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Crocetta e la rivoluzione mancata. Ma il presidente cade sempre in piedi

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Il presidente della Regione Rosario Crocetta

La rivoluzione continua? Il termine è abusato, evidentemente, ed è più che complicato trarre con facilità conclusioni di un’azione di governo in Sicilia.

Un dato è certo: Crocetta resta in piedi. Lo spauracchio delle elezioni anticipate è evitato. La mozione di sfiducia è ormai alle spalle. Archiviata.

Qualcuno sostiene che si tratti del trionfo di  Raciti e della struttura del PD, che ha imposto azzeramento e soprattutto il sacrificio di Nelly Scilabra. In realtà, da un’analisi meno superficiale emergono altre direttrici più significative.

Al Bilancio va Alessandro Baccei, un super tecnico indicato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Graziano Delrio.

Una scelta che conferma l’asse Crocetta-Renzi, con buona pace di Davide Faraone, che ha provato a fare il plenipotenziario dell’area renziana in Sicilia.

Non è un caso che il Megafono si sciolga nel PD, ma voglia mantenere lo spirito dei comitati Big-Bang di Renzi.

A marcare la propria presenza anche i neo-renziani di Salvatore Cardinale e Beppe Picciolo. Il deputato peloritano si rivela sempre più influente, in generale, e ovviamente nella provincia di Messina, sostituendo senza troppi fronzoli la Furnari con il neo assessore Croce. Qualcuno parla di una prossima OPA sul PD messinese, sempre più frastornato dopo l’ultimo anno.

Fatto sta che ai tavoli palermitani la rappresentanza della provincia di Messina è appannaggio di Picciolo, in coppia con Greco, mentre sembrano marginalizzati Laccoto, Panarello e Rinaldi, che pure fanno parte della maggioranza.

Difficile dire se si tratterà di un governo di svolta, il Crocetta ter. Certo è che ormai si naviga verso la scadenza naturale del mandato. Un po’ di smalto però Crocetta l’ha perso. Adesso si tratterà di capire tra le tante riforme abbozzate quale riuscirà a portare a compimento. Prime fra tutte, province e formazione professionale.

Elio Granlombardo

Ama visceralmente la Sicilia e non si rassegna alla politica calata dall’alto. La “sua” politica è quella con la “P” maiuscola e non permette a nessuno di dimenticarlo. Per Sicilians segue l'agorà messinese, ma di tanto in tanto si spinge fino a Palermo per seguire le vicende regionali di un settore sempre più incomprensibile e ripiegato su se stesso. Non sopporta di essere fotografato e, neanche a dirlo, il suo libro preferito è “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini.