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Libri. “Viaggio nell’antica Roma”, ricchezza, potere e decadenza dell’Urbe

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La formula vincente proposta nei precedenti saggi di Carlo Ruta e Sebastiano Tusa sotto forma di un dialogo tra lo storico e l’archeologo, anche in  questo testo (C. Ruta –S. Tusa Viaggio nell’antica Roma, Ragusa 2018 Eds pgg.148) risulta efficace. Il viaggio, attraverso la città Caput mundi fin dalle prime importanti battaglie che la condussero ad acquisire un potere sempre più ampio e a imporre un nuovo assetto alla storia, mette in luce l’importanza commerciale e politica del mare in una urbs fluviale. L’espansionismo romano ha inizio proprio con le guerre puniche e la battaglia delle Egadi ne costituisce la prima tappa. Successivamente la battaglia di Zama sigilla l’immagine di Roma come padrona del Mediterraneo.

Tuttavia, solo la distruzione di Cartagine, ormai città fantasma, conferma la forza e il potere di Roma e diventa anche un monito per tutti di non osare contrastarne i disegni  espansionistici. La vittoria non era stata determinata solo dal grande materiale umano di cui la città disponeva, ma soprattutto dalla novità della sua politica. I Romani si dimostrarono capaci di armonizzare e conciliare principi fondamentali quali l’aristocrazia, la democrazia, l’oligarchia, la procedura militare e la procedura civile ed “ebbero la capacità di saper dirigere e controllare l’energia umana” (Romano,Picone,Gasti).

La grandezza di Roma poggiò su tre pilastri: quello geografico, quello civile con l’estensione della cittadinanza  a intere province e con la colonizzazione di terre lontane, ma più di tutti è quello giuridico che la fa padrona del diritto e le consente di difendere l’ordine sociale del  sistema costituzionale. Un esempio che evidenzia la sottile avvedutezza dei legislatori romani in campo della navigazione è la Lex Oppia, che stabilisce l’interdizione  del commercio marittimo alle gentes senatoriae per evitare che la stabilità dei patrimoni gentilizi sia messa in crisi dai pericoli a cui vanno solitamente incontro le navi. Impedendo che la classe egemone mettesse a rischio il proprio patrimonio, l’Urbs allontana rivolgimenti sociali. La ricchezza serve a mantenere l’assetto sociale, non è un bene a se stante.

Quando con l’impero verranno meno tali principi e la ricchezza sarà un bene assoluto comincerà il crollo irreversibile di Roma. Il percorso storico-politico della trattazione è supportato e arricchito di riferimenti archeologici a reperti dell’epoca, rinvenuti nei fondali del Mare Nostrum. Essi servono  a dar corpo e concretezza alle teorie storiche e ad avvalorarne i saperi immateriali. La quotidianità degli oggetti, derrate alimentari, recipienti, utensili vari, armi, alberi delle navi, fasciame e altro offrono il volto umano della storia ed emozionano profondamente i cultori del passato. E fra i tanti reperti descritti nel testo, suscita profonda emozione nel lettore il relitto della superba “nave di Marsala”, del 241 a. C.