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#Messina. Urbanistica e territorio: accuse di LabDem alla Giunta Accorinti e a De Cola

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Baracca Puntale Arena 3-7-2015 a“Se c’è un settore in cui l’amministrazione Accorinti ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza, è certamente quello dell’urbanistica e del governo del territorio, affidato alla responsabilità dell’assessore Sergio De Cola”. Così i coordinatori LabDem Sicilia Francesco Barbalace LabDem Messina Peppe Fera, che aggiungono: “Quello che emerge con evidenza dalle vicende di queste settimane è l’assoluta inconcludenza della linea di condotta portata avanti da De Cola, sostanziata da due sonore bocciature della cosiddetta Variante di Salvaguardia da parte della Regione Siciliana.

Bocciature che, pure se non ufficiali e definitive, ci fanno dire, con ottime probabilità di non sbagliare, che si sono persi due anni per quello che riguarda la politica urbanistica in città. A parte la singolarità di un’amministrazione comunale che pervicacemente si ostina, caso unico in tutta Italia, a portare avanti la redazione non di uno ma di ben due strumenti urbanistici generali (una variante generale al PRG esistente e un PRG ex novo) le due bocciature la dicono lunga sulla superficialità e l’insipienza con cui si è lavorato.

Quella che è stata pomposamente definita Variante di Salvaguardia si è scoperto essere non molto di più di una serie di studi preliminari le cui risultanze, come si legge nella nota del Genio Civile, “possono costituire soltanto un utile elemento di supporto ma non già sostituirsi agli strumenti normativamente individuati allo scopo ed a cui fare esclusivo riferimento per giustificare le scelte urbanistiche esposte”.

Ma ancor di più ci sorprende -proseguono i de esponenti LabDem- come una Variante di Salvaguardia, sempre secondo il parere del Genio Civile, il cui scopo dichiarato era ridurre o azzerare le previsioni di espansione edilizia, presenti nella relativa zonazione urbanistica “una ingiustificata, da un punto di vista della sicurezza sismica ed idrogeologica, estensione delle aree suscettibili di nuova edificazione, ancorché a basso indice di edificabilità”.

Risultato: occorre rifare tutto e “produrre un nuovo studio geologico” essendo quello presentato giudicato inattendibile (sic!) e “corredato da opportuni controlli di campagna”. E questo ci appare come una bocciatura pressoché definitiva, considerando i tempi e le risorse che occorreranno per adeguarsi a quanto prescrive il Genio Civile. Stessa sorte, ovvero una solenne bocciatura in sede regionale, rischia di subire la singolare idea dell’assessore De Cola e dei dirigenti che l’hanno sin qui supportato, che la Variante Generale dello strumento urbanistico di una città di oltre 240.000 abitanti potesse essere avviata senza la redazione di una Valutazione Ambientale Strategica, come richiesto chiaramente dalla legge.

Così, nonostante tutte le osservazioni e le raccomandazioni che sono venute dagli ordini professionali e da studiosi, tecnici e associazioni di settore, si è presuntuosamente andati avanti con una proposta di non assoggettabilità alla VAS che, da quello che si può desumere da alcune note  inviate dagli uffici regionali, la Regione si sta preparando a bocciare.

Queste due brillanti successi si aggiungono a una serie di scelte operate da questa amministrazione di eguale efficacia. Basti pensare al modo con cui è stata affrontata (o, sarebbe meglio dire, ignorata) la questione del risanamento della periferia degradata, portato avanti  con una logica ultra riduttiva che prevede esclusivamente l’acquisto di alloggi sul mercato da assegnare ai baraccati, ignorando completamente la complessità di problemi che aree come Giostra, Camaro e simili presentano in termini di esclusione sociale, assenza di servizi e degrado ambientale e la necessità dunque di un approccio integrato.

Tra l’altro il meccanismo messo in piedi per il reperimento di alloggi è stato condotto con una serie di scelte molto dubbie (tra cui l’acquisto a prezzi di mercato di alloggi costruiti a totale carico dello Stato e dati a riscatto) che hanno avuto come risultato la revoca di un finanziamento di 11 milioni da parte della Regione e senza poter immaginare come dove e quando potranno essere programmati ed utilizzati gli altri 42 milioni di euro disponibili. Tutto questo, mentre l’IACP da 2 anni aspetta dal Comune il via libera alla realizzazione di 60 alloggi a Giostra già finanziati.

Nel frattempo, è passata la data del novembre 2015, deadline per la consegna del nuovo Piano Regolatore, del quale, a dispetto del suo essere condiviso (vi ricordate PICO?), nessuno ne sa più nulla e la cui sorte è facile prevedere: un’altra incompiuta dell’assessore De Cola. Pari perplessità solleva in noi di LabDem la vicenda del PIAU, partita con una procedura che ha modificato (legittimamente?) i termini di un bando di gara già espletato, includendo le aree ZIR e ZIS che dovevano essere oggetto di un diverso strumento urbanistico, il PIRU.

Da quello che si è visto qualche giorno fa, all’atto della presentazione dello stesso da parte dei progettisti, non possiamo che sollevare pesantissimi dubbi sulla reale fattibilità economica e sociale della operazione proposta, immaginata tra l’altro in una fase storica completamente diversa in cui le risorse dovevano venire dalle misure di compensazione del ponte.

Insomma, da un punto di vista della programmazione dalla giunta Accorinti poco o nulla è venuto quanto a capacità di proporre nuove idee. Delibera Salvacolline, PIAU, PIRU, nuovo PRG, Variante di Salvaguardia, porto di Tremestieri: sono tutti atti e opere già avviati e previsti dalle precedenti amministrazioni, da “quellicheceranoprima”. Previsioni che ci si è limitati a portare avanti nelle maniera peggiore.

Il risultato di tale modo di procedere, privo di idee innovative e pasticciato, è una crisi profonda del settore edilizio, che storicamente è stato uno dei settori trainanti dell’economia messinese. Cantieri chiusi, operai a spasso o in cassa integrazione e tecnici senza lavoro sono  sintomi di una situazione drammatica, non più sostenibile.

Gli ultimi dati della Cassa Edile su scala regionale evidenziano che a Messina tra giugno 2015 e giugno 2014 da 4.450 operai iscritti si è passati a 3.751 e le imprese registrate sono scese da 1.530 a 1.158, con una percentuale negativa del 15,71%, a fronte di una media regionale molto più contenuta di -1,86%. A fronte di tale disastro programmatico e amministrativo che sta mettendo in ginocchio la città, riteniamo quanto meno imbarazzante e inopportuna la posizione attuale dell’assessore al Territorio.

Laboratorio Democratico ritiene che sia realmente necessario tutelare il territorio collinare e in generale tutte le aree agricole del Comune di Messina con l’obiettivo di inibire qualsiasi nuovo consumo di suolo agricolo, ma dall’altro lato considera assolutamente indispensabile un rilancio dell’attività edilizia attraverso un programma straordinario di recupero della periferia degradata, utilizzando gli strumenti urbanistici di dettaglio del vigente PRG, fra cui in primo luogo i piani di risanamento e le aree B5.

Infatti, come è noto a tutti, il centro urbano di Messina è circondato da una periferia degradata, nella quale vive quasi metà della popolazione messinese, priva di servizi, di verde, in precarie condizioni ambientali e di spazi pubblici e nella quale esistono migliaia di abitazioni, spesso di fortuna, indegne di un paese civile.

Queste due criticità (crisi dell’edilizia e degrado delle periferie), se integrate e messe a sistema, possono e devono trasformarsi in una grande opportunità che consenta di rigenerare le nostre zone degradate e dare lavoro a migliaia di operai e tecnici.

Come abbiamo più volte sottolineato, riteniamo si debba procedere in modo serio e senza pasticci alla redazione di una variante generale del PRG che, nell’inibire ogni forma di edificazione in aree attualmente agricole, sia in grado di orientare l’attività edilizia verso il recupero delle parti più degradate del tessuto urbano.

Tale variante, come previsto dalla legge, sarà orientata e guidata nelle scelte da una Valutazione Ambientale Strategica che ne verifichi gli obiettivi e ne valuti la coerenza interna e la compatibilità degli stessi nel loro impatto con le condizioni dell’ambiente e del paesaggio e, in primo luogo, con le condizioni di rischio sia sismico che idrogeologico, come sottolineato dal parere del Genio Civile e degli uffici della Regione”.