#Catania. Anche in città una sede della FAI Antiracket

Fai_Antiracket

Giovedì 16 luglio al Palazzo della Cultura si svolgerà la presentazione ufficiale della FAI Antiracket Catania.

 La Federazione nazionale, a seguito di richieste e istanze da parte di commercianti e imprenditori, ha deciso di impegnarsi sul territorio per promuovere la cultura della denuncia e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche relative all’estorsione e all’usura

In via Vittorio Emanuele 121 alle 11 dopo i saluti del sindaco Enzo Bianco e del prefetto di Catania Maria Guia Federico, i lavori, presieduti da Tano Grasso, presidente onorario della FAI, continueranno con gli interventi del presidente FAI Antiracket Catania Walter Ansorge, del presidente nazionale FAI Pippo Scandurra, del presidente di Unioncamere e vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, del procuratore aggiunto del Tribunale di Catania Carmelo Zuccaro e del commissario straordinario antiracket Santi Giuffrè.

Le conclusioni saranno affidate al vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico.

Via libera all’articolo 37 dello Statuto: le aziende che lavoreranno in Sicilia pagheranno tasse nell’Isola

Il presidente della Regione Rosario Crocetta

”Da oggi le imprese che operano in Sicilia pagheranno le tasse in Sicilia. Uno dei sogni dei padri del nostro Statuto e degli autonomisti trova attuazione su proposta della Regione Siciliana”.

Così il presidente Rosario Crocetta e l’assessore regionale all’Economia Luca Bianchi hanno annunciato, tramite una nota, l’accordo con il Governo nazionale che ieri ha dato il via libera all’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano, per cui le imprese che operano in Sicilia ma che hanno sede legale fuori dalla regione pagheranno le tasse nell’Isola.

Il decreto approvato in Consiglio dei Ministri attribuisce alla Regione “il gettito delle imposte sui redditi prodotti dalle imprese industriali e commerciali, aventi sede legale fuori dal territorio regionale, in misura corrispondente alla quota riferibile agli impianti e agli stabilimenti ubicati all’interno dello stesso”.

Secondo quanto stimato dall’assessore Bianchi, l’impatto sulle casse regionali dell’applicazione dell’art. 37 dello Statuto sarà di almeno 50 milioni all’anno.

“In una fase di crisi come quella che stiamo attraversando -ha spiegato Bianchi- l’applicazione dell’articolo 37 ha un valore basso rispetto a quello che aveva alcuni anni fa. Nel 2008, ad esempio, valeva circa 200 milioni all’anno, mentre oggi lo stimiamo intono ai 50 milioni. Ma noi -aggiunge- puntiamo sulla prospettiva. Ora si realizza l’autonomia regionale in una logica di responsabilità. Possiamo attuare una politica economica e fiscale, possiamo attrarre investimenti a costo zero e lanciare politiche fiscali alternative ed anche forme di esenzione. Insomma, per la Sicilia adesso si realizza davvero l’autonomia”.

Il concetto di prospettiva è condiviso anche dal vicepresidente nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello che conferma la stima di 50 milioni di impatto per il primo anno, che però negli anni successivi potrebbero aumentare. “La Regione potrebbe incassare anche 200 milioni -afferma. Di più se si attraggono investimenti”.

L’accordo è stato raggiunto sulla base delle buone prassi avviate dal governo siciliano (tra cui le azioni di spending review, i tagli delle province, delle partecipate, la revisione di spesa per gli assessorati, il taglio del salario accessorio).

Inizia quindi una nuova fase per l’Isola. ”La Sicilia non vuole vivere di assistenzialismo e parassitismo, vuole vivere con le proprie risorse e questo cambia la prospettiva totale e inverte la tendenza politica di oltre 50 anni -ha spiegato Crocetta, esprimendo la gratitudine verso la fiducia ottenuta dall’esecutivo nazionale. Il modello Sicilia è siciliano è fatto dai siciliani e ce la faremo a fare divenire la nostra regione una delle più sviluppate d’Europa -ha concluso il presidente- ma anche una regione che diventa un simbolo sul piano dei diritti civili, della lotta alla mafia, della trasparenza, dando impulso a una rivoluzione culturale che mette al centro anche i soggetti deboli”.