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Politica. Paghi tre, prendi uno: tutti gli incarichi di uno dei pupilli del presidente Nello Musumeci

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PALERMO.Non voglio fare rivoluzioni ma consegnare una Sicilia normale. Io sarò il presidente della semina, non del raccolto, tutti a casa se non si fanno le riforme”. Ma anche “la più famelica partitocrazia che ha devastato e saccheggiato questa regione per tanti anni forse non è stata ancora sconfitta”. A parlare è Nello Musumeci, il presidente della Regione Siciliana che, alla luce dei molteplici e contemporanei incarichi ricoperti con risorse pubbliche da Giacomo Gargano, sembra aver dimenticato le buone intenzioni della campagna elettorale.

“A questo punto la domanda sorge spontanea“, avrebbe detto Antonio Lubrano, il conduttore della trasmissione Mi Manda Rai tre, che i meno giovani ricorderanno. Ma è sempre e solo colpa degli altri? Non è che per il presidente Musumeci possa valere il detto “u lupu di mala coscienza come opera pensa”?

Già a marzo, su Livesicilia, un articolo di Maria Teresa Camarda ha messo in risalto il fatto che tra i consulenti esterni chiamati all’ARS c’era anche la nuora di Nello Musumeci, Francesca Firetto Carlino, compagna del figlio Salvo che è entrata a far parte dello staff del presidente del Collegio dei questori Giorgio Assenza, deputato di Diventerà Bellissima con un compenso di 1.350 euro lordi mensili per svolgere l’attività di segreteria. In quella occasione il presidente della Regione ha detto a Livesicilia: «Non mi sono mai occupato e non mi occupo dei collaboratori scelti dai deputati. Per quanto mi riguarda, so solo che i miei figli sono ancora disoccupati, perché il papà non li ha mai raccomandati».

Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Esaminiamo il caso degli incarichi dell’avvocato Gargano quale esempio di gestione della res publica  da parte del presidente della Regione. In occasione delle elezioni del 5 novembre 2017 Gargano è stato mandatario elettorale di Musumeci.

Appena 15 giorni dopo la vittoria, il 22 novembre 2017, con una tempestività che si potrebbe definire straordinaria, l’Università degli Studi Kore di Enna ha autorizzato Gargano a svolgere l’incarico di responsabile della Segreteria tecnica dell’Ufficio di diretta collaborazione del presidente della Regione Siciliana, come riportato nella nota prot. n. 496 del 18/01/2018 a firma del Capo di Gabinetto della Regione.

Appena è stato possibile (addirittura il giorno dopo la pubblicazione nella GURS n. I del 3 gennaio 2018, della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 19 “Autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2018”) il presidente della Regione, con il decreto del presidente della Regione n° 11 del 4 gennaio 2018, lo ha nominato responsabile e coordinatore della segreteria tecnica del proprio ufficio di diretta collaborazione, mediante stipula di apposito contratto di collaborazione senza vincolo di subordinazione. Contratto di collaborazione con termine fissato alla fine della legislatura – come si legge nella pagina di dettaglio relativa ai dati, documenti e informazioni riferite ai titolari di incarichi di collaborazione e consulenza della Presidenza della Regione mentre la durata di tutti gli altri contratti di collaborazione è di 3 mesi.

Al contempo (e senza soluzione di continuità) il professore Gargano continua a svolgere il lavoro di docente alla Kore, per il quale, giustamente, è retribuito. Certamente viene da chiedersi se, ed eventualmente cosa, si aspetti l’Università di Enna per aver autorizzato un incarico così prestigioso e, al contempo, così oneroso.

Il 5 febbraio 2018 il presidente Musumeci ha affidato a Gargano l’incarico di presidente dell’IRFIS, la banca della Regione Siciliana. Incarico ricoperto, ovviamente, a titolo oneroso e confermato il 18 aprile 2018 con scadenza al 2021, in occasione dell’approvazione bilancio d’esercizio 2020. Incarico confermato ad aprile nonostante il presidente avesse dichiarato “Nomine transitorie, faremo i veri cambi dopo le elezioni” e le elezioni a que tempo si erano già tenute. Ma si sa, in Sicilia nulla è più definitivo del temporaneo.  Il professor Gargano, quindi, svolge contemporaneamente tre lavori per i quali è remunerato con risorse pubbliche: docente universitario, responsabile e coordinatore della segreteria tecnica del presidente della Regione Siciliana e presidente della Banca di Sicilia, l’IRFIS, la più importante partecipata regionale. Una rara concentrazione di potere che non trova pari nella famigerata partitocrazia che il presidente Musumeci condanna senza se e senza ma.Insomma, sembrerebbe che per ,Gargano sia stata coniata una nuova offerta: l’uno per tre, con risorse pubbliche prendi uno e paghi tre. C’è da aggiungere che gli incarichi che gli sono stati conferiti non gli precludono la possibilità di continuare a svolgere la professione di avvocato nello studio associato con l’avvocato Razza, assessore regionale alla Sanità e pupillo del presidente Musumeci. Sono quindi quattro gli impieghi e gli incarichi di Gargano, tutti importanti, prestigiosi, remunerati, di cui ben due incarichi fiduciari attribuiti dal presidente Musumeci. 

Dalla lettura del curriculum vitae del professor Gargano (l’ultimo aggiornamento risale al 29 novembre 2017) si evince che è ricercatore universitario dal 2013 e che, prima degli incarichi conferitigli dal presidente Musumeci, non ha mai svolto alcuna attività di gestione sia di enti o società pubbliche o private. Dal medesimo CV si evince che il Consorzio Universitario della Provincia di Palermo (presidente Alessandro Aricò, capogruppo all’ARS di Diventerà Bellissima, il partito del presidente Musumeci e dell’assessore alla Salute Ruggero Razza) gli ha conferito nell’ottobre del 2016 l’incarico quale responsabile studio e ricerca sul tema: “I sistemi di prevenzione della corruzione e di trasparenza nella pubblica amministrazione” e gli ha attribuito il “Riconoscimento dell’alto valore scientifico degli studi in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza della pubblica amministrazione”. Infine, sempre dal curriculum, risulta che la Commissione Parlamentare di Inchiesta e Vigilanza sul fenomeno delle mafie in Sicilia presieduta da Nello Musumeci a fine 2016 gli ha conferito un incarico di collaborazione sul tema: “i poteri amministrativi di controllo della Commissione regionale Antimafia nell’ambito dei fenomeni corruttivi e mafiosi sui propri enti locali” e, in persona del presidente Musumeci, la Commissione Antimafia “gli ha riconosciuto l’impegno scientifico in relazione alla organizzazione di un convegno di studi sul tema dei controlli amministrativi e dei relativi poteri della medesima Commissione sugli Enti locali”.

Ci potremmo fermare qui.

Prima di concludere occorre però segnalare che secondo una linea di pensiero di esperti di diritto amministrativo, l’incarico di coordinatore e responsabile della segreteria tecnica conferito da Musumeci a Gargano risulta illegittimo.

Ciò perché con decreto presidenziale regionale n° 11 del 4 gennaio 2018 “Approvazione Contratto individuale di lavoro tra il Presidente della Regione Siciliana On. Nello Musumeci e l’Avv. Giacomo Gargano” Musumeci ha approvato una convenzione (che peraltro non risulta pubblicata) con la quale conferisce la responsabilità e il coordinamento della segreteria tecnica del proprio ufficio di diretta collaborazione, mediante stipula di apposito contratto di collaborazione senza vincolo di subordinazione, come disposto dal regolamento approvato con D.P. Reg. 10 maggio 2001, n. 8 secondo cui il coordinamento della segreteria tecnica può essere conferito anche ai soggetti esterni di cui all’art. 14, comma 2 del D.Lgs. n. 165/2001”.

Tuttavia, dalla lettura del decreto presidenziale del 2001 all’articolo 2 comma 8 si rileva che “la segreteria  tecnica  opera  alle  dipendenze  del  capo di gabinetto e cura l’istruttoria  degli  atti  amministrativi  di competenza del presidente e degli assessori, nonchè le risposte agli atti  parlamentari  di  controllo ed indirizzo”. Peccato che la norma preveda che la segreteria tecnica operi alle dipendenze del Capo di gabinetto. Risulta quindi di tutta evidenza la posizione di dipendenza e di subordinazione (propri della funzione dirigenziale) anche del suo coordinatore e responsabile. L’art. 14, comma 2 del decreto legislativo n°165 del 2001 afferma che agli uffici di diretta collaborazione possono essere assegnati collaboratori assunti con contratti a tempo determinato disciplinati dalle norme di diritto privato, esperti e consulenti per particolari professionalità e specializzazioni con incarichi di collaborazione coordinata e continuativa. Nella fattispecie, il collaboratore esterno sarebbe dovuto essere un dirigente, stante le funzioni che la legge attribuisce al Capo della segreteria Tecnica nonché all’ufficio medesimo.

Inoltre, con il parere n°44 del 2005 la Commissione Consultiva del Consiglio Nazionale Forense rilasciato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Livorno, ha rilevato che il Gabinetto del presidente della Regione è un vero e proprio organo dell’Ente, con proprie attribuzioni e un proprio personale. Quindi, per il personale che vi presta servizio la sussistenza della causa di incompatibilità si profila, al di là di ogni ragionevole dubbio, per la violazione del divieto di assumere impieghi retribuiti(art.3 RDL n.1578/1923) e comunque attività di lavoro subordinato (art.18 L. n.247/2012). E a questo punto, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.

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