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Messina, scoperti tre cellulari nascosti nel carcere di Gazzi. Il SAPPE: “Situazione allarmante”

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MESSINA. Ieri sera gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno  ispezionato ogni angolo del carcere di Gazzi e hanno trovato tre telefoni cellulari. A darne notizia è Giuseppe Conte, Segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “Nella tarda serata di ieri brillante operazione della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Messina, coordinata dal comandante di Reparto. Intorno alle 21 è stata effettuata una perquisizione straordinaria che ha permesso il ritrovamento di 3 microcellulari perfettamente funzionanti e regolarmente utilizzati da alcuni detenuti del Reparto media sicurezza. I cellulari sono stati rinvenuti addosso occultati negli slip ed all’interno dei cuscini di spugna in uso agli stessi detenuti. Ritrovati anche cavetti e carica batterie. Il sindacato SAPPE esprime il proprio apprezzamento al personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Messina e auspica che sia riconosciuta una meritata ricompensa.

Il carcere di Messina Gazzi

Poliziotti che, nonostante le ormai note problematiche che riguardano la carenza di risorse umane, mancato pagamento di straordinari ed emolumenti vari, nonostante il piano ferie estivo in atto, si è reso disponibile per effettuare l’operazione che ha portato al brillante risultato”, aggiunge il leader messinese del SAPPE.

“Il rinvenimento è avvenuto – spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE– grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio”.

Capece ricorda anche come “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo.

Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi, come quelli che consentano di schermare gli istituti penitenziari per neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale”.

Impietoso il giudizio del SAPPE sulla attuale situazione penitenziaria: “I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni, che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante -conclude Capece- sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie”.

Carmelo Amato

Barcellonese doc, il giornalismo è la sua ragione di vita. Indistruttibile, infaticabile, instancabile, riesce a essere sul posto “prima ancora che il fatto succeda”. Dalla cronaca nera allo sport nulla gli sfugge. È l’incubo degli amministratori di Palazzo Longano, che se lo sognano anche di notte e temono i suoi video e i suoi articoli nei quali denuncia disservizi e inefficienze e dà voce alle esigenze dei suoi concittadini. Sconfina spesso a Milazzo e dintorni.