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Emergenza coronavirus, al via le domande per la cassa integrazione in deroga per le aziende siciliane

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Il 25 marzo scorso è stato sottoscritto l’accordo tra il Governo regionale e le parti sociali finalizzato ad attivare il sistema di accesso agli ammortizzatori sociali in deroga per i lavoratori dipendenti di aziende colpite dalla recente emergenza del coronavirus L’obiettivo definito a livello nazionale, e più volte ripetuto dai vertici del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è che nessuno, a causa di questa emergenza, deve perdere la propria occupazione e una delle misure in campo per aiutare lavoratori e imprese è quella di intervenire a integrazione del salario, venuto meno a causa della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. La platea degli interventi è abbastanza ampia, ma quello che sicuramente interessa maggiormente il tessuto imprenditoriale siciliano è quello della Cassa Integrazione in Deroga, che si attiva nel momento in cui le aziende non hanno la possibilità di accedere ad altre forme di tutela, soprattutto la CIGS, e si rivolge a tutte le imprese del settore privato, incluse quelle agricole, della pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti. In costanza di rapporto di lavoro al 23 febbraio 2020 e per una durata massima di 9 settimane, le aziende che per decreto hanno subito un’interruzione dell’attività lavorativa o hanno ridotto l’orario di lavoro a causa di un drastico crollo della domanda, possono richiedere un trattamento di integrazione salariale in favore dei propri dipendenti. L’istanza può essere presentata successivamente alla pubblicazione dell’accordo sul sito istituzionale della Regione Sicilia, ancora non avvenuta in vista di definire al meglio la procedura. E così, nell’attesa, dal 3 aprile le aziende e i professionisti delegati sono chiamati a registrarsi sulla piattaforma www.silavora.it, da cui sarà gestito l’intero flusso delle richieste.

L’accordo, secondo quanto sottoscritto, divide le aziende in due filoni: da un lato le aziende con meno di 5 dipendenti che potranno, a pubblicazione avvenuta, fare domanda direttamente al Centro per l’Impiego della propria provincia di appartenenza. Dall’altro, le aziende con più di 5 dipendenti che, prima di presentare la domanda, dovranno avviare la consultazione sindacale. In quest’ultimo caso le imprese sono chiamate a informare i sindacati del proprio settore di riferimento sulle ragioni della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e sul numero dei lavoratori interessati e richiedere la consultazione congiunta sulla situazione aziendale. Se entro tre giorni dalla richiesta non si ottiene alcuna risposta dai sindacati interpellati, si potrà procedere alla presentazione della domanda al Centro per l’Impiego. Approvate le richieste, saranno trasmesse all’INPS, che provvederà ad erogare le somme dovute.

Uno dei timori delle aziende, tenuto conto che le domande saranno esaminate secondo l’ordine cronologico di arrivo, è che le liquidità disponibili non riescano a coprire il bisogno di tutte. Un problema che i firmatari dell’accordo hanno effettivamente riscontrato, ma visto l’impulso fornito dal governo, ossia quello di non penalizzare nessuno, quest’ultimo dovrebbe rifinanziare le attuali risorse messe in campo.