Prima regola: non parlate mai del faith club

Simona Piraino
Simona Piraino

Da quando sono diventata famosa, pago anch'io lo scotto della celebrità. Capita sovente che mi si chieda di recensire libri.

Mi ritrovo così, cheek to cheek con le mie cattive compagnie, al reading di un'autobiografia erotica ove, mentre l'autrice si perde nella descrizione dei suoi capezzoli induriti, noi ci si interroga sulle gestione del dopo amplesso. Come funziona?

Funziona che, dopo un ragionevole tempo di ammiccamento, riesci a rimediare un vis à vis col tipo che ti prende una cifra.

E, siccome noi discepole di Brezny le cose le facciamo capitare, succede anche che giusto con quel tipo non hai bisogno di faticose strategie di packaging affinché ci si ritrovi occhi negli occhi e lingua su lingua.

E magari, per una volta, riusciamo anche a evitarci il repertorio porno-recitativo che fa di noi delle scopate da ricordare. L'epilogo iconografico dell'amplesso vuole noi donne col capello anarchicamente scomposto, il trucco sfatto e le ditate sui fianchi e gli uomini con un respiro leggermente asmatico, ma tanto orgoglio negli occhi. E poi?

A molte di noi mancano proprio i fondamentali di quel maledetto poi. Ché il poi non è come una partita di calcio che se fai un tiro telefonato il tuo compagno lo capisce.

Cosa si deve dire, come ci si deve comportare? Escludendo l'immediata uozzappata alle amiche o la corsa alla toilette, cosa si dice quando si finisce di fare sesso? Come in AHS Coven pare esistano delle regole non scritte che tuttavia sono rispettate dalle donne.

Prima regola: non ci si può fiondare sul frigo e azzannare la pizza fredda. Seconda regola: mai e poi mai mostrare di volere un po' di tenerezza e/o coccole. Terza regola: non cominciare dissertazioni sull'avvenuto smottamento pelvico. E, una su tutte, non pronunciare mai il fatidico “Vorrei rivederti”.

Pare che, con l'algida professionalità di un chirurgo, si debba mantenere un comportamento scevro da qualunque “desiderata”. Così, come fossimo lì per ottemperare al dovere di patrocinio gratuito. Il gap temporale che va dal post coitum al congedo dovrebbe azzerare in noi donne qualunque velleità romantica da proseguimento eliminando in toto il concetto di “present continuous”.

Eh, ma come posso fargli capire che vorrei continuare e che non è stata una scopicchiata da paninoteca? La sorellanza ti guarda bieca e ti risponde che è come un faith club: non ti è consentito far nulla, ti è concesso solo un atto di fede.

Ricapitoliamo: non cedere al sentimentalismo e apparire indifferenti e disinteressate, con il grossissimo rischio che lui ci creda e sparisca. Però! Da quando noi donne abbiamo deciso che fosse meglio comportarci come gli uomini?

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