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Messina e il tributo alla Grande Guerra del ’15-’18

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Il libro di Enzo Caruso sulla I Guerra Mondiale

Per l’Italia la Prima Guerra Mondiale iniziò sull’Altopiano di Asiago alle 4 del mattino del 24 maggio 1915, quando si sparò il primo colpo di cannone. L’Italia volta le spalle alla Triplice Alleanza ed entra in guerra contro Austria e Germania a fianco di Francia e Gran Bretagna.

Per 41 lunghi mesi subirà la devastazione di battaglie sanguinose. Per gli italiani la guerra finì il 4 novembre 1918, quando alle 3 del pomeriggio entrò in vigore l’armistizio firmato a Villa Giusti il giorno prima.

Vista la lontananza dai teatri di guerra, tutto potrebbe far ritenere che Messina non sia stata sfiorata dal conflitto del ’15-’18.

A fare chiarezza ci ha pensato lo storico Enzo Caruso, che nel suo libro “Messina nella prima guerra mondiale” (Edas, 2008) scrive: “Risultano fin troppo note le sofferenze, i disagi, le privazioni e i lutti cui fu sottoposta la popolazione di Messina durante i bombardamenti Alleati negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale. Completamente oscuro, risulta invece il periodo relativo alla Grande Guerra riferito all’area dello Stretto di Messina.

Non esistono filmati, non esistono articoli di cronaca e la memoria orale si è probabilmente affievolita fino a far dimenticare questo arco temporale compreso fra il 1915 ed il 1918. A causa della censura che impediva qualunque pubblicazione relativa alle cronache dei fatti e orientata a non turbare l’opinione pubblica […] nessun articolo in merito a bombardamenti, siluramenti, affondamenti ed attacchi navali, relativi al periodo bellico in esame, compare nei quotidiani dell’epoca.

Unica traccia rimasta sono i vari monumenti ai Caduti: il Sacrario di Cristo Re, il monumento ai Caduti in piazza Municipio, quello alla Batteria Masotto alla Passeggiata a Mare e quelli dei vari villaggi della nostra città”.

Proprio grazie a Caruso, scopriamo invece  che lo Stretto fu testimone di numerose manovre militari e persino del passaggio degli U-Boot, i sottomarini tedeschi, che attaccarono diversi mercantili.

Da ricordare quanto successe al piroscafo Verona, affondato l’11 maggio del 1918 mentre si dirigeva verso Tripoli. Il Verona, insieme alla nave Taormina, trasportava quasi 3000 soldati, per lo più disertori. Molti morirono durante l’attacco della marina tedesca.

Gaetano La Corte Cailler, studioso di storia patria, scrive nel proprio diario: “Dopo tanti e tanti anni, il forte Castellaccio, abbandonato, ha sparato colpi di cannone. La giovane classe del 1900 è stata chiamata ad esercitarsi nella artiglieria lassù ed ha piazzato i cannoni nella spianata del forte, a sinistra di chi guarda. Credo che Castellaccio l’ultima volta abbia sentito l’odor della polvere al 1848”.

In ogni caso, per quanto lontana, la guerra si ripercosse anche sulla popolazione. A partire dall’obbligo di garantire l’alloggio all’esercito. I proprietari alberghi e pensioni erano obbligati a mettere a disposizione le camere. Per chi non collaborava c’era la requisizione forzata e una multa da 50 a 200 lire. Somma altissima per l’epoca.

Ed è sempre il diario di La Corte Cailler a registrare tumulti e agitazioni della popolazione, stremata dalla fame, dopo anni di guerra: 3 gennaio 1918 – “Data le deficienza di frumento, la razione di pasta venne ridotta da grammi 100 a grammi 50 a persona al giorno”. 10 gennaio 1918 – “Adottata la tessera per il pane, cominciano i reclami. Molta gente dice di aver perduto la tessera; altra dice di averla avuta rubata. C’è qualche persona onesta, ma in generale si tenta di avere un’altra tessera, per ottenere così doppia razione”. 4 febbraio 1918 – “I tumulti ricominciano: il Municipio è quasi circondato perché la folla è andata in casa dal Sindaco, dove la povera moglie è rimasta atterrita, e saputo che va in Ufficio è scappata a cercarlo. Manca la pasta, manca il pane”.

La censura imperversava e bloccava qualsiasi cronaca di quanto avveniva, con la scusa di non turbare l’opinione pubblica con notizie. Nessun quotidiano dell’epoca riporta articoli relativi a bombardamenti, siluramenti, affondamenti e attacchi navali.

Solo la toponomastica ricorda il contributo dato da Messina alla Grande Guerra. Dall’eroe di Premuda Luigi Rizzo, a Carlo Citarella ed Enzo Geraci, oltre alle vie Carso, Piave, Isonzo e Monte Grappa.