Musica. I Beatles, fenomeno musicale intramontabile

Ancora oggi i Beatles sono una delle band più famose e discusse al mondo. Tra i detrattori, che ne vedono solo un fenomeno pop che dopo il loro successo sarà sfruttato assiduamente dal mercato, e gli ammiratori, che invece li ritengono l’agente attivo di una colossale rivoluzione musicale, è indubbio che i Beatles sono stati un gruppo che ha influenzato la società e i gusti dei teenager degli anni ’60 (e non solo), diventando totale partecipe delle grandi trasformazioni di quel periodo. Uno studio interessante è stato condotto da Paola Ingletti, che di recente ha presentato il proprio libro Beatles, il suono delle parole alla facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma.

Ingletti, partendo dall’assunto che la parola umana è il perfetto esempio di una musicalità fonetica che ci appartiene dalla nascita, ha concentrato la sua ricerca sull’importanza che rivestono i testi nelle canzoni dei Beatles. La melodia strumentale è capace di amalgamarsi perfettamente al suono delle parole, creando un connubio efficace, capace di raggiungere le orecchie ed i sentimenti di ognuno. La scrittrice ha ripercorso velocemente i grandi successi dei Beatles, partendo da Love me do del ’62 e A Hard Day’s Night del ’64, che precede, in stile e montaggio, i futuri videoclip.

Dal ’63 al ’66 i Beatles si danno a estenuanti tour che riescono a consolidare la fama del gruppo ma anche a conferire loro una superiore maturità artistica. Del ’65 è infatti Help, che dà il titolo anche all’omonimo film di Richard Lester dedicato alla band, e sempre dello stesso anno è Rubber Soul, dove i Beatles incominciano ad aprirsi alla contaminazione orientale inserendo nella propria musica il sitar indiano. Del ’66 è l’LP pietra miliare Revolver e del ’67 è Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band, uno degli album più famosi della storia del rock. I testi delle canzoni, in questi anni, si fanno sempre più profondi nel contenuto, più poetici nello stile.

Come dimenticare composizioni come Michelle, Penny Lane, Nowhere Man, Lucy in the Sky with Diamonds e tante altre. Paola Ingletti insiste nel far notare che la scrittura dei Beatles poco a poco si apre a contenuti arditi per l’epoca, come nella famosa Yesterday, dove la malinconia e la tristezza fanno la loro comparsa in una canzone leggera che in quegli anni doveva essere solo simbolo di spensieratezza e giovinezza. La scrittrice però si sofferma anche sul nonsense presente nei testi della band: onomatopee, versi senza alcun senso logico ma sorretti da figure retoriche di suono, il tutto per conferire pregnanza musicale alla parola, che è svuotata del suo significato divenendo mero oggetto di suono. Nel ’70 la band si scioglie, lasciandoci prima due album magnifici come Abbey Roa” e Let it be.

Paola Ingletti ha anche riproposto alcune delle melodie più famose dei Beatles imbracciando una chitarra e accompagnata da un clarinettista e dal fisarmonicista Marco Lo Russo, entrambi docenti al Conservatorio di Trapani. Alla canzone Let it be i presenti nell’aula alzano le mani e iniziano a cantare. L’incontro è stato un ottimo pretesto per ribadire l’importanza per l’essere umano del ritmo e del suono: sono universali, compresi da tutti e creano condivisione e comunione.

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