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#Messina. Renzi in città: meglio i selfie che il confronto

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renzi_messina_selfie_siciliansMeglio i selfie che il confronto con la stampa e con chi la pensa diversamente. E’ la filosofia 2.0 del presidente del Consiglio Matteo Renzi, ieri a Messina per la firma del Masterplan che porterà 332 milioni di fondi nella città dello Stretto. Dando prova di una discrezione degna di ben altra causa (e che avremmo apprezzato di più quando andò con il chiodo da Maria De Filippi nel 2013) Renzi dribbla i manifestanti che voteranno no al referendum costituzionale del 4 dicembre e che lo aspettano con i loro striscioni davanti al Rettorato dietro le transenne (hai visto mai che qualcuno osi contestarlo troppo da vicino?) e con grande coraggio sceglie di non affrontarli, entrando da un accesso secondario.

Coerentemente con il suo passato di rottamatore, nell’Aula Magna lo aspetta una platea di diversamente giovani, sommando l’età dei quali si arriva alle Guerre Puniche, oltre alla solita passerella di politici e pseudo celebrità locali. Afflitto da momentanea amnesia sul concetto di libertà di stampa, non si stupisce di non vedere neanche un giornalista in sala (passaggio quest’ultimo sul quale torneremo a breve), snocciola le solite banalità sulle magnifiche sorti e progressive, glissa sul ponte, sottolinea che ogni anno l’Italia dà all’Unione Europea 20 miliardi e che ne tornano indietro solo 8 e ricorda che ha voluto il G7 a Taormina per dimostrare che l’equazione Sicilia = mafia non regge. Infine, un passaggio lacrimevole sui migranti, apparentemente dimentico che è proprio il suo ministero dell’Interno che nella maggior parte dei casi li gestisce in condizioni indecenti e che è il suo Governo che non riesce a obbligare gli altri Stati UE a fare la propria parte.

Poi via, verso il PalaCultura, a spiegare le ragioni del sì a una riforma costituzionale che uccide per la seconda volta i padri della Costituente, l’ultimo dei quali, per fortuna, è morto nel 2013. Anche qui stesso copione: sostenitori del no evitati come la peste, giornalisti tenuti a distanza, grandi promesse (compresa quella del ponte, ma solo grazie alla massiccia presenza di sostenitori dell’opera in sala, che devono litigare con una solerte renziana per poter esporre uno striscione) su come le cose cambieranno se a dicembre vincerà il sì.

Soddisfatto il PD locale, per il quale il PalaCultura pieno (appena 850 posti) e il deserto fuori sono un gran risultato. Impossibile, a fine giornata, non fare un paragone con quanto successo con Silvio Berlusconi, venuto a Messina dopo la tragedia di Giampilieri nel 2009. Anche il quel caso, durante la conferenza stampa in Prefettura, fu impedito ai giornalisti di fare domande. La storia si ripete, perché l’arroganza del potere è sempre la stessa. (Foto per gentile concessione di Tremedia)

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.