Il Piano di Riequilibrio e gli scenari post votazione
Con una delle sue tipiche esternazioni il sindaco Renato Accorinti aveva detto di avere 40 consiglieri dalla sua, ma alla fine il Piano di Riequilibrio passa con 23 voti favorevoli, 6 astenuti e 4 contrari.
Dietro i numeri però si disvela la geografia politica del Consiglio comunale e non solo. Compatti UDC, Forza Italia, DR e Fratelli d'Italia, che votano sì allo strumento di programmazione economica pluriennale, pur non risparmiando critiche su tempi e modalità della presentazione da parte della Giunta comunale.
Si spezza Cambiamo Messina dal Basso, con Gino Sturniolo e Nina Lo presti che votano contro la proposta elaborata dal vicesindaco e assessore al Bilancio Guido Signorino, separando forse in maniera definitiva la propria strada da quella del movimento che li ha eletti in consiglio comunale. Per entrambi il dissesto era necessario per non condonare le responsabilità politico-amministrative delle passate amministrazioni.
In ordine sparso il PD. Nonostante negli ultimi anni con Peppe Grioli segretario e Felice Calabrò capogruppo, la linea dei dem fosse stata anti dissesto, solo in quattro votano a favore (Zuccarello, Sindoni, Pagano e Cucinotta, presidente della Commissione Bilancio). Con il capogruppo Paolo David si astengono in cinque, tra cui la presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile. Votano contro Simona Contestabile e Antonella Russo, che i ben informati vogliono vicinissime a Felice Calabrò.
Il principale partito del civico consesso si conferma lacerato al proprio interno. A ciò aggiungiamo che nell'Assemblea delle Circoscrizioni, a fronte di una marea di astensioni tecniche per la ristrettezza dei tempi e qualche voto contrario, gli unici voti positivi sono arrivati dal presidente della IV circoscrizione Francesco Palano Quero e da un paio dei suoi al IV Quartiere e da consiglieri vicini all'ex segretario cittadino Grioli.
La geografia del PD appare cosi più chiara. Da una parte intorno al capogruppo Paolo David il mondo che fu di Genovese e sul quale Calabrò vorrebbe esercitare un'influenza. Dall'altra i renziani della seconda ora, Zuccarello in testa, adesso dialoganti con Giacomo D'Arrigo. E infine l'asse degli sconfitti alle primarie (Grioli e Quero), che si candidano quale nuovo polo di attrazione. E mentre i democratici si leccano le ferite, la Giunta di Renato Accorinti brinda ad un passaggio fino a ieri tutt'altro che scontato.