LabDem a Messina e l’indignazione verso il PD locale
L'attivazione a livello nazionale dell'associazione LabDem spinge i referenti messinesi a bacchettare il Partito Democratico locale. I referenti di LabDem a Messina Francesco Barbalace, Luigi Beninati, Giuseppe Fera e Gabriele Siracusano ci stanno già lavorando a livello provinciale e da qui parte una riflessione piuttosto severa sul PD messinese e sui suoi esponenti in Consiglio comunale.
“Abbiamo seguito (e continueremo a farlo) il dibattito politico cittadino -spiegano- e non ci ha certo entusiasmati. Anzi, ci ha indotti ad un atteggiamento di cauta, o forse indignata, riserva. Tutto ciò per diverse ragioni.
Intanto perché i temi del confronto (o meglio: dello scontro), per quanto simbolicamente apprezzabili non ci sembrano prioritari rispetto ad una città sostanzialmente immobile sul piano delle politiche territoriali, delle proposte culturali, della organizzazione della macchina amministrativa, della offerta quali-quantitativa dei servizi. In questi settori, peraltro, gli interventi dell'amministrazione attiva sono serviti solo a peggiorare la situazione preesistente.
Poi perché in Consiglio comunale non si è saputo cogliere un'importante occasione per assumere un ruolo credibile. Tale dibattito ha visto impegnati anche i consiglieri comunali del Partito Democratico e rispetto a ciò esprimiamo rammarico e doglianza proprio perché in casa PD, in costanza dell'azzeramento degli organi politici statutari, è mancata una riflessione puntuale per la definizione di una matura linea politica, che sembra appesantita dal forzato indossare di casacche interne che non crediamo interessino Messina”.
Il miracolo dei risultati alle europee di maggio è servito a ben poco al PD di Messina, definito una barca senza nocchieri, “perché continuando a giocare la partita così come fatto finora, si consente che prevalgano rendite di posizioni di quanti notabili (non solo locali), deputati regionali e nazionali e operatori esterni di altri partiti e movimenti continuino a lanciare scontate offerte pubbliche di acquisto. Inoltre, si rischia di avallare un comportamento gravemente omissivo, anzi pilatesco, degli organismi dirigenti regionali che finiscono per colpevole pigrizia o per doloso calcolo con l'agevolare le scorribande di quanti, pur con responsabilità nazionali, immaginano che Messina non possa essere altro che una provincia del basso impero da affidare a proconsoli di turno inclini al baratto e al vassallaggio”.
Secondo Barbalace, Beninati, Fera e Siracusano, “l'attuale stato di cose non consente di offrire contributi su temi di estrema importanza, rapportandosi costruttivamente con l'attuale autoreferenziale amministrazione, infarcita di docenze universitarie e di tecnicalità straordinarie, che al di là di profetiche enunciazioni non ci consegna ancora né i numeri del bilancio né un'idea credibile di politica culturale o di sviluppo e di crescita sostenibile né un impianto solido nell'apparato burocratico”.
Il tentativo dei capigruppo Paolo David e Giuseppe Santalco di avviare un percorso che portasse alla condivisione e alla collaborazione è caduto nel vuoto e così LabDem va avanti per la propria strada sotto l'ala protettrice del capogruppo del PSE Gianni Pittella e puntando alla definizione di una piattaforma programmatica da proporre al Partito in vista di un congresso provinciale “che la segreteria regionale è chiamata, anzi obbligata, ad avviare, secondo le norme statutarie”. Il primo appuntamento è per il 6 settembre, quando si parlerà di nuovo meridionalismo e infrastrutturazione del Sud.