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Il “Viaggio immaginario” di Kaballà e Vasta al Teatro Alfieri di Naso

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MESSINA. Domenica 16 febbraio alle 18.30 al Teatro Alfieri di Naso in cartellone per “Il teatro siamo Noi –  #diversamentegiovani”, la stagione organizzata da Oriana Civile, è di scena Kaballà e il suo “Viaggio immaginario nella Sicilia della memoria”. Contaminazione tra musica colta e popolare, poesia e letteratura, cinema e teatro, lo spettacolo vedrà sul palco insieme con l’eclettico musicista siciliano Pippo Rinaldi, in arte Kaballà, anche il polistrumentista Antonio Vasta al pianoforte. Da Milano, dove vive e lavora da anni, Kaballà, nato in Sicilia, ha scritto e composto per alcuni dei nomi più importanti della canzone Italiana e internazionale, da Carmen Consoli a Placido Domingo, da Eros Ramazzotti a Josh Groban, da Mario Incudine a Mario Venuti, da Antonella Ruggiero a Tony Canto. Come autore ha vinto premi di rilievo, tra i quali premio della critica e primo premio a Sanremo. Antonio Vasta, compositore e musicista (pianoforte, fisarmonica, zampogna, organetto diatonico) di Barcellona Pozzo di Gotto, vanta tra l’altro, collaborazioni con Francesco De Gregori e Franco Battiato.

“Viaggio immaginario nella Sicilia della memoria” espande i confini del concerto verso altri territori artistici, raccontando anche attraverso l’uso del dialetto una Sicilia sempre protagonista, prepotente, dolce, aspra e sapiente. Tra le sue canzoni ri-arrangiate in modo essenziale e raffinato, che sfiorano il jazz e la world music, Kaballà rilegge brani di poesia e prosa che spesso lo hanno ispirato – da Sciascia a Pirandello, da Consolo a Brancati – mentre su uno schermo scorrono immagini di grande suggestione, brani di film storici da Visconti ai Fratelli Taviani, da Straub e Huillet all’Istituto Luce, sapientemente montati da Sebastiano Gesù, critico cinematografico e docente di storia del cinema all’Università di Catania, scomparso recentemente. Tutto questo per narrare – sul filo del ricordo e con la forza del paradigma –  una terra, un popolo, un “modus vivendi”.

Giuseppe Rinaldi, in arte Kaballà, nasce a Caltagirone ma vive e lavora a Milano. Il suo primo album è Petra lavica del 1991, un lavoro nel quale si fondono elementi stilistici della musica popolare, del rock e della world music. Sempre nel 1991 è finalista al premio Tenco. L’anno prima inizia la sua collaborazione con il cinema scrivendo, su musica di Nino Rota, il testo in dialetto siciliano della celebre serenata cantata nel film Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola, brano riproposto recentemente dagli Avion Travel nel loro album Nino Rota, l’amico magico dedicato all’opera del grande compositore. Nel 2005 Kaballà collabora con Eros Ramazzotti firmando diversi brani tra cui i duetti con Anastacia e Ricky Martin. Nello stesso anno si consolida il sodalizio artistico con l’amico Mario Venuti, con il quale inizia un’intensa collaborazione nella scrittura di brani per altri interpreti e per lo stesso Venuti. Dopo un primo esordio come autore al Festival di Sanremo nel 1999 con il brano Non ti dimentico (Se non ci fossero le nuvole) interpretato da Antonella Ruggiero, sono quattro i Festival ai quali Kaballà e Venuti partecipano come coautori: nel 2004 con il brano Crudele, cantato dallo stesso Venuti, con il quale ottengono il Premio della Critica; nel 2005, con il brano Echi d’infinito interpretato da Antonella Ruggiero, che vince il primo posto nella categoria donne. Ritorna a Sanremo nel 2010 firmando il brano di Nina Zilli, L’uomo che amava le donne, che vince ancora il Premio della Critica.

Tra i tanti artisti con cui Kaballà ha collaborato nel corso degli anni ci sono Anna Oxa, Mietta, Antonella Ruggiero, Carmen Consoli, Paola Turci, Raf, Ron, Alex Britti e i Tazenda. Nel 2008 Kaballà co-firma alcuni brani dell’album di Plácido Domingo Amore infinito, progetto nato dall’idea di far diventare canzoni le poesie e gli scritti di Karol Józef Wojtyła. Nel 2015 firma, insieme a Mario Incudine, la traduzione in dialetto siciliano de Le supplici di Eschilo in scena al Teatro Greco di Siracusa, con la regia di Moni Ovadia e Mario Incudine e le musiche originali di Mario Incudine.

Antonio Vasta, musicista polistrumentista dal duplice percorso (classico ed etnico), ha una speciale inclinazione per la fisarmonica e l’antica tradizione della zampogna. Le sue ricerche spaziano dalla world music, alla musica popolare, ai suoni tradizionali dell’Italia del Sud. Fondatore del gruppo di musica popolare Musìa e membro dell’Orchestra Popolare Italiana, ha partecipato come musicista a diverse rappresentazioni teatrali, quali Cannibardo e la Sicilia di Andrea Camilleri (2011), Il dolore pazzo dell’Amore di Pietrangelo Buttafuoco (2013) e Le Supplici di Eschilo al teatro greco di Siracusa con la regia di Moni Ovadia e Mario Incudine (2015). Ha inciso oltre 20 dischi tra i quali spiccano le due partecipazioni con Francesco De Gregori Vola,vola,vola e il recentissimo Vivavoce.

Nel 2010 ha ricevuto il Premio Speciale della Critica all’XI Festival della Nuova Canzone Siciliana con la canzone “Duminica Matina” scritta insieme a Mario Incudine e Franco Barbarino. A settembre del 2012 il premio “Marco Patti” dedicato alle Giovani Eccellenze della Musica Siciliana. Nel dicembre 2012 ricevuto il Premio Corrado Maranci 2012 “per la Musica Popolare“. A Giugno del 2015 a Barcellona Pozzo di Gotto, la città Antonio Vasta, il “Riconoscimento speciale Rotary 2015”.