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#Ponte&Libertà. Il terremoto del 1908 ha spopolato Messina meno del nopontismo

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MESSINA. Nel 1901 Messina era la settima città del Regno d’Italia e quando Bologna aveva 153.000 residenti, Messina ne aveva oltre 147.000. Il tragico terremoto del 1908 uccise più della metà dei suoi abitanti ma nel 1921 erano già 173.000. Segno evidente che la città risorse comunque, a dispetto di chi voleva sottrarle tutto, università compresa. Sempre nel 1901, Bari aveva meno di 100.000 abitanti e di un ateneo neanche a parlarne, come del resto tutto il Meridione, tranne  Napoli, Messina, Palermo e Catania. Quest’ultima, che nel 1861 contava appena 70.000 mila persone contro le 104.000 di Messina, vanta come unico primato quello della prima università siciliana (1444) perché gli spagnoli preferirono non creare altri motivi di rivalità tra le due capitali del viceregno. In ogni caso, Messina ebbe il proprio ateneo nel 1548 e Palermo solo nel 1806.

Il terremoto fu una catastrofe indipendente dalla volontà politica e dalla intelligenza umana. Ma i numeri dicono, implacabilmente, che l’assurdità del nopontismo, con i suoi quotidiani danni ambientali ed economici e con le morti di messinesi inermi, travolti dai TIR e con un danno medio in tema di spese per il trasporto di 2 miliardi l’anno pagato interamente dal popolo siciliano, ha prodotto nell’arco di quasi 40 anni la scomparsa di 40.000 messinesi.

In assenza del ponte sullo Stretto  questo trend negativo continuerà, perché il principale polo di servizi che Messina rappresentava per la Calabria (università, sanità, commercio, cultura) non è più accessibile in tempi ragionevoli visto che da Rosarno si arriva in 4 ore a Roma, in 3 a Napoli, in 2 e mezzo a Salerno. E sempre da Rosarno ci voglio 3 ore per arrivare a Messina, che però dista appena 50 chilometri.

È evidente anche a un bambino che la media velocità ferroviaria in Calabria e l’alta velocità in Italia, insieme alla mancata costruzione del collegamento stabile, hanno prodotto l’assoluto isolamento e irrilevanza di Messina come polo di servizi e come città.

Il futuro senza ponte? Una città con 150.000 abitanti tra 30 anni, traghettopoli e l’accoglienza ai migranti come unica attività, come dimostra la fine dell’hotel Liberty e di altre strutture turistico-ricettive. Ponte&libertà.

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Giacomo Guglielmo

Siciliano a tutto tondo, cittadino del mondo, ingegnere laureato al Politecnico di Milano, docente, esperto di trasporti e fondi SIE, attualmente in forze al MIUR per il monitoraggio dei fondi UE per la ricerca, pescatore con rizza trimagghi e adesso anche aspirante giornalista. Sostenitore del ponte sullo Stretto, non a caso è stato studente di Giorgio Diana, il suo motto ora e per sempre (o almeno fino a quando non lo costruiranno) è: ponte e libertà.

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