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#Sanità. Lo scandalo della Santa Rita di Messina: la COT pronta ad assumere 32 ex dipendenti ma la Regione blocca tutto

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Una protesta dei lavoratori della clinica Santa Rita
Una protesta dei lavoratori della clinica Santa Rita

Le stranezze della Sanità in Sicilia. A Messina c’è una società che da tempo dichiara a voce e per iscritto di voler assumere 32 lavoratori in mezzo alla strada per un fallimento, ma l’assessorato alla Salute chiede carte su carte e continua a rinviare la definizione della vicenda. Il 6 maggio scorso la casa di cura COT ha confermato per l’ennesima volta in 2 anni di volere inserire nel proprio organico gli ex dipendenti della Santa Rita.

Clinica privata che ormai è in fallimento e con i posti letto revocati, di proprietà dell’ATI Hospital (srl controllata al 99% dalla ex Cappellani ora Sanagroup spa, fallita anche questa), della quale era presidente del Consiglio di Amministrazione Grazia Romano.

Il restante 1% fa riferimento invece dell’attuale assessore regionale ai Trasporti, il messinese Giovanni Pizzo, che dell’ATI Hospital (ma anche della Sanagroup spa) era amministratore.

Una storia complessa quella della Santa Rita, che ha riempito le cronache locali degli ultimi 20 anni con problemi e fallimenti e ha visto continui passaggi di società (la maggior parte delle quali fallite o in liquidazione) sempre diverse ma, come si evince da dettagliate visure della Camera di Commercio di Messina, dove ricorrono con sistematicità i nomi dell’assessore Pizzo e della Romano.

In ogni caso, al di là delle vicende giudiziarie che riguardano l’ultimo fallimento, resta il nodo da sciogliere dell’assunzione dei 32 lavoratori. Assunzione che la COT subordina all’accreditamento dei 9 posti letto dell’ormai ex Santa Rita, mai assegnati dopo la chiusura della struttura di via Colapesce.

Nell’ultima lettera inviata al curatore fallimentare dell’ATI Hospital Carmelo Pirrotta dall’amministratore della COT Marco Ferlazzo, si ribadisce di voler conoscere “l’elenco completo di generalità, qualifiche e mansioni dei dipendenti dell’ATI Hospital srl ancora in carico”, così da poterli assumere in vista dell’accreditamento (sempre imminente a sentire l’assessorato di Lucia Borsellino ma mai concretizzato) per il quale il 13 maggio scorso la casa di cura ha già presentato richiesta.

L’elenco è stato inviato, ma quando Ferlazzo chiede a Pirrotta quali azioni siano state poste in essere in merito all’azione di responsabilità per valutare la gestione dell’ultimo amministratore, l’assessore Pizzo, non gli si risponde.

Una strana vicenda quella del fallimento della Santa Rita, piena di silenzi e reticenze. Al punto che la COT, trovandosi di fronte a un muro impenetrabile, per poter avere accesso agli atti ha acquistato un credito di poco meno di mille euro, così da potersi inserire tra i creditori e acquisire, tra gli altri, anche il diritto di chiedere e ottenere la documentazione mai avuta prima.

Intanto, il 29 aprile scorso l’assessorato alla Salute ha inviato una lettera alla COT, firmata da ben 4 dirigenti, nella quale dichiara di “avere avviato l’iter istruttorio per l’accreditamento dei 9 posti letto attualmente autorizzati” e invita la clinica a presentare “una formale rinuncia al ricorso presentato contro la Regione Sicilia per il silenzio-inadempimento e a confermare l’impegno più volte manifestato all’assunzione del personale già in servizio presso la casa di cura Santa Rita”.

Richiesta immediatamente ottemperata, mentre l’ASP 5 di Messina, che sempre su richiesta dell’assessorato di Lucia Borsellino ha effettuato un sopralluogo per verificare se la COT ha i requisiti strutturali e funzionali richiesti, il 12 maggio scorso ha dato il via libera, conferma che la casa di cura è in regola. Inspiegabilmente, ormai è passato un mese, Palermo continua a tacere e a non fornire risposte, mentre 32 lavoratori aspettano.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.