#Messina. Picchiavano selvaggiamente i migranti in fuga, arrestati 3 scafisti


I migranti arrivati ieri a Messina e ascoltati dai poliziotti della Squadra Mobile lo hanno definito “tubo in gomma”, “manichetta dell'acqua”, “frusta”, “bastone”.
Modi diversi di descrivere l'arma con la quale molti di loro sono stati picchiati e tenuti sotto tiro da uno dei tre scafisti che tutti hanno riconosciuto come l'uomo identificato con il numero 117: Ali Bazawi, marocchino, 31 anni.
Era lui a coordinare gli altri due, Daddy Senghore e Sanna Trawalley, entrambi del Gambia, assegnati al timone e alla bussola.

I due gambiani hanno dichiarato di essere minorenni, ma i successivi esami ossei eseguiti all'ospedale Papardo ne hanno accertato la maggiore età. Dai racconti dei migranti emerge che i tre, sotto la supervisione di uomini armati sulle spiagge libiche, hanno fatto salire su un gommone scalcinato più di cento persone e preso il largo, fino al momento del soccorso operato dalla nave Fiorillo della Guardia Costiera.
I tre, nella fase dei soccorsi, hanno cercato di nascondersi nel gruppo, ma grazie alle dichiarazioni dei migranti e al lavoro congiunto dei poliziotti della Squadra Mobile di Messina e i militari della Guardia Costiera sono stati individuati e arrestati.

La Polizia ha arrestato ieri anche un quarto uomo sbarcato con gli altri al molo Marconi.
Si tratta di Ali Mohamad, tunisino, 29 anni. Con tre diverse identità, negli anni ha collezionato in Italia precedenti per detenzione ai fini di spaccio di droga.
Nel giugno del 2013 gli era stato ingiunto di lasciare il paese entro 7 giorni. Mesi dopo, a dicembre, era stato espulso dal territorio nazionale, per un periodo di tre anni, con immediato accompagnamento della Forza Pubblica alla frontiera.