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Coronavirus e crisi economica: la dura lettera di Alessia Insinga, consulente del lavoro

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MESSINA. “Oggi sono affranta e arrabbiata, pregare e sperare non è più sufficiente”. Inizia così la lettera di una consulente del lavoro, Alessia Insinga, che racconta il dramma quotidiano delle piccole imprese. “In questo momento più che mai il mio è un grido di aiuto per tutti quei dipendenti e quelle piccole aziende che risultano essere invisibili e fintamente aiutati da coloro che redigono decreti e messaggi scritti e televisivi con i quali comunicano solo falsità –aggiunge. Mi riferisco agli aiuti promessi per ammortizzatori sociali, ma sapete come si devono richiedere? Avete la più pallida idea di cosa hanno escogitato? Premetto che non voglio fare polemiche né parlare dell’inadeguatezza della nostra attuale classe governativa, che incurante di alcune categorie continua ad avvalersi di sistemi burocratici e farraginosi. E’ forse utile richiedere la presentazione delle domande di intervento per i dipendenti mediante CIGO, CIGD, assegno ordinario, assegno di solidarietà con metodologie miste Inps, Enti Bilaterali, Regioni e chi più ne ha più ne metta? Far credere ad aziende in aiuti con Pin individuali e richieste tramite Patronati per cosa? 600 euro? La confusione creata è ridicola e in che modo dovrebbero arrivare i denari ai dipendenti interessati in breve tempo? Esiste un tranello certo, nei termini della presentazione delle domande, nel chi prima arriva meglio alloggia! La frase fino a esaurimento delle provvidenze. Si vergogni chi ha partecipato a questa stesura, si vergogni, le provvidenze devono essere concertate in concreto e previste per tutti! Asini, capre! E’ mai possibile che le provvidenze, quelle previste, non possano essere veicolate con mezzi snelli, magari inviando da parte delle aziende solo un elenco dei beneficiari sospesi con i loro riferimenti Iban? Creare confusione certo è utile, si sbaglia e non si riceve nulla, i molteplici adempimenti accessori dalla comunicazione OO.SS. sono importanti, così come i termini del dies a quo nel messaggio 1.321 dell’Inps. Tanto per tirare le somme, ammesso che si riesca a presentare le domande correttamente, quando riceveranno i soldi i dipendenti? Perché, mi chiedo, la voce di tanti dipendenti senza lavoro è invisibile? Forse per i nostri politici sono muti? Forse pensano che non stiano soffrendo? Forse credono che non abbiano lacrime e che non provino sgomento e dolore? Una sola cosa voglio sapere: dove sono le provvidenze promesse alle aziende e ai dipendenti? Perché le domande per gli ammortizzatori sociali devono essere veicolate a diversi istituti, ma chi è questo esperto che in commissione propone certi mezzi? Quando saranno corrisposti gli assegni ai dipendenti? In che tempi? Mi terrorizza ciò che ha comunicato il signor Tridico: egli sostiene che potrà corrispondere le pensioni solo fino a maggio. E dopo? E i dipendenti allora? Anche per loro tutto passa attraverso l’Inps. Le richieste inoltrate dai presidenti di CDL e ODCE sono vane per il nostro Conte, è veramente sordo o finge di non capire? Forse è solo incapace. Il nostro premier pensa di sfamare tutti a colpi di decreti e messaggi televisivi o piuttosto ritiene che le cose utili siano i messaggi: restate a casa o vi sanziono ulteriormente. Tutti stanno facendo la propria parte tranne chi ci governa. Voglio solo ricordare una vecchia canzone cantata da Rita Pavone nel film  il Giornalino di Gianburrasca, tratto dal romanzo di Vamba: la pancia che borbotta…un popolo affamato fa la rivoluzion! Attendo, come tanti altri imprenditori e operatori, una risposta efficiente ed esaustiva, che mi permetta di dare una risposta certa a tutti i dipendenti e alle aziende che assisto. Andrà tutto bene!!!!”.

Alessia Insinga