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PD Messina, le aree Renzi e Civati: no a Ridolfo segretario

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La conferenza stampa delle aree Renzi e Civati

“Una locomotiva condannata a correre su un binario morto”. Non si tratta di una frase tratta da un romanzo gotico, ma le parole che descrivono il Partito Democratico di Messina.

A sottoscriverle, un gruppo di non allineati del partito cittadino all’interno di un documento di contestazione rivolto a Basilio Ridolfo (dimissionario e confermato segretario dall’omologo regionale Fausto Raciti) al quale durante una conferenza stampa appositamente convocata stamane si è chiesto di non accettare la carica.

Ad aprire le dichiarazioni delle aree Renzi e Civati di Messina, accomunate dall’hashtag #InDirezioneOstinataeContraria, Alessandro Russo che spiega: “Durante la guerra fredda i Paesi non allineati si collocarono in un posizione neutrale rispetto ai due blocchi mondiali. Ecco, noi preferiamo tirarci fuori rispetto a posizioni politiche totalmente svincolate dalla base e dalla vita dei cittadini”.

E continua. “L’imprimatur di Palermo, espresso dal segretario Raciti, non ha tenuto conto di nulla se non di un accordo politico ed è letteralmente passato sopra alle effervescenze del gruppo messinese. Ci stiamo affidando a una conversazione tra le parti, ma noi vogliamo un dibattito congressuale e l’avvio di una Commissione di Garanzia che vigili sul tesseramento”.

Ad affiancare il renziano Russo, Francesco Palano Quero e Santi Interdonato, oltre a Maria Flavia Timbro, Peppe Grioli e Domenico Siracusano per l’area Civati. A loro si aggiungono gli altri firmatari del documento: Iole Nicolai, Filippo Cangemi, Yuri Paterniti Martello, Gianpiero Terranova, Rosario Paone, Luigi Azzarà, Pippo Caliri, Paolo Miloro, Angelo Aliffi, Giovanni Pizzuto e Simone Di Cesare.

Diciotto firme per ricordare che in un anno, cioè dalla prima nomina di Basilio Ridolfo a segretario provinciale del PD di Messina, non sono state elette né la direzione provinciale né l’esecutivo del segretario. Senza contare che la nomina, imposta da Palermo, non ha tenuto conto dei comportamenti del gruppo democratico in Consiglio comunale né dei rapporti intercorsi fra la classe dirigente del partito e le amministrazioni comunali della Provincia.

“Sentire le dichiarazioni di qualche anno fa di alcuni deputati e quelle dello scorso sabato, mi fa sospettare che ci sia stato un accordo che non ha coinvolto la base -sostiene Palano Quero. E che la direzione sia quella di tutelare un equilibrio”.

“A Ridolfo diciamo pensaci!, gli chiediamo un sussulto di dignità politica -ironizza ancora Russo. Ci si avvii subito verso il congresso, che è l’unica sede in cui si può determinare una linea politica. E’ evidente che qualcuno ha paura di perdere pezzi, non si vuole confrontare con un tesseramento serio così come lo facciamo noi e preferisce stare dentro un patto che non esiste”.

Pochi giorni prima della conferma di Ridolfo era intervenuto Felice Calabrò sollecitando una scelta libera da inutili tatticismi. Tatticismi contro cui i Non Allineati si erano già schierati un anno fa e che sembrano riproporsi. La strada da percorrere, in un’ottica di buon senso politico e di rispetto nei confronti degli elettori, è presto indicata dal gruppo: il confronto, anche lo scontro politico se è il caso, ma fuori da accordi sottobanco, alla luce dei riflettori di un congresso che riunisca tutte le voci di un partito lasciato a se stesso e che possa avviare un tesseramento trasparente.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.