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Emergenza coronavirus, in Italia il 1000% di morti in più rispetto alla Cina

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Dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Cina, qualunque persona di buonsenso e abituata a pensare in modo autonomo, logico e scientifico non poteva non allarmarsi dopo il discorso del presidente cinese Xi Jinping del 20 gennaio scorso e notando le misure prese da quel governo quando ancora i morti erano poche decine su una popolazione di un miliardo e 400 milioni di abitanti. L’Italia, invece, non aveva capito di avere un focolaio in atto nonostante fosse evidente. Abbiamo assistito a indegni spettacoli televisivi a reti unificate nei quali si minimizzava l’emergenza e lo stesso Governo Conte prendeva misure blande, rendendo immediatamente evidente la propria incapacità nel gestire la situazione. Dal 22 febbraio al 6 marzo il virus ha infettato decine di migliaia di italiani e solamente l’8 marzo l’esecutivo nazionale ha invitato (e sottolineiamo invitato: no ordinato o imposto come sarebbe stato logico) gli italiani a stare a casa.

In questo lasso di tempo, tutti potevano prendere aerei, navi, treni e, soprattutto per il Sud, pullman. Anzi, dovevano farlo per andare a lavorare. Tutto ciò ha prodotto un incremento esponenziale dei contagiati mentre, sempre in quelle 3 settimane, non è stata realizzata una sola unità di terapia intensiva sull’intero territorio nazionale. Contestualmente in Cina, a Whan, avevano già realizzato 3 ospedali interamente dedicati alla sola terapia intensiva.

A Bergamo sta morendo un numero di persone 8 volte maggiore rispetto alla media di quanti decedono in un mese e per averne conferma basta leggere il quotidiano locale. A oggi sono già morti 1.500 italiani e più del doppio ne morirà ancora. Come già abbiamo dimostrato matematicamente in un altro articolo i casi aumentano e l’effetto di queste misure indispensabili si vedrà nell’arco di qualche giorno. Purtroppo, proporzionalmente i tentennamenti del Governo hanno fatto infettare e morire un numero ben più alto di persone rispetto alla Cina e alla Corea, che invece non hanno perso tempo e sono intervenute immediatamente con provvedimenti opportuni.

In una città metropolitana siciliana con poche decine di posti letto in terapia intensiva per 650.000 abitanti, uno sparuto gruppetto di maître à penser trova il tempo di disturbare il presidente del Consiglio dei Ministri, il ministro degli Interni e il prefetto per chiedere la rimozione fascista di un sindaco democraticamente eletto con oltre il 60% dei consensi solo perché ha inteso caratterizzare le disposizioni del Governo nazionale rendendole più stringenti.

In questo momento, l’unica accusa che si può fare ai sindaci e ai presidenti di Regione è quella di essersi fidati di istituzioni che per 3 preziosissime settimane hanno minimizzato il problema. L’Italia ha già il 1.000% di morti in più rispetto alla Cina (il numero degli infettati ce lo possono nascondere, quello di chi muore no), ovviamente in proporzione alla popolazione. Ma non permetteremo di dimenticare di chi è la responsabilità di tutto questo. Mai.

 

 

 

Giacomo Guglielmo

Siciliano a tutto tondo, cittadino del mondo, ingegnere laureato al Politecnico di Milano, docente, esperto di trasporti e fondi SIE, attualmente in forze al MIUR per il monitoraggio dei fondi UE per la ricerca, pescatore con rizza trimagghi e adesso anche aspirante giornalista. Sostenitore del ponte sullo Stretto, non a caso è stato studente di Giorgio Diana, il suo motto ora e per sempre (o almeno fino a quando non lo costruiranno) è: ponte e libertà.