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Coronavirus, la denuncia di un medico rianimatore: “L’ASP 5 ci ha fatto rientrare al lavoro senza farci fare il tampone”

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MESSINA. Follie tutte messinesi ai tempi del coronavirus. Una vicenda sconcertante quella raccontata da Marco Pettinato. Che non è solo il sindaco di Fondachelli Fantina ma anche un medico rianimatore in forze all’ospedale Cutroni Zodda di Barcellona Pozzo di Gotto. Una vicenda irreale, che ha inizio l’1 marzo, quando il dottor Pettinato vola a Mosca e transita dall’aeroporto lombardo della Malpensa, in piena zona rossa. Rientrato in Italia da Mosca direttamente a Catania l’8 marzo (giorno nel quale il Governo Conte emana il DPCM che prevede l’isolamento per chi era stato nella zona rossa), seguendo le indicazioni del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri si pone in isolamento volontario, facendolo certificare dal medico di base, che scrive al Dipartimento di Igiene dell’ASP 5. Isolamento che deve durare fino al 15 marzo.

Il 12 marzo, però, il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci emana un’ordinanza che riguarda anche chi era stato all’estero, che prevede l’isolamento per 14 giorni. A questo punto il dottor Pettinato scrive al Dipartimento di Igiene dell’ASP 5 per chiedere se deve proseguire con l’autoisolamento contando 14 giorni a partire dall’8 marzo e quindi fino al 22 marzo. Il giorno dopo però Musumeci pensa bene di precisare che la quarantena non si applica agli operatori sanitari. “Il 15 marzo -racconta Pettinato- la Direzione di Presidio di Barcellona PG mi scrive dicendo che il giorno dopo mi devo presentare in ospedale con i dispositivi di protezione e fare il tampone. Rispondo spiegando che non sono in possesso dei dispositivi individuali di sicurezza (che ovviamente mi deve fornire l’ASP 5) e chiedo che mi si chiarisca se il decreto del 12 marzo si applica al sottoscritto. Faccio anche presente che il 14 marzo il mio medico curante ha inviato una nota al Dipartimento di Igiene per chiedere come mi devo regolare. La mattina del 16 marzo dichiaro via mail  che non avendo effettuato il tampone non rientrerò al lavoro senza un ordine scritto. Poche ore dopo i vertici dell’ASP 5, il direttore generale Paolo La Paglia e il direttore sanitario Domenico Sindoni, mi ingiungono di rientrare in servizio, pena il deferimento davanti alla Commissione di Disciplina. Rientro al lavoro senza che mi facciano il tampone e il 17 marzo il Dipartimento di Igiene dell’ASP 5, l’organo che ha più titolo di chiunque altro a dare indicazioni a noi medici, rispondendo al mio quesito di giorno 14  mi conferma che sarei dovuto restare in isolamento fino al 22 marzo. La verità è che si prendono decisioni dalle scrivanie, senza avere idea di come funzionino le cose in ospedale. E quanto è successo al mio collega anestesista adesso ricoverato al Papardo, lo conferma, visto che lo hanno fatto rientrare al lavoro senza prima avergli fatto il tampone nonostante il 9 marzo lui avesse segnalato all’Azienda che era transitato dalla zona rossa”. Fine della storia? No, perché il 18 marzo, evidentemente dimenticando le disposizioni date nei giorni precedenti, il direttore generale Paolo La Paglia, il direttore amministrativo Catena Di Blasi e il direttore sanitario Domenico Sindoni inviano una nota a tutto il personale scrivendo che per casi come quelli del dottor Pettinato e del suo collega anestesista è obbligatorio fare tampone e mettersi in autoisolamento. “Una disposizione contraddittoria -conclude Pettinato. Non sono l’unico al quale è stato imposto di rientrare al lavoro senza avere fatto tampone: ad alcuni è stato fatto dopo il rientro, mentre da altri hanno preteso che rientrassero subito dopo essersi sottoposti al tampone senza aspettare l’esito dello stesso. Inaccettabile”.

Vista l’ora di pubblicazione di questo articolo, non è stato possibile contattare i vertici dell’ASP 5 per chiedere chiarimenti sulla vicenda. Ovviamente, la redazione di Sicilians è disponibile a pubblicare una eventuale replica dell’Azienda Sanitaria 5. 

Marco Pettinato, sindaco di Fondachelli Fantina

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.