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Politica. La spada di Damocle del TAR sul progetto della nuova via Don Blasco a Messina

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MESSINA. Siglato nei giorni scorsi il contratto per la nuova via Don Blasco, ma l’amministrazione Accorinti, che promette l’avvio dei lavori entro la fine dell’anno, ancora una volta potrebbe aver fatto i conti senza l’oste. I cantieri dovrebbero aprire a metà dicembre, ma questa data potrebbe slittare. Il TAR di Catania non si è ancora pronunciato sul ricorso presentato da una ditta alla quale è stata espropriata l’area e avviare  i lavori prima che arrivi la sentenza potrebbe essere un grosso rischio. Durante la conferenza stampa di presentazione dell’opera (condotta con la solita enfasi e raccontando di “magnifiche sorti e progressive”), oltre a dimenticare che la progettazione della nuova via Don Blasco non è dell’attuale esecutivo ma è tra quelle inserite nel programma “Messina 2020” voluto nel 2003 dall’allora city manager Gianfranco Scoglio, si è anche glissato sul ricorso pendente al TAR, che pesa sull’opera come una pesantissima spada di Damocle.

Una dimenticanza non da poco visto l’importo dell’appalto (intorno ai 27 milioni di euro) vinto dal Consorzio stabile Medil Scarl, se davvero dovesse essere realizzato in 320 giorni lavorativi dalla consegna dei lavori dalla fine del 2018 consentirebbe di fluidificare il traffico tra il centro della città e la zona sud.

Il progetto, rielaborato diverse volte, interessa il tratto di quasi 4 chilometri che dal calvalcavia accanto alla stazione centrale arriva fino al viale Gazzi ed è stato finanziato dalla Regione Sicilia e dall’Autorità Portuale. La nuova via Don Blasco, è spesso confusa con la cosiddetta Via del Mare nonostante si tratti di due strade diverse, anche perché la prima già esiste mentre l’altra è da costruire dal nulla.

Quando se ne iniziò a parlare negli anni Ottanta la spesa per sistemare la via Don Blasco, un concentrato di abbandono, abusivismo e degrado a poche centinaia di metri dal centro della città, era stata ipotizzata in 25 miliardi di lire. Prevista non solo la riqualificazione della strada, ma anche la realizzazione di tre strutture fondamentali quali le opere di abbassamento della quota stradale del sottopasso FS alla fine di via Santa Cecilia, l’attraversamento della dismessa linea FS Messina-Palermo nei pressi del curvone di Gazzi e della linea del tram e dell’area ATM e il completamento della copertura del torrente Zaera. In tutto, 3,8 chilometri di tracciato, 3 dei quali “riguardano l’adeguamento della viabilità esistente e 800 metri la realizzazione di nuove opere”.

La Via del Mare, invece, è un appalto molto più costoso (oltre 80 milioni di euro) che dall’inizio degli anni Novanta di tanto in tanto qualcuno rispolvera, soprattutto in periodo elettorale. Nel 2003 si iniziò a lavorare alla progettazione, che fu portata a termine due anni dopo. Se mai dovesse essere finanziata e costruita, la Via del Mare collegherà la Zona Falcata a Tremestieri ma senza sovrapporsi alla strada già esistente. Attualmente esiste solo un protocollo d’intesa tra il Gruppo Ferrovie dello Stato, il Comune e l’Autorità Portuale.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.