Arrestati dalla Polizia i responsabili dell’omicidio Marchese

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Rosario Vinci

Stamane all'alba gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato i responsabili dell'omicidio del pregiudicato Stefano Marchese, ucciso nel 2005.

Il provvedimento riguarda Marcello D'Arrigo (pregiudicato di 51 anni, già detenuto), Salvatore Irrera (37 anni, detto Carruba già detenuto), Giovannino Vinci (74 anni, già ai domiciliari) e Rosario Vinci (55 anni).

I quattro sono ritenuti responsabili in concorso tra loro dell'omicidio del pregiudicato Stefano Marchese, avvenuto il 18 febbario 2005, e di detenzione e porto illegale di armi da sparo.

Gli arresti scaturiscono da un'intensa indagine coordinata dai sostituti procuratori Vito Di Giorgio, Camillo Falvo e Maria Pellegrino della DDA della Procura della Repubblica, che hanno richiesto al GIP presso il Tribunale di Messina Antonino Genovese le ordinanze di custodia cautelare in carcere per tutti tranne che per Giovannino Vinci, al quale sono stati concessi i domiciliari per motivi di salute.

Le indagini hanno consentito di individuare gli autori materiali dell'omicidio in Gaetano Barbera e Salvatore Irrera e i mandanti in Marcello D'Arrigo e Rosario e Giovannino Vinci.

“Il 23 marzo 2011 -spiegano dalla Questura- la Squadra Mobile di Messina ha dato esecuzione all'ordinanza di arresto nei confronti di Gaetano Barbera, all'epoca detenuto in regime di 41 bis (il carcere duro riservato ai mafiosi) in quanto ritenuto responsabile dell'omicidio, con l'aggravante del metodo mafioso, del pregiudicato Stefano Marchese.

Nel corso dell'udienza del 26 marzo 2013 presso la Corte d'Assise d'Appello di Messina per l'omicidio di Marchese, Barcbera, già condannato all' in primo grado, ha confessato in videoconferenza in quanto  del delitto, avviando così un percorso collaborativo con la giustizia.

Alle dichiarazioni di Barbera si sono poi aggiunte quelle di un altro collaboratore, che ha fornito ulteriori e fondamentali elementi di riscontro per l'accertamento delle responsabilità dei coautori dell'omicidio e dei mandanti.

A queste sono state sommate quelle già rese dai pentiti Salvatore Centorrino, Santo Balsamà, Nunzio Bruschetta e Tommaso Marchese, padre dell'ucciso”.

I sostituti procuratori della locale Direzione Distrettuale Antimafia, insieme alla Squadra Mobile, hanno avviato le indagini che hanno portato all'emissione dei provvedimenti di oggi.

Nel pomeriggio del 18 febbraio 2005 Stefano Marchese è  stato ucciso da due killer, con il volto coperto e a bordo di una moto, all'interno dell'area di servizio Esso di viale Annunziata, dove il pregiudicato, in regime di semilibertà, lavorava.

Mentre uno dei killer guidava la moto, l'altro ha sparato con una pistola calibro 7.65 colpendo Marchese al busto e alla spalla, finendolo poi con un colpo alla testa.

Secondo gli inquirenti, questo omicidio deve essere inquadrato in una faida maturata all'interno di gruppi malavitosi operanti nel quartiere di Giostra per il dominio del territorio e la gestione delle attività illecite. In particolare, per la lotta con il gruppo capeggiato da Giuseppe MInardi, attualmente in carcere, del quale Stefano Marchese era amico fraterno, e quello guidato da Gaetano Barbera.

La decisione di uccidere Marchese è stata condivisa con Marcello D'Arrigo durante il periodo in cui questi era detenuto con Barbera, anche per il risentimento nutrito nei confronti di Minardi.

Decisione condivisa da Giovannino e Rosario Vinci, rispettivamente padre e figlio, che spadroneggiavano all'Annunziata. Oltre a temere le mire espansionistiche di Marchese e Minardi nel proprio rione, i due Vinci erano in rotta con quest'ultimo perché un cugino di Minardi aveva avuto un rapporto sessuale con una loro parente.

In ogni caso, per gli inquirenti il motivo scatenante dell'omicidio “deve essere ricondotto alla contrapposizione tra la famiglia mafiosa Galli, cui risultano affiliati i fratelli Minardi e Giuseppe Gatto, operante nel rione Giostra, e l'emergente Gaetano Barbera, che voleva assumere il controllo del quartiere con il proprio gruppo, intessendo alleanze con Marcello D'Arrigo, che controllava il quartiere di Santa Lucia sopra Contesse e i Vinci, che controllavano il rione Annunziata”.

Nello stesso periodo in cui è stato commesso l'omicidio di Marchese, seguirono quelli di Francesco La Boccetta il 13 marzo 2005 e di Sergio Micalizzi e Roberto Idotta, uccisi entrambi il 29 aprile 2005 a distanza di poche ore.

Tra il delitto Marchese e l'esecuzione dei provvedimenti cautelari riguardanti l'operazione Arcipelago (9 giugno 2005) si verificò il cambio della guardia nelle fila del clan Giostra con il gruppo capitanato da Gaetano Barbera, che iniziava a prendere il sopravvento, rendendo operativo un insinuante e deciso piano volto a controllare i vari cantieri della zona, infiltrandosi con fermezza in quelle attività delinquenziali che fino a quel momento erano gestite in via esclusiva dal gruppo Minardi.

Una volta tornato in libertà, Barbera iniziò la propria ascesa criminale intessendo relazioni e ferree alleanze con altri esponenti della criminalità organizzata messinese appartenenti ad altri  schieramenti, come l'ergastolano Marcello D'Arrigo o i due Vinci per farsi appoggiare nella scalata al controllo del quartiere Giostra, dove era nato e cresciuto.

 

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