Marcello Aragona e il potere di mente e anima contro i tumori

Si parla tanto di tumori e prevenzione, di modelli alimentari e stili di vita capaci di fare miracoli. Senza dubbio, un'alimentazione sana e un corretto stile di vita sono fondamentali. Ma c'è dell'altro.
Ne abbiamo parlato con Marcello Aragona, oncologo e psicoterapeuta responsabile dell'ambulatorio di Psiconcologia del Policlinico di Messina, attivo dal 2004.
“Avere uno stile di vita corretto fa una differenza enorme nella prevenzione dei tumori -spiega. Uno stile di vita poco sano protratto negli anni può causare seri danni all'organismo. Ma quello che bisogna chiedersi è da cosa nasce uno stile di vita poco sano.
Bere, fumare, mangiare sconsideratamente sono spesso modi per compensare una separazione, un bisogno non riconosciuto, un progetto di vita non portato a termine. Più diventiamo consapevoli dell'esistenza di quella separazione o conflitto, più lo stile di vita scorretto sparisce, perché non ne abbiamo più bisogno, siamo in grado di compensare in modo costruttivo e non distruttivo.
Combattere queste derive solo a livello superficiale non porterà mai a sradicare il problema. Le campagne terroristiche sul mangiar sano, da sole non servono a niente. E allo stesso tempo, il semplice mangiar sano può non essere sufficiente, quando a monte c'è un conflitto interiore irrisolto. È assolutamente necessario integrare la medicina con la psicologia, altrimenti si rischia di avere una visione incompleta. Il nostro cervello controlla sempre tutto il nostro corpo, cellula per cellula: se un gruppo di cellule comincia a crescere indiscriminatamente, è ovvio che il cervello ne sappia qualcosa”.
Oltre ad essere un medico oncologo, lei è anche psicoterapeuta specializzato in psicologia transpersonale. Di cosa si tratta? “Letteralmente, transpersonale significa al di là della persona. Il presupposto di base è che ciò che esprimiamo di noi stessi nella vita di tutti i giorni (e più specificamente quando siamo in uno stato ordinario di coscienza) non è che un milionesimo di quello che siamo realmente. La psicologia transpersonale usa tecniche di meditazione e di rilassamento guidato per condurre il paziente in uno stato non ordinario di coscienza, ovvero uno stato di rilassamento in cui l'impulso cerebrale rallenta.
Ordinariamente il cervello funziona al livello delle onde beta, mentre andando verso il rilassamento con tecniche di respirazione e meditazione si possono ricreare stati simili a quelli che precedono l'addormentamento, in cui l'attività elettrica del cervello va verso altre frequenze (ad esempio quelle delle onde alfa, più lente). Qui il cervello funziona in modo diverso e ha accesso ad altri tipi di conoscenza che normalmente sono preclusi, come ad esempio quelle che si esprimono attraverso i sogni o il riconoscimento delle sincronicità, ovvero le coincidenze significative della vita quotidiana.
In questo modo diventa più semplice accedere a tutte le parti di noi stessi che normalmente ci sono inaccessibili, andando a recuperare punti di conflitto trascurati o dimenticati, che sono poi il principale terreno d'insorgenza della malattia. La psicologia transpersonale trae parecchia ispirazione dal pensiero di Jung, in particolare dalla sua nozione di inconscio collettivo. In ambulatorio offro cicli di psicoterapia transpersonale in sedute di un'ora a settimana, che includono lavoro corporeo, meditazione e vari tipi di trattamenti energetici.
Secondo la psicologia transpersonale, sono due i bisogni primari che l'individuo deve aver cura di soddisfare: autorealizzazione e trascendenza. Può darci una definizione di questi due concetti? “L'autorealizzazione ha a che fare con le qualità dell'individuo. Ognuno di noi ha delle qualità di base: doti, attitudini, inclinazioni. Realizzare se stessi significa mettere a frutto queste qualità, mai ignorarle o peggio ancora distruggerle. Durante i colloqui coi pazienti, una delle cose più difficili è far loro riconoscere le loro specifiche qualità. Alcuni pensano addirittura di non averne.
Nella mia esperienza ho riscontrato in particolare che le persone che si ammalano sono nella maggior parte dei casi persone che quando hanno provato ad attingere alle loro vere potenzialità sono state bastonate dall'ambiente e così hanno messo da parte le proprie qualità. Gran parte della loro sofferenza deriva da questo.
Attraverso le meditazioni cerco di entrare piano piano in quello spazio dimenticato o rimosso. Negli anni, tante persone mi hanno ringraziato dicendomi che grazie alla malattia hanno scoperto se stesse. In definitiva, io credo che se tutti gli insegnanti e tutti i genitori avessero delle conoscenze di psicoterapia, si potrebbero cambiare veramente le cose.
Il concetto di trascendenza invece è un po' più complesso. Si tende spesso a pensare che sia qualcosa di astratto o irraggiungibile. In realtà la trascendenza è soltanto un'esperienza. Più precisamente, la trascendenza è l'esperienza che facciamo quando abbiamo una percezione di unità tra noi e quello che abbiamo intorno. Quando siamo davvero nel qui e ora, quando sentiamo di essere nel posto giusto al momento giusto, che sia davanti al mare, mentre parliamo con una persona o addirittura mentre stiamo lavando i piatti, purché siamo assorbiti al 100% da quello che stiamo facendo.
Trascendenza è l'attimo vissuto pienamente. Un'esperienza del genere è strettamente legata alla consapevolezza. Le neuroscienze hanno mostrato che quando si hanno esperienze di trascendenza, dozzine di aree cerebrali diverse collegate con la percezione, la cognizione e l'emozione si connettono tra loro, creando un'espansione di coscienza”.
Quindi chi sperimenta la trascendenza è meno portato a sviluppare patologie tumorali? “Probabilmente la migliore terapia antitumorale in assoluto potrebbe essere questa. Attraverso i colloqui, la respirazione e diversi tipi di meditazione cerco di aiutare i pazienti ad avere esperienze e sensazioni di questo genere, esperienze strettamente legate alla consapevolezza. I pazienti che riescono a fare questo tipo di lavoro allungano di molto l'aspettativa di vita, alcuni arrivano alla remissione completa della malattia. Se la mente guarisce, può guarire anche il corpo. Bisogna passare attraverso un grosso cambiamento interiore, parte tutto da lì. La mia professionalità serve a fare tutto questo gradualmente, senza forzature”.
Nell'ottica della connessione tra mente e corpo, cosa rappresenta simbolicamente il manifestarsi di un tumore? “Per quanto possa sembrare paradossale, il tumore può essere visto come una manifestazione creativa della persona. La nascita incontrollata di nuove cellule potrebbe essere l'espressione di quello che la persona ha sempre represso. Come a dire che se non riesco a esprimere me stesso nel mondo che mi circonda, è facile che qualcosa spinga per esprimersi dentro. È per questo motivo che, andando a recuperare ciò che la persona ha represso e liberando così la sua spinta vitale, è possibile invertire il processo e togliere nutrimento al tumore, rallentando o bloccandone la crescita.
Ad ogni modo, la causa psichica primaria dei tumori risulta sempre essere una separazione da se stessi, l'allontanarsi dalla propria parte più vera e più profonda, abbandonando il proprio progetto di vita più autentico. Purtroppo, la statistica medica tiene conto dei parametri classici come sesso, età, predisposizione (che sono senza dubbio fondamentali), ma trascura altre variabili come stati di coscienza, sincronicità o stati di flusso (quei momenti in cui ci sentiamo al posto giusto nel momento giusto e tutto fila liscio con il minimo sforzo), che a mio avviso sono altrettanto importanti per definire la qualità della vita di un individuo”.