4 dicembre 10.42 Celebrazioni Pascoli, cittadinanza onoraria al sindaco di San Mauro

Sarà il sindaco di San Mauro Pascoli, Gianfranco Miro Gori, martedì 18 dicembre, alle ore 10, a ricevere a palazzo Zanca, la cittadinanza onoraria alla memoria tributata dal Consiglio comunale di Messina a Giovanni Pascoli, l'undici settembre scorso, nel centenario della morte del poeta.

Il centro romagnolo nel 1932 dopo il Regio decreto modificò il nome di San Mauro di Romagna in “San Mauro Pascoli” a memoria dei luoghi pascoliani per eccellenza, la casa natale, la Torre. Il presidente del Consiglio comunale di Messina, Giuseppe Previti, ha ufficializzato la data del conferimento, nel corso del convegno internazionale di studi su “Pascoli e le vie della tradizione”, che l'Università di Messina – Dipartimento di Civiltà antiche e moderne ha promosso con il patrocinio del Comune e dalla Provincia di Messina e che si concluderà domani mercoledì 5, nell'Aula Magna del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne.

La Biblioteca comunale “Tommaso Cannizzaro” ha aderito agli appuntamenti, mettendo a disposizione alcune sue opere, per la mostra bibliografica – documentaristica, che la Biblioteca provinciale“G. Pascoli”, in collaborazione con l'Università e la Biblioteca regionale universitaria, ha promosso sino al 7 dicembre nel salone degli Specchi di palazzo dei Leoni. Giovanni Pascoli (1855 – 1912) nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna da  una famiglia della piccola borghesia rurale. Il padre, Ruggero, era fattore della tenuta La Torre, di proprietà dei principi Torlonia. Giovanni, quarto di dieci figli, visse con la famiglia la tragedia, destinata a segnare profondamente l'esistenza del poeta: il 10 agosto 1867, Ruggero Pascoli fu ucciso a fucilate. La morte del padre creò difficoltà economiche alla famiglia che dovette trasferirsi prima nella casa natale, divenuta dal 1924 monumento nazionale, e poi a Rimini. Al primo , nel giro di pochi anni, seguirono la perdita della madre, della sorella maggiore, dei fratelli Luigi e Giacomo. Nel 1871 Giovanni si trasferisce a Rimini, a casa del fratello Giacomo, e frequenta la seconda liceo. Giovanni si segnala subito per la sua cultura. Un suo insegnante «comprese quel ragazzo ramingo e disperso», e gli profetizzò un avvenire sicuro. Per la maturità invece il poeta passa a Firenze presso gli Scolopi di San Giovannino (attuale sede del Liceo classico Galileo, a pochi passi dal Duomo). Laureatosi a Bologna nel 1882 con una tesi sul poeta greco Alceo, ottiene il suo primo incarico, grazie all'interessamento di Giosuè Carducci, al liceo classico Duni di Matera, dove rimarrà dal 1882 al 1884.

Della città lucana scriverà “Sì: delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia”. Nel 1885 l'arrivo a Massa con una cattedra al liceo Pellegrino Rossi. Una tappa importantissima perché' e' nella città' apuana, in una villetta di via della Zecca (oggi via Pascoli) che il poeta riesce a ricostruire il nido con le sorelle Ida e Maria. Nel 1887 l'improvviso trasferimento a Livorno. Nell'antico porto dei Medici, il poeta rimarrà per otto anni, dando alle stampe la prima edizione di una delle sue opere più importanti, le Myricae (1891). Sarà proprio un collega livornese a consigliare a Pascoli la Valle del Serchio ove il 15 ottobre del 1895 si trasferì, con tutta la famiglia, ovvero la sorella e un cane, il fedelissimo Gulì, che entrò in casa l'anno precedente ed ebbe una vita lunghissima, morì a 18 anni, pochi mesi prima del poeta.

I primi incarichi universitari, iniziarono a Bologna nel 1896 come professore straordinario di Grammatica greca e latina e due anni dopo il trasferimento a Messina come docente di letteratura latina. Nella città siciliana Pascoli, sino al 1903, abiterà a Palazzo Sturiale dove “dalla cucina si vede il forte Gonzaga sui monti… dall'altra finestra il , su l'Aspromonte”. Nel 1903 il ritorno in Toscana, questa volta a Pisa, che doveva essere la sede definitiva del poeta, ma l'aggravarsi delle condizione di salute di Giosuè Carducci costrinsero Pascoli a ritornare Bologna nel 1906, nell'ambita cattedra di letteratura italiana.

Il 6 aprile 1912 si spense a Bologna ma le sue spoglie riposano a Castelvecchio Barga dove aveva trasferito la sua dimora. Su iniziativa di quest'ultimo centro è stata costituita la “rete” delle città di Pascoli che riunisce i luoghi dove egli visse ed operò: San Mauro , Urbino, Firenze, Bologna, Matera, Massa, Livorno, Messina e Pisa.

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