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#Messina. Inaugurato a Castanea il Museo Etno-antropologico dell’arte rurale contadina “I ferri du misteri”

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Museo Etno-antropologico Castanea - attrezziInaugurato oggi pomeriggio a Castanea il “Museo etno-antropologico dell’arte rurale contadina dell’area dei Peloritani – I ferri du misteri”. Il museo è stato ampliato rinnovato  rispetto agli anni precedenti e sono stati aggiunti numerosi reperti di grande valore scientifico.

Realizzata anche una biblioteca e una sezione dedicata alla fotografia con le opere del maestro Aldo Pintaldi. Dopo la benedizione di monsignor Antonino Isaja,  il presidente Domenico Gerbasi, cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica, ha presentato il museo.

Presenti all’inaugurazione il prefetto Stefano Trotta, il rettore dell’Università Pietro Navarra, il commissario straordinario della Provincia Filippo Romano, il sindaco Renato Accorinti, il comandante della Marina Militare Santo Le Grottaglie, l’assessore alla Cultura Tonino Perna. Tra gli interventi, quelli del rettore del Seminario Arcivescovile S.Pio X di Messina monsignor Cesare Di Pietro, del Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali Rocco Scimone, del direttore della sezione Beni Bibliografici e Archivistici della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina Melina Prestipino. 

Domenico Gerbasi
Domenico Gerbasi

Per il progetto c’è stata la collaborazione tecnico-scientifica di Giuseppe Gagliano, Mirella Jannuzzi, Gabriella Mento, Fabrizio Quadarella, Felicetta Porrazzo, Maria Rabe, Giuseppe Sampino, Rosa Siciliano, Rina Stracuzzi, del dirigente sezione Beni Etno-antropologici Anna Maria Picone, del funzionario esperto catalogatore Osvaldo Prestipino Giarritta, dell’istruttore Direttivo Catalogatore Antonella Intersimone.

“La struttura originaria dove ora si trova il museo -ha spiegato Domenico Gerbasi – risale presumibilmente al 1600 ed è stata danneggiata più volte da eventi sismici e dalla guerra mondiale, oggi dispone solo del piano terra mentre segni tangibili ci dicono che la struttura avesse  qualche piano in più. Il Museo dei Peloritani si avvale di un patrimonio etno-antropologico di 2500 pezzi, molti altri sono conservati in depositi per mancanza di spazi utili.

Museo Etno-antropologico Castanea - macchina da cucireSono stato per anni a stretto contatto con realtà artigianali, industriali e contadine, e questo mi ha reso consapevole del sacrifico, dell’impegno e della dignità delle classi artigiane più povere facendomi sempre più appassionare ai mestieri, attività, e modi di vivere delle comunità rurali e popolari“.

In occasione dell’inaugurazione del Museo Melina Prestipino, direttore della Sezione per i Beni Bibliografici e Archivistici della Soprintendenza di Messina ha organizzato l’esposizione bibliografica “Nel labirinto delle stampe. Caratteri, torchi e … calamai”, sottolineando che A I ferri du Misteri è intitolato il museo etno-antropologico. Misteri intesi come lavoro, attività artigianale, attività manuale. Si troveranno anche libri interessanti come I Scinnenti e Muntanti di Maria Costa, I Prumessi spusi di Gianni Argurio. Gli studi di Giuseppe Pitrè e i capolavori della letteratura antica e moderna italiana e straniera della Biblioteca Universale Rizzoli.

Aldo Pintaldi
Aldo Pintaldi

Nel locale che ospita la Biblioteca trova posto, accanto alle raccolte librarie, poi anche uno spaccato di quello che era l’arte della stampa fino alla seconda metà del secolo scorso. Ma oltre ai caratteri a stampa,  ci sono i caratteri che troviamo ritratti nelle fotografie del Maestro Aldo Pintaldi. Li ritroviamo nelle fotografie della donazione che il Maestro fece al Museo durante una sua visita nel luglio del 2012.

Si tratta di una collezione di 400 fotografie, dalla quale nacque una sezione fotografica a lui intitolata. Una fotografia che rivela, al di là delle distrazioni del quotidiano, l’attenzione per le cose essenziali, l’attenzione di chi sa leggere le cose segrete della vita. Possiamo chiamare il Maestro Aldo Pintaldi  il fotografo della rinascita, il fotografo di quella Messina che dall’immediato secondo dopoguerra sperimenta un periodo di vertiginosa e  esplosiva voglia di vivere, di crescere, di ricostruire, di dimenticare le tristi vicende di un terremoto che ancora testimonia in alcuni agglomerati urbani la sua terribilità e quelle, ancora più tristi, del secondo conflitto mondiale”. La mostra, è stata realizzata con la collaborazione di Maria Rabe, Mirella Jannuzzi, Rocco Burgio e Nino Cupitò.