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#Messina. Primo mese del 2015 e la Giunta continua ad annaspare

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Se fossimo chiamati a fare un bilancio di questo primo mese dell’anno della Giunta Accorinti il risultato non sarebbe certo lusinghiero. I vari fronti aperti sono tutti ben lontani dal trovare soluzione, anzi si vanno complicando e incancrenendo.

Non è sufficiente lavorare 24 ore su 24 per raggiungere risultati come dice di sé e della propria Giunta il sindaco Accorinti.

Fossimo in lui eviteremmo di ripetere questa frase che potrebbe indurre a pensare che lavorare tanto per raggiungere risultati mediocri sia sintomo di scarsa propensione alla materia.

Ricorda quegli studenti non troppo brillanti, per usare un eufemismo, che pur trascorrendo ore e ore sui libri non raggiungevano mai la sufficienza e i cui insegnanti preferivano dire ai genitori, con aria imbarazzata, la penosa bugia che il ragazzo o la ragazza “si impegna ma potrebbe fare di più”.

Archiviata la nomina di Sebastiano Pino le cui competenze non sono in possesso di alcuna donna della città, o meglio: di alcuna donna amica d’infanzia del sindaco (Accorinti dixit). E poi fa bene il primo cittadino a diffidare delle donne, magari ne capita una che dice di essere giornalista e invece fa la prostituta mediatica, vero?

Il sindaco si è trastullato con la rimodulazione delle deleghe, attività alla quale si dedica con un impegno decisamente degno di miglior causa. Mostrando un invidiabile acume, il Nostro ha affidato le politiche migratorie all’assessore Nino Mantineo (appena destatosi dallo stato di letargia durato un anno e mezzo), che definì il prefetto scarso. Prefetto con il quale dovrà adesso dialogare.

Non meno brillante è stata l’idea di attribuire la delega al Decentramento a Tonino Perna, dal quale dal 6 gennaio aspettiamo di conoscere l’esito della consultazione via internet per il nome della moneta complementare. Com’è noto, il professor Perna non assicura certo una presenza continua e costante a Messina e l’assegnazione di questa delega suona quasi come uno sberleffo ai presidenti delle Circoscrizioni che avevano criticato duramente l’Amministrazione per non essersi occupata della materia e richiedevano un assessore presente quotidianamente.

Ma di altre e più urgenti questioni, tralasciando le sciocchezze come la moneta complementare, dovrebbe  occuparsi l’Amministrazione. Un esempio per tutti, l’individuazione dello spazio del nuovo Palazzo di Giustizia. Siamo in alto mare e nell’incapacità di una decisione troppo spesso strombazzata come imminente, si passa di rinvio in rinvio.

Un cenno soltanto alle critiche mosse da Alessio Ciacci, commissario liquidatore di MessinAmbiente, che nella relazione semestrale muove rilievi a questo esecutivo, che a suo dire disattende gli impegni formali assunti continuando a decurtare le somme trasferite mensilmente alla società.

Non abbiamo certo esaurito i cahiers de doleance ma per oggi ci fermiamo qui. Dedicheremo più spazio nei prossimi giorni alla vicenda della rimodulazione del Piano di Riequilibrio, che sarebbe dovuto essere esitato ieri ma il cui esame in Consiglio Comunale, a causa dei ritardi nella trasmissione della documentazione al Collegio dei  Revisori e a seguire ai Consiglieri Comunali, more solito, slitterà di qualche giorno.

Il segretario/direttore generale Antonio Le Donne ha rassicurato l’Aula sentenziando che la scadenza “non ha natura perentoria, bensì ordinatoria con funzione sollecitatoria”. Sembra  uno scioglilingua o una giaculatoria, ma se lo dice lui.