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Coronavirus, la rivoluzione parte dal Papardo: un test per avere risposte in appena 10 minuti

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MESSINA. Un test rapido che si effettua con il prelievo del sangue per individuare la presenza degli anticorpi del coronavirus e accorciare i tempi delle risposte a chi potrebbe avere contratto il COVID-19. Ieri sono stati consegnati all’ospedale Papardo i dispositivi per effettuarlo. Con questo esame, che può essere eseguito su sangue, siero e plasma, si ottiene una risposta sullo stato immunitario del paziente in soli 10 minuti. Il dispositivo fornisce un risultato preliminare e in caso di dubbio rispetto alla presenza del COVID-19 si può procedere con un ulteriore esame di conferma. Con questo test gli anticorpi che rivelano l’infezione possono essere rilevati in un arco di tempo che va da una a 3 settimane dopo l’esposizione. Quindi, la combinazione di questo test che rileva gli anticorpi con quello su tampone per individuare il virus può dare una risposta significativa al contenimento dell’epidemia.

 

Giuseppe Falliti, primario di Patologia clinica dell’ospedale Papardo

A spiegare a Sicilians le implicazioni connesse al test rapido il dottor Giuseppe Falliti, primario di Patologia Clinica dell’ospedale Papardo. “In questa situazione epidemiologica abbiamo due possibilità: rilevare il virus o gli anticorpi contro il virus. Nel primo caso, c’è la diagnosi certa della presenza del virus e del contagio avvenuto, nel secondo caso l’evidenza della risposta immunitaria del paziente”.

 

Tradotto in termini più semplici cosa significa? “Che il paziente ha sviluppato gli anticorpi contro il virus. Se è asintomatico ha gli anticorpi IgM perché può avere avuto un contatto recente con il virus e può andare incontro o alla malattia vera e propria o alla trasformazione degli anticorpi in IgG e quindi è passato indenne al contagio. In entrambi i casi, sia rilevazione del virus (con il tampone) che degli anticorpi (con questi test), ci  sono due percorsi da scegliere. Per il paziente più grave il test rapido per la ricerca del virus sta per arrivare nel nostro laboratorio. Invece, nel caso in cui il paziente non versi in condizioni critiche si percorre la strada del test di biologia molecolare. Per quanto concerne invece la ricerca della presenza del virus, siamo in attesa di ricever i kit per i test rapidi che, come nel resto d’Italia, dovrebbero arrivare la settimana prossima. L’altra possibilità è il test attualmente in uso, che è più lento con il quale servono 4 ore per avere il risultato”.

 

Le polemiche più feroci riguardano il numero esiguo di test processati nell’intera provincia di Messina. “Per quanto ci riguarda, posso solo dire che se avessimo soltanto i nostri tamponi da lavorare saremmo a posto, il problema che altri laboratori ci hanno inviato i loro perché avevano finito i loro reagenti e questo ha rallentato la tabella di marcia del Papardo”.

 

Dai rumors raccolti dagli addetti ai lavori, ci risulta che tra i laboratori pubblici più in difficoltà c’è quello del Policlinico, le risulta? “Soprattutto nelle prime settimane dell’epidemia il laboratorio che lavorava a pieno regime era il nostro e più volte il Policlinico ci ha inviato i propri tamponi da processare. La verità è che abbiamo sofferto e tuttora stiamo soffrendo pesantemente per l’assenza di un buon coordinamento tra i diversi laboratori”.

 

Foto d’archivio

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.