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PalaNebiolo e polemiche, le accuse di Palazzotto al Viminale

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La tendopoli del PalaNebiolo

“ Se il Cara di Mineo è l’emblema dell’inadeguatezza strutturale dell’accoglienza dei richiedenti asilo, il PalaNebiolo rappresenta l’inadeguatezza delle scelte del ministero dell’Interno di fronte all’ ennesima, prevedibile, emergenza sbarchi. Luoghi come questo sono la negazione della dignità umana”.

Sono state  queste le prime parole del deputato siciliano di SEL  Erasmo Palazzotto alla fine dell’ispezione all’interno della struttura sportiva, che da sei mesi è adibita a campo di raccolta e transito dei rifugiati provenienti dalle imbarcazioni che con il bel tempo hanno ripreso ad attraversare il Mediterraneo.

Il PalaNebiolo, chiuso dopo l’allestimento della vicina discussa tendopoli- è stato prontamente riaperto la settimana scorsa per accogliere le 361 persone giunte a Messina a bordo del mercantile Prospero, che si sono così aggiunte alle oltre 200 già presenti da tempo nella struttura, provocandone il  collasso constatato dalla delegazione che ha accompagnato il parlamentare nella sua visita.

Gli interni delle tende

I numeri da soli parlano chiaro. Fra tende e palestra, si possono contare all’interno del campo poco meno di 300 ospiti, ai quali, per avere un’idea precisa della situazione, si devono aggiungere i 175 trasferiti in altre strutture nei giorni scorsi e i 117 allontanatisi spontaneamente. Quasi seicento persone stipate in un posto inadatto anche ad accoglierne la metà.

“Undici bagni fra palazzetto e tendopoli sono inadeguati per 600 come per 300 persone -ha fatto notare Palazzotto. E’ vero che fra partenze organizzate e allontanamenti possiamo dire che oggi il Palanebiolo è parzialmente decongestionato, ma siamo comunque al di sotto della decenza. 

Stiamo parlando di un complesso già dichiarato formalmente inidoneo ad accogliere da una dettagliata relazione dell’ASP 5 -prosegue il parlamentare- in cui non sono stati eseguiti neanche quei minimi lavori di adattamento alle norme che erano stati richiesti in precedenti ispezioni. Abbiamo visto la zona mensa in pessime condizioni, senza neanche la pavimentazione, mentre l’assistenza sanitaria, nonostante gli sforzi encomiabili del personale dell’ente gestore, è garantita per sole 12 ore al giorno e non c’è traccia di adeguata assistenza legale e psicologica, entrambe previste esplicitamente dal bando di affidamento del servizio. Le tende sono già piene di insetti, cosa succederà con l’arrivo del caldo?.

Il problema di fondo -sempre per Palazzotto- è che non c’è un’idea su come affrontare una questione strutturale. Il ministro dell’Interno Angelo Alfano si trincera dietro numeri tutti da dimostrare e continua a parlare di emergenza quando dovrebbe essere chiaro che ci troviamo di fronte a flussi regolari di richiedenti asilo, stante la situazione di crisi umanitaria permanente in diversi paesi del Mediterraneo e dell’Africa sub sahariana . I governi si fanno trovare impreparati e scaricano sugli enti locali i disagi e i costi umani legati all’accoglienza.

La sala mensa

Per il parlamentare SEL non è solo il PalaNebiolo a dover essere chiuso prima possibile.

“Luoghi informali di transito che diventano di  fatto  centri di permanenza si stanno moltiplicando in tutta la Sicilia -fa ancora notare Palazzotto. Sono il frutto del totale disinteresse a snellire le procedure burocratiche per il riconoscimento dello status di rifugiati e di una scelta precisa che sta trasformando la nostra regione in un immenso campo profughi.  

Che ne è stato della proposta di istituzione di una sottocommissione per disingolfare quella regionale di Trapani?  Per abbattere i tempi di attesa dei richiedenti asilo una sola commissione non è sufficiente,  occorre istituirne di nuove, come pure sarebbe urgente distribuire la prima accoglienza su tutto il territorio nazionale in strutture più piccole in grado di garantire un soggiorno dignitoso ai profughi” .

Ma nei numeri denunciati da Palazzotto qualcosa non torna, a partire dal numero dei bagni contati. “Sono molti di più degli undici indicati dal deputato -spiega Maria Antonietta Cerniglia, vice prefetto vicario di Messina. Solo la settimana scorsa, al momento dell’ultimo arrivo ne abbiamo fatti installarealtri dieci e già ce n’erano disponibili oltre una ventina. Ci rendiamo conto che la sistuazione non è delle migliori, ma facciamo quello che possiamo con i mezzi che abbiamo a disposizione. Mi preme chiarire -prosegue il vice prefetto vicario- che la situazione di queste persone ci sta molto a cuore e che noi, come tutti coloro che collaborano con la Prefettura, ci stiamo impegnando al massimo per fornire la migliore accoglienza possibile, visto che ai nostri ripetuti appelli di strutture alternative non ha risposto ancora nessuno”.