La medicina naturale – terza parte

medicinanaturale1Uguale influenza eserciterà sulla farmacologia moderna Galeno (129 d.C. – 216 d.C.) medico che i Romani considerarono più autorevole di Ippocrate e che dalla Grecia introdusse a Roma i segreti della preparazione delle erbe. Nel De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus, Galeno illustra l'attività di 473 farmaci di origine vegetale che in Europa costituiranno per oltre un millennio la base indiscussa dell'arte fitoterapica.

Egli sosteneva che il confezionamento dei rimedi fosse compito del medico (ed è da qui che trae origine il concetto di composto galenico tuttora in uso). Se fino a qui il flusso della conoscenza medico-scientifica non si era mai interrotto, permettendo alle nozioni di fitoterapia, botanica e farmacologia di parlarsi attraverso i millenni ed i continenti (dalla Cina ai Paesi Arabi, dalla Palestina antica alla Magna Grecia), il Medioevo, costellato da guerre, stermini e saccheggi, assisterà alla dispersione di molta parte del sapere antico.

Dopo la caduta dell'Impero , predominante nell'area mediterranea fu la cultura araba.  Con Maometto (571 d.C.) iniziò l'era della grande civiltà araba il cui contributo alla scienza medica fu fino al Cinquecento notevole, come ci ricordano i molti termini farmacologici da “alcol” a “sciroppo”, passando per “elisir” e “alchermes” che dalla lingua araba derivano. Gli arabi nei loro viaggi si erano imbattuti in ogni sorta di spezie ed erbe medicamentose. Molte droghe di origine persiana e indiana fino ad allora sconosciute furono introdotte e poste in vendita nelle botteghe-drogherie da poco nate.

Quella che è considerata la prima farmacia della storia fu aperta a Baghdad nel VII secolo d.C. Innumerevoli furono le preparazioni messe a punto dagli speziali arabi: sciroppi, confetture, conserve. Dedicandosi con entusiasmo alla pratica dell'alchimia (letteralmente “mescolamento”) da loro introdotta, gli Arabi ampliarono inoltre di molto la conoscenza di procedure come la distillazione e il riscaldamento a bagnomaria. Il fermento e la vitalità della cultura araba da un lato e la decadenza nel quale era precipitata l'Europa dall'altro, portarono tutti i maggiori studiosi e scienziati di allora a stringersi attorno al mondo arabo, che divenne così l'erede indiscusso della saggezza greca e romana.

Al di fuori della realtà araba, l'erboristeria andò progressivamente perdendosi nel mondo laico e divenne sempre più appannaggio della Chiesa, sopravvivendo solo grazie alla protezione delle mura dei monasteri. Saranno infatti i monaci a mantenere viva la fiamma della sapienza medica e della cultura classica, trascrivendo i codici antichi e approfondendo e studiando le nozioni mediche. Se in passato le piante curative erano raccolte nei boschi e nei prati, a partire dal V secolo d.C. cominciò a diffondersi l'usanza di tenere all'interno di ogni monastero un hortus simplicium o “orto balsamico”, nel quale coltivare erbe a scopo medicinale.

Nacquero le figure del monaco-farmacista, che presiedeva alla composizione delle pozioni medicamentose, e del monaco-medico, che aveva il compito di somministrare i medicamenti ai malati.  Se in ambito clericale la dimestichezza con le virtù delle erbe era non solo apprezzata ma anche stimolata (da Carlo Magno in poi all'interno dei monasteri furono istituite scuole per impartire l'insegnamento della fitoterapia), nel popolo e soprattutto nella componente femminile del popolo, coltivare la passione erboristica cominciò presto a essere pratica mal vista. A partire dalla fine del Trecento, forse per il prestigio e l'autorevolezza che si preferiva rimanessero confinati agli alti livelli, la Santa Inquisizione cominciò a perseguitare “streghe”e “stregoni”. Centinaia di migliaia furono i processi e le condanne a morte, l'80% delle quali contro le donne. I racconti del tempo ci dicono di come anche il semplice utilizzo di piante a scopo salutare bastasse per essere tacciati di stregoneria ed eresia. (Continua il 22 maggio)

Per contattare il dottor Di Prima, farmacista e naturopata, potete scrivere a: anticospeziale@virgilio.it

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