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La città dello Stretto culla della monarchia nel 1946

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Referendum Repubblica 1946MESSINA. Tra i primati meno invidiabili di Messina, c’è anche quello del 2 giugno 1946. Una data che è una pietra miliare nella storia moderna del Paese, perché quel giorno gli italiani scelsero la repubblica e misero per sempre in soffitta il sistema monarchico. Con grande dispiacere dei messinesi, che dimentichi delle enormi responsabilità della dinastia sabauda rispetto allo sfascio in cui versava l’Italia dopo una dittatura e una guerra atroce, votarono per i Savoia con percentuali che oggi definiremmo bulgare. Il risultato nazionale delle urne fu molto chiaro: 12.717.923 voti per la repubblica e 10.719.284  per la monarchia. Nel Nord Italia repubblica e monarchia avevano incassato rispettivamente il 64,8% e il 35,2%, al Centro ci fu un risultato simile con il 63, 4% e il 36,6%.

Dati che si capovolsero da Roma in giù, perché nel Meridione la monarchia vinse ovunque con il 67,4% contro il 32,6% di chi preferiva la repubblica. E se il capoluogo di provincia più repubblicano fu Ravenna con una percentuale del 91,2% seguita da Forlì con l’88,3%, i comuni più fedeli ai Savoia si trovavano in Sicilia. In testa Messina (con l’85,4% dei voti a favore della monarchia) e Palermo (84,2%).

Referendum Repubblica 1946 aI giornali locali dell’epoca riportano lo smarrimento di chi era convinto che la dinastia sabauda avrebbe continuato a regnare, a dispetto dell’ignavia dimostrata da Vittorio Emanuele III quando aveva consegnato l’Italia nelle mani del dittatore Mussolini prima, durante il ventennio fascista poi (la firma sulle leggi razziali del 1938 è del re e non del despota romagnolo) e persino al momento dell’entrata in guerra. Il 2 giugno 1946 però, la maggior parte degli italiani scelse la repubblica e uno dei capitoli peggiori della storia d‘Italia si chiuse, anche se in maniera traumatica.

Gli italiani optarono per un regime democratico e contestualmente votarono anche i 556 deputati dell’Assemblea Costituente che avrebbero redatto la nuova Carta Costituzionale, che da anni il centrodestra cerca, invano, di cancellare. In Italia, quella del giugno del ’46 fu la prima vera tornata elettorale a suffragio universale, perché per la prima volta poterono esprimere il proprio voto anche le donne. Complessivamente, si recò alle urne l’89,1% degli aventi diritto al voto: 24.947.187 italiani.

Scheda-elettorare-referendum-1946Poco dopo re Umberto II (che regnò dal 10 maggio al 13 giugno 1946), lasciò l’Italia e partì per l’esilio. La cosiddetta XIII disposizione transitoria della Costituzione vietò l’ingresso nel Paese ai discendenti maschi dei Savoia e alle loro mogli e la norma fu abrogata solo nel 2003. Il 2 giugno divenne festa nazionale della fondazione della repubblica nel 1949. Soppressa nel 1977 a causa delle troppe festività infrasettimanali e spostata alla prima domenica del mese, è stata ripristinata nel 2001, quando si riconobbe che questa data è stata fondamentale nella memoria storica dell’ItaliaMessina, tiepidamente fascista durante il ventennio a causa della fortissima componente massonica sempre presente in città e dimostratasi fortemente monarchica nel 1946, da allora non si è mai più espressa con tanta chiarezza su qualcosa, preferendo subire piuttosto che scegliere.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.