito a strutture per lungodegenti o malati di Alzhaimer come le RSA.

“E se a questo si aggiunge il mancato riconoscimento da oltre 8 anni degli adeguamenti Istat e degli incrementi contrattuali maturati sulla tariffa -si legge ancora nella nota- è chiaro come il tutto si sia tradotto in una perdita di oltre il 30% del fatturato, che ha determinato ritardi sia nel riconoscimento in favore dei dipendenti e dei fornitori dei rispettivi aumenti contrattuali, sia nell’aumento dell’indebitamento nei confronti di questi ultimi e nella crescita degli oneri finanziari per anticipazioni bancarie e scoperture”.

Un problema che ha raggiunto dimensioni tali da riguardare anche le organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori. “Questa è una vertenza che si sta aprendo anche da noi -annuncia Clara Crocè, segretario generale della FP Cgil di Messina. La Borsellino farebbe bene a rispondere velocemente e in maniera definitiva a questi problemi, perché si è generata una precarietà nei servizi inaccettabile per i lavoratori e per gli assistiti”.

“Se questa è la rivoluzione che questo governo intende fare -commenta Rosario Calanni, il legale delle tre associazioni datoriali-  non ci siamo proprio. È stato sollecitato un intervento del presidente della Regione, visto l’atteggiamento dilatorio e incurante dell’assessorato, ma a quanto pare non hanno risposto neanche alle richiesta specifica della Prefettura di Catania. Ci auguriamo un’inversione di rotta. Il momento è terribile e avrebbe un significato importante per i 2 mila pazienti che ricevono assistenza ogni giorno e per gli 800 addetti del settore”.