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Peppe Falliti (AIMA): “I cittadini come carne da macello”

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Peppe Falliti, referente provinciale Associazione Italiana Medici per l’Ambiente

“Il grave incidente alla Raffineria di Milazzo pone l’accento su problemi irrisolti e, chiaramente, testimonia il fatto che non vogliono essere risolti. I cittadini sono stati e sono considerati al pari di carne da macello, abbandonati allo spirito d’iniziativa e ai destini del fato”.

A dichiararlo è Peppe Falliti, referente provinciale Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, che fornisce una versione ben diversa da quella ufficiale, soprattutto in merito all’opportunità di evacuare la zona o meno.

“Durante gli anni della mia direzione della Sezione del WWF di Milazzo e in qualità di referente regionale dei problemi legati alle industrie a rischio, ho avuto modo di affrontare con i dovuti approfondimenti tutte le questioni riguardanti sia cause ed effetti degli inquinamenti sia i problemi inerenti i rischi stessi della presenza di industrie a rischio nel comprensorio del Mela. E’ proprio questo il momento delle polemiche senza alcuno sconto.

A distanza di 21 anni dal più grave incidente della storia industriale italiana (il 3 giugno 1993 ci fu un altro gravissimo incidente alla Raffineria e morirono in 7 e furono feriti in 15, ndr), l’incubo raffineria si ripresenta in tutta la sua violenza e, soprattutto, con tutte le omissioni possibili e immaginabili”.

Falliti pone l’accento sul dato più evidente: gli abitanti della zona sono stati tenuti all’oscuro dei reali problemi determinati da un incidente come quello della notte scorsa.

“I cittadini non sono stati né avvisati né allertati -puntualizza- e a fronte di false dichiarazioni circa la non necessità di evacuazione, risulta che le Forze dell’Ordine abbiano bussato casa per casa nelle zone circostanti la RAM, chiedendo alla gente di uscire e allontanarsi senza alcuna indicazione utile su cosa fare e dove andare.

Lascio immaginare il dramma di chi è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione senza meta e senza supporto alcuno. Altri sono stati lasciati nel panico più assoluto arrivando al punto di intraprendere un esodo biblico verso luoghi imprecisati ritenuti autonomamente sicuri e questo dopo un ridicolo tam-tam telefonico tra parenti ed amici.

Gli organi deputati ad informare la popolazione e a organizzare una situazione del genere, hanno ritenuto opportuno limitare il proprio intervento ai comunicati stampa tramite web, relegando l’obbligo dell’applicazione delle Direttive Seveso ai meandri della burocrazia fittizia e ai cassetti di chissà quali uffici.

Queste le evidenze, perché finalmente un magistrato serio e onesto ne faccia uso. Intanto la mancata applicazione di quanto previsto per i Piani di Emergenza esterni alle industrie a rischio, competenti Prefettura e sindaci. Poi il fatto che il disastro ambientale della notte scorsa ha e avrà conseguenze non solo sul comprensorio del Mela, ma in un’area di almeno 200 chilometri in funzione delle condizioni atmosferiche e in relazione alla volatilità dei composti che stanno andando in fumo.

Infine i danni immediati alla salute per le popolazioni, che nelle prossime ore e nei prossimi giorni respireranno in maniera acuta e cronica i fumi dell’incendio e (danno occulto!) mangeranno cibi contaminati, i danni all’agricoltura (mangeremo prodotti locali intrisi di veleni chissà per quanto tempo), i danni al turismo a causa delle immagini giustamente date in pasto al mondo intero, i danni al commercio per le conseguenze dei dubbi sulla commestibilità dei prodotti che arriveranno dai mercati locali e infine i danni a beni pubblici e privati, che saranno insudiciati da emulsioni e ceneri oleose”.

E dopo 40 anni di denunce inascoltate, Falliti indica anche le possibili soluzioni, a partire dalla rimozione immediata degli organi competenti responsabili delle omissioni penali e dalla chiusura immediata delle industrie a rischio. Contestualmente, riconversione e bonifica  dell’area industriale, perché non siamo disposti a barattare le nostre vite per pochi posti di lavoro che, comunque, andrebbero ugualmente mantenuti se non addirittura aumentati con un serio progetto di riqualificazione del comprensorio”.

Indispensabili anche “controlli immediati su tutte le attività agricole con risarcimento da parte della RAM ai cittadini per tutti i danni materiali, morali ed esistenziali che hanno irrimediabilmente compromesso e comprometteranno la qualità della vita in tutta l’area coinvolta, che va ben oltre il comprensorio del Mela e il divieto alla RAM di foraggiare qualsiasi iniziativa sociale tendente a tacitare le coscienze con complicità di pubblici amministratori”.