#Messina. Ennesima fumata nera del PD: Ridolfo rinvia ancora

A guardare i capannelli in via Castellammare, proprio sotto la sede che fu dei comunisti messinesi, si ha la netta sensazione che per il PD di Messina ci sia stata un'ulteriore fumata nera.
C'è il deputato regionale Franco Rinaldi attorniato da Felice Calabrò, Paolo Saglimbeni e Peppuccio Santalco. C'è Filippo Panarello, anche lui parlamentare, con Giuppi Siracusano e Armando Hyerace. Più in là, l'altro parlamentare Pippo Laccoto che chiacchiera con Giacomo D'Arrigo e i renziani messinesi Ciccio Quero e Alessandro Russo. A muoversi tra i vari gruppetti impegnati in concitati conciliaboli il segretario provinciale Basilio Ridolfo, proiettato verso l'ennesima riflessione.
Già, perché la riunione di ieri pomeriggio, posticipata di altri sette giorni rispetto alla data in cui era stata convocata, non ha prodotto nulla se non l'ennesimo rinvio.
Ridolfo ha infatti proposto la composizione degli organismi provinciali (direzione ed esecutivo) e la convocazione di un congresso per il capoluogo. “Non ha speso una parola su Milazzo e Barcellona”, sussurra uno dei dirigenti del PD andandosene, evidentemente poco convinto della linea del segretario provinciale.
Le vicende delle due importanti città, l'annullamento delle primarie con il ricorso giudiziale di Carmelo Pino e la sfiducia al sindaco di Barcellona Maria Teresa Collica, hanno ulteriormente lacerato i democratici, divisi su posizioni inconciliabili.
Per la componente legata a Panarello, la parola d'ordine è commissariamento. Per il gruppo del deputato regionale non esistono più le condizioni per tenere in piedi la baracca e quindi serve un soggetto esterno che garantisca un tesseramento corretto e lo svolgimento di nuovi congressi.
Più sfumata la posizione dei renziani, che in un primo momento pare avessero sposato la tesi di Ridolfo per poi prendere atto delle difficoltà. Dai rumors post riunione, sembra infatti che Rinaldi abbia sfidato le altre componenti immaginando una conta nell'assemblea provinciale per far pesare i propri numeri e poi proporre dei coordinamenti unitari provvisori e rinviare eventuali congressi a dopo l'estate.
E ad osservarli defluire lentamente da via Castellammare mentre i tavoli dei locali circostanti si animavano di movida, è evidente che tra i democratici di Messina di spirito unitario non ce n'è più traccia.
Difficile immaginare allora a cosa possa condurre l'ulteriore riflessione di Ridolfo e in che modo possa fare uscire il PD dello Stretto dall'angolo in cui ci si è rintanati.