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Chiude il Teatro Pinelli, si sgombera la Casa del Portuale

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Le operazioni di sgombero sono iniziate verso le 7.30 del mattino. Dopo quasi un anno di attività il Teatro Pinelli Occupato alla Casa del Portuale chiude.

Il commissario liquidatore dell’Ente Porto di Messina Placido Matasso si è improvvisamente ricordato di questo stabile abbandonato, che appartiene alla Regione Sicilia, e ne ha sollecitato lo sgombero.

“Sono iniziate le operazioni di esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo emesso, su richiesta della locale Procura della Repubblica dal GIP presso il Tribunale di Messina, dell’immobile sito in via Alessio Valore 39, c.d. Casa del Portuale, in atto abusivamente occupato dal gruppo di giovani autodenominatisi Teatro Pinelli Occupato -si legge nella nota della Questura di Messina.

L’esecuzione del suddetto provvedimento ad opera di personale della Polizia di Stato congiuntamente ai Militari dell’Arma Carabinieri, comporterà lo sgombero dell’immobile e la messa in sicurezza dello stesso.

L’odierna attività è scaturita da legittima denunzia sporta dalla Società Cooperativa che ha la disponibilità dell’immobile, in seguito alla quale sono stati esperiti accertamenti dalle Forze di Polizia. All’interno dell’immobile occupato sono abitualmente organizzati manifestazioni e pubblici spettacoli, rendendo fondato il pericolo che tale destinazione della struttura e l’uso protratto nel tempo da parte di una considerevole presenza di avventori, comporti gravi rischi per l’incolumità dei presenti”.

Quando polizia e carabinieri sono arrivati alla Casa del Portuale all’interno c’erano sei ragazzi. Le operazioni di identificazione e sgombero sono iniziate immediatamente e per il momento non si registrano disordini.

Aggiornamento delle 12.02

Le operazioni di sgombero si sono concluse senza incidenti. La protesta che ha bloccato per alcune ore la città quando la medesima operazione è stata organizzata per il Teatro in Fiera è solo un ricordo. Gli occupanti sono usciti senza protestare, ma dichiarano di voler presidiare la Casa del Portuale dall’esterno. A dare loro solidarietà gli assessori Ialacqua, Cucinotta e Mantineo (il sindaco Accorinti, fuori città, ha promesso di raggiungerli) e alcune decine di persone. Ottimo il lavoro delle forze dell’ordine, che hanno gestito la situazione con calma, senza reagire alle provocazioni di un paio di ragazzi. Tornano alla mente le parole di Pasolini e i radical chic di Valle Giulia. Ma questa è un’altra storia, ammesso che qualcuno ancora la ricordi.

Aggiornamento delle 12.56

Gli occupanti e i loro sostenitori si sono spostati nella sede dell’Arci e a breve il Teatro Pinelli Occupato pubblicherà una nota su quanto accaduto. Prevista per le 15 un’assemblea pubblica. Il sindaco Accorinti sta rientrando da Milano e ha annunciato che convocherà una seduta straordinaria di Giunta oggi alle 17.

Aggiornamento delle 13.09

“Il teatro Pinelli di Messina è sotto sgombero dalle 7 di stamani -si legge nella nota inviata alle redazioni.  Nella “relata di notifica” si parla di reato di spettacoli non autorizzati, di invasione di una proprietà pubblica – (in evidente stato di degrado ed abbandono – n.d.r.): “I militari hanno in particolare notato un consistente afflusso nei locali di numerosi giovani intenti a dialogare (…) e lo svolgimento nei suddetti locali di concerti e spettacoli previamente pubblicizzati su socialnetwork, sul sito www.teatropinellioccupato.it”

In sintesi al Teatro Pinelli viene imputato: reato di autocostruzione di un  palco (di due..), reato di autoformazione gratuita, reato di antimilitarismo, reato di auto recupero, reato di incremento dell’attività culturale cittadina, reato di costruzione di un’identità collettiva in una città in terremoto permanente, reato di antirazzismo, reato di favoreggiamento sfrattati, reato di accoglienza, reato di ospitalità.

L’autogoverno dei beni comuni fa paura a chi preferisce gli spazi abbandonati, dismessi, lasciati in mano alla malavita organizzata e alla speculazione edilizia.

È un caso che proprio stamani nel corso dell’operazione militare sia stata consegnata a un attivista del teatro la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale in occasione della manifestazione NO MUOS? Ed è un caso che tutto questo accada proprio in occasione dello sgombero della ex casa del portuale che sulla carta risulta essere di proprietà della Regione? Ed è ancora un caso che due degli attivisti a cui nei giorni scorsi è stata notificata la denuncia per occupazione delle antenne militari MUOS siano tra i quattro denunciati per l’occupazione della ex casa del portuale? 4 denuncie: un giornalista, un video maker e due attivisti No Muos; più le sei persone che la scorsa notte hanno dormito in teatro.

La ex casa del portuale, nella zona della stazione marittima di Messina è stata protagonista del dibattito politico negli ultimi mesi: prima perché al centro di una area di beni dismessi del patrimonio comunale (ex mercato ittico, dogana, magazzini generali, ex silos) poi per il graffito di Blu, uno dei writers più famosi al mondo, opera di cui si è interessato anche l’assessorato alla cultura del comune di Messina e la soprintendenza, infine per le denuncie del commissario liquidatore della cooperativa,  Placido Matasso, che gestiva fino al 2011 l’immobile, lasciato poi in totale stato di abbandono.

Numerosi cittadini, il circolo Arci Thomas Ankara, il movimento Cambiamo Messina dal basso e gli assessori Mantineo e Ialacqua e Cucinotta della giunta Accorinti si sono precipitati in sostegno degli attivisti. Dopo una assemblea cittadina (alle 17 alla Casa del Con in via Maddalena 8) si deciderà come procedere”.

Fin qui il comunicato del Teatro Pinelli Occupato. Che al di là dell’esposizione frettolosa (invece di 4 denuncie sarebbe stato meglio scrivere Quattro denunce, giusto per dirne una), qualche dubbio lo lascia. Da chiarire, per esempio, il passaggio sul “reato di antimilitarismo, di antirazzismo, di favoreggiamento sfrattati, di accoglienza, di ospitalità” e su come gli stessi si sarebbero concretizzati.

Quanto al “reato di costruzione di un’identità collettiva in una città in terremoto permanente” ci piacerebbe che l’esperienza di uno spazio occupato fosse stata determinante in tal senso, ma basta girare per la città, leggere le esternazioni sui social network e osservare il comportamento del messinese medio per capire che si è ben lontani dall’aver raggiunto questo risultato.

Un tantino azzardata anche l’affermazione che “la ex casa del portuale, nella zona della stazione marittima di Messina è stata protagonista del dibattito politico negli ultimi mesi”. In una città con l’economia al collasso, dove il commercio è ai minimi storici, il Comune non riesce a dare risposte adeguate in termini di servizi essenziali (raccolta rifiuti, erogazione dell’acqua, servizi sociali, trasporto urbano, solo per citare le emergenze più evidenti) e l’edilizia registra una continua emorragia di posti di lavoro, non è che il destino della Casa del Portuale sia in cima ai pensieri della collettività. Doloroso, ma è così.

Resta da capire perché quando molti mesi fa si è prospettata agli occupanti la possibilità di costituirsi in associazione culturale per ottenere legalmente la gestione della Casa del Portuale, abbandonata da anni al degrado più totale, questi ultimi abbiano pubblicamente rifiutato sostenendo che volevano sentirsi liberi. Liberi quindi di riunirsi in un luogo privo degli standard minimi di sicurezza, di vendere alcolici senza averne la licenza, di ospitare spettacoli senza pagare quanto dovuto alla Siae. Mentre chi il teatro lo fa con grandi sforzi e sacrifici in luoghi deputati, lo fa rispettando le leggi e sborsando quanto dovuto allo Stato. Cioè a tutti noi, compresi gli occupanti del Teatro Pinelli.