Messina, dimessa con Augmentin, le consegnano Aciclovir: neonata torna in ospedale

★ Aggiungici alle Fonti preferite di Google

inbound5104165940045749465La bambina era stata ricoverata per un’infezione delle vie urinarie con febbre fino a 40 gradi. Alla dimissione era stato prescritto Augmentin, ma dalla farmacia ospedaliera sarebbe stato consegnato Aciclovir. Dopo il ritorno della febbre, la piccola è tornata in ospedale ed è stata nuovamente presa in carico dai sanitari. La famiglia chiede che venga fatta chiarezza.
Una neonata di appena tre mesi, un ricovero per un’infezione delle vie urinarie e un farmaco diverso da quello indicato nella terapia di dimissione. È la vicenda che una famiglia messinese chiede venga approfondita e sulla quale ora auspica verifiche da parte della struttura sanitaria e degli organismi competenti.
La bambina era stata ricoverata d’urgenza il 27 agosto 2026 presso il Policlinico di Messina, nella Nefrologia Pediatrica, a causa di un’infezione delle vie urinarie accompagnata da febbre arrivata a circa 40 °C.
Gli accertamenti effettuati durante il ricovero avevano evidenziato la presenza del batterio Pseudomonas aeruginosa. Dopo diversi giorni di degenza e ulteriori esami, il 31 agosto la bambina era stata dimessa con diagnosi di infezione delle vie urinarie e con indicazione a proseguire la terapia antibiotica con Augmentin.
La mattina delle dimissioni, il genitore si è recato presso la farmacia interna dell’ospedale, presentando la documentazione ricevuta dai medici e seguendo le indicazioni fornite dalla struttura.
Secondo quanto riferito dalla famiglia, però, invece dell’Augmentin indicato nella terapia sarebbe stato consegnato un flacone di Aciclovir, un farmaco differente da quello riportato nella prescrizione.
Il genitore, confidando nella correttezza della consegna effettuata all’interno della struttura ospedaliera, ha quindi somministrato alla bambina il farmaco ricevuto.
Il ritorno della febbre e il nuovo accesso in ospedale
Dopo il rientro a casa, le condizioni della piccola hanno nuovamente destato preoccupazione. Nel pomeriggio era stata riferita febbricola e, alle ore 22, era stato somministrato paracetamolo per una temperatura di 38,4 °C.
Nella notte tra l’1 e il 2 settembre la famiglia ha quindi deciso di tornare al Pronto Soccorso.
È proprio il referto del Pronto Soccorso del 2 settembre 2026 a riportare, nella parte relativa all’anamnesi, il precedente ricovero e la terapia indicata alla dimissione, aggiungendo una precisazione sull’errore nella consegna del farmaco.
Nel documento sanitario si legge:
“Ricoverata dal 27 al 31/08 presso la Nefrologia Pediatrica. Dimessa con diagnosi di infezione delle vie urinarie, prescritta terapia antibiotica con Augmentin. Dalla dimissione somministrato Aciclovir (flacone erroneamente consegnato dalla farmacia ospedaliera).”
Una annotazione che, secondo la famiglia, rende necessario comprendere come sia stato possibile che, al momento della dimissione, a una bambina di soli tre mesi sia stato consegnato un medicinale differente rispetto a quello prescritto.

Al nuovo accesso in ospedale la bambina è stata nuovamente presa in carico dai sanitari e sottoposta ad accertamenti.
Tra gli esami effettuati figura anche una scintigrafia presso la Medicina Nucleare, nell’ambito degli approfondimenti clinici disposti dai medici.
La famiglia, tuttavia, non intende stabilire autonomamente un rapporto di causa-effetto tra la somministrazione del farmaco erroneamente consegnato e il successivo episodio febbrile.
Il punto, spiegano i genitori, è un altro: capire come sia potuto avvenire l’errore e quali controlli fossero previsti prima della consegna del farmaco.

La vicenda pone una serie di interrogativi ai quali i genitori chiedono di ottenere una risposta.
Come è stato possibile che, a fronte di una prescrizione di Augmentin, venisse consegnato Aciclovir? Quali procedure di verifica erano previste nella farmacia ospedaliera? È stata effettuata una verifica incrociata tra prescrizione, farmaco e paziente prima della consegna?
E ancora: il ritorno della febbre e il successivo nuovo ricovero possono essere messi in qualche modo in relazione con la terapia effettivamente somministrata dopo la dimissione?
Su quest’ultimo aspetto, è la stessa famiglia a sottolineare la necessità di evitare conclusioni affrettate. L’eventuale relazione tra la terapia ricevuta e il successivo decorso clinico dovrà essere valutata dai medici e, se necessario, dagli organismi competenti sulla base della documentazione sanitaria.
“Non vogliamo accusare nessuno, chiediamo trasparenza”
La posizione dei genitori, dunque, non è quella di attribuire responsabilità prima che siano state effettuate le necessarie verifiche.
“Non vogliamo accusare qualcuno senza che siano state effettuate le necessarie verifiche”, è il senso della richiesta della famiglia, che chiede soprattutto trasparenza e chiarezza su quanto accaduto.
I genitori sono in possesso della documentazione relativa al ricovero dal 27 al 31 agosto, della prescrizione di dimissione, del referto del Pronto Soccorso del 2 settembre e della documentazione relativa agli ulteriori accertamenti.
L’obiettivo è capire cosa sia successo e, soprattutto, se vi siano state criticità nelle procedure di consegna e verifica del farmaco.
Per la famiglia, infatti, non si tratta soltanto di un errore relativo a una confezione. Al centro della vicenda c’è una bambina di tre mesi che, dopo essere stata dimessa dall’ospedale, ha avuto un nuovo episodio febbrile ed è dovuta tornare in Pronto Soccorso, affrontando ulteriori accertamenti.
Ora la richiesta è che la vicenda venga verificata e che, qualora l’errore nella consegna del farmaco fosse confermato, si accerti cosa non abbia funzionato nelle procedure e quali misure possano essere adottate per evitare che un episodio simile possa ripetersi, soprattutto quando a essere coinvolto è un paziente così piccolo e fragile.