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La Rete Rifiuti Zero: la TARES si deve pagare

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Cosa succederebbe se non si pagasse la TARES? A porre la domanda è Beniamino Ginatempo, presidente della Rete Rifiuti Zero di Messina, che dà anche la risposta: MessinAmbiente non avrebbe più la liquidità necessaria per sostenere il servizio, che costa 180 euro a tonnellata.

“Quindi -spiega Ginatempo- per ogni 180 euro di bollette non pagate, avremmo una tonnellata in più di rifiuti per strada. Allora, suggerire ai cittadini di fare ricorso o non pagare la TARES serve solo ad indicare la strada più veloce per far affondare i messinesi nella loro stessa spazzatura.

La legge di stabilità 2013 emanata dal governo Monti e approvata dai maggiori partiti che allora lo sostenevano, impone l’obbligo ai comuni di copertura totale del servizio a carico dei cittadini mediante la TARES. Visto che tanti degli oppositori odierni di questa tassa sono esponenti dei partiti che la introdussero, viene da chiedersi perché ne ostacolino oggi l’applicazione.

Perché ci si lamenta così tanto adesso? Sin dal gennaio 2013 la nostra associazione mise in guardia su iniquità ed esosità della TARES, ma oggi non possiamo accodarci a chi propone ricorsi, fra cui sorprendentemente esponenti messinesi del movimento Rifiuti Zero (il riferimento è ad Antonio Catalioto, ndr) e disobbedienza fiscale”.

Ginatempo ammette ovviamente che “la TARES è iniqua ed è carissima” perché per legge deve coprire il costo totale del servizio, che in riva allo Stretto supera i 44 milioni di euro l’anno. “Purtroppo -spiega il presidente di Rifiuti Zero- a Messina è anche più cara che altrove, visti gli alti costi del bilancio di MessinAmbiente e ATO3. Va dato atto alla Giunta Accorinti e al Consiglio comunale di non aver applicato la TARES semplificata, che non avrebbe comportato riduzioni, ma di aver introdotto la quota variabile che può consentire ai cittadini virtuosi di ottenere un moderato sconto (il 25-30% della parte variabile), limitandone l’iniquità, fatte salve le difficoltà oggettive di applicazione”.

Poi, a quanti si lamentano, il suggerimento più logico: imparate a ridurre i rifiuti e iniziate a riciclare. “Si potrebbe cominciare dall’abolizione dell’usa e getta, e poi dal riuso e recupero di tanti oggetti che buttiamo. Potremmo non abbandonare per strada suppellettili, mobili, rifiuti speciali e altro. E quando accadrà che dentro i cassonetti e anche fuori non troveremo più ossa e interiora di animali? Il che fa aumentare i costi, non è solo un problema igienico-sanitario”.

Altro passaggio fondamentale, la riduzione dei costi di gestione razionalizzando e organizzando meglio il servizio. “Nelle pieghe del bilancio di Messinambiente è facile individuare sprechi e inefficenze come l’officina e noleggio di mezzi da ditte esterne -sottolinea Ginatempo. Ma la principale voce non è il costo di raccolta, trasporto e conferimento in discarica, è il costo del personale, che non si può ridurre riducendo gli RSU. E’ del tutto evidente che bisogna strutturare meglio la società che gestirà la raccolta in futuro, salvaguardando il lavoro sì, ma pretendendone di più e migliore. Parimenti bisogna anche chiedersi se tutte le assunzioni che negli anni sono state fatte rispondevano a criteri di oggettiva necessità, o se piuttosto obbedivano a logiche clientelari ed erano funzionali agli interessi elettorali di qualcuno. Magari quel qualcuno che oggi protesta perché la TARES è esosa.

Messinambiente è in una situazione finanziaria disastrosa, soprattutto perché non c’è più Pantalone che paga per il suoi debiti (il Patto di stabilità). La cronica mancanza di liquidità per pagare le discariche o il gasolio è figlia di una gestione per lo meno criticabile e di un vuoto politico assoluto. Purtroppo, senza liquidità nelle casse di Messinambiente, la spazzatura cresce, cresce ed arriva fino al primo piano.

Ovviamente i cittadini che devono pagare una TARES pesante, trovano odioso pagare caro e trovarsi sommersi dalla spazzatura. Così è un facile gioco cavalcare il malcontento e suggerire la disobbedienza fiscale per ottenere visibilità politica”.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.