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#Messina. Alla ricerca del parco giochi perduto

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A Sant'Agata la carcassa di un gabbiano
A Sant’Agata la carcassa di un gabbiano accanto all’altalena dei bambini

Carcasse di uccelli, parcheggi per due auto e ingressi nascosti dai rifiuti. Verde attrezzato o parco giochi sotto casa a Messina si coniuga spesso con non-sens.

Una fine settimana a dicembre può riservare una mattinata soleggiata, una temperatura gradevole e profumi primaverili. In molte case scatta così l’Operazione aria aperta.

Bambini, tentati da scivoli e altalene, riordinano camerette in un lampo, si vestono ed escono. Soli o accompagnati giocano, strillano, fanno amicizia. Il parco giochi diventa un paese delle fiabe.

E così i più piccoli diventano fate, pirati, principesse. Un filo d’erba diventa una bacchetta magica e un sasso è un gioiello. Il parco giochi sotto casa a Messina, però, non è sempre così. Questo il racconto di una mattinata di sole durante il ponte dell’Immacolata.

Carcasse. Nel villaggio Sant’Agata, periferia Nord, c’è un parco che molti potrebbero invidiare. In riva al mare, soleggiato, automobili distanti ed assenti. Da lontano si scorgono scivoli e altalene. Ghiaia e fiori. Poi quando si mette a fuoco tutto e si compongono i pezzi ecco il patatrac. Cicche ovunque e tra le pietre una chiazza scura, mosche.

La mente va subito alle immagini dei reportage sulle bidonville del terzo mondo. Una carcassa di gabbiano, nugoli di mosche e sguardi interdetti. “Andate via. Mio marito al telefono mi ha spiegato che può essere pericoloso” spiega agli altri una mamma che intanto ha preso il figlio in braccio.

Parco giochi a Granatari
Parco giochi a Granatari: nel parcheggio entrano solo due auto

Salto a ostacoli. A Granatari, periferia residenziale a nord di Messina, il parchetto è datato, dalle grate si scorgono altalene e scivoli retrò, ma tutto sommato sembra funzionale. Chi vuole entrare però ha un solo problema, trovare il modo di superare proprio all’ingresso un cumulo di mobili.

La situazione era così già nell’agosto 2010 come testimonia il link https://www.google.it/maps/@38.2649969,15.6285224,3a,75y,331.32h,59.24t/data=!3m4!1e1!3m2!1sOp9RIoG_EkN_JR9kkPfd

Parco privato. Il mattino soleggiato costringe a trovare alternative e così sempre in zona Granatari si può godere il privilegio del “Verde Pubblico Attrezzato bifamiliare”. Questo parchetto è lungo una salita molto trafficata da automobili e contornata da qualche villetta. Per recarsi bisogna andare in auto, alternative più ecologiche costringono a fisici da atleti, ma il parcheggio ha solo due posti quindi grosso modo la capienza massima è di quattro o forse cinque bambini. Probabilmente qualcuno ha trovato un modo efficace per eliminare i litigi sui turni allo scivolo.

La spiaggia a Capo Peloro
La spiaggia a Capo Peloro

Questo viaggio si potrebbe concludere in un lieto fine, ma fare due passi sul litorale della riserva naturale di Capo Peloro si trasforma in una corsa ad ostacoli tra immondizie di ogni genere. E così, stremati dalle difficoltà, si tira dritti a pranzare, acquistare e addobbare. E al diavolo l’Operazione aria aperta.

 

Armando Montalto

Tra la metà dei Novanta e i primi Duemila ha cambiato città, paese e occupazione con la rapidità di un colibrì. Insomma, questo quarantenne messinese, dopo aver fatto consegne a Canal Street, parlato in nome della UE, letto Saramago, tirato sassi sul Canal Saint Martin e bevuto fiumi di birra ha deciso. Tornare a casa, mettere su famiglia e la testa a posto. Oggi si divide tra libri, mare e famiglia. Intanto, prova a scrivere e a raccontare Messina.

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