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La tomba di Antonello da Messina

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"Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina. Alcuni critici ipotizzano che possa essere un autoritratto

Il figlio Jacobello lo definì “pittore non umano”. E sul fatto che Antonello da Messina fosse in grado di dare un’anima ai protagonisti dei suoi quadri sono tutti concordi. Il mistero ancora da chiarire riguarda invece il luogo in cui il pittore messinese, morto a febbraio del 1479, fu sepolto.

Per secoli, complice anche quanto scrisse il Vasari, si pensò che il suo corpo fosse stato tumulato a Venezia, anche perché nella sua città non c’era alcuna traccia della sua tomba.

A sostenere invece che Antonello da Messina è sepolto in riva allo Stretto è l’architetto e cultore di storia patria Nino Principato. Che forte del testamento del pittore trovato il 7 marzo 1903 dallo storico Gaetano La Corte-Cailler (che come segretario del Museo Civico di Messina aveva accesso ad una notevole mole di documentazione), nel 1989 individuò nei resti del monastero  di Santa Maria del Gesù Superiore in viale Giostra il luogo in cui fu sepolto Antonello da Messina, che morì di tisi a 49 anni nella sua casa di Contrada dei Sicofanti, accanto all’attuale monastero di Montevergine in via XXIV Maggio.

Il suo testamento, aperto l’11 marzo 1479 e che riportiamo qui di seguito, è molto chiaro. “Io, Maestro pittore Antonello degli Antoni, sebbene giaccia malato in un letto, tuttavia sano di mente per Grazia di Dio, … nomino mio universale erede, Jacobello, mio figlio legittimo e naturale, nato dalla moglie Janna, essa pure usufruttuaria, restando però in vedovanza. A Fimia, figlia nata anche da Janna e moglie di Francesco Marchiano lascio una tunica lugubre, avendo già avuto la dote. Jacobello e Janna dovranno corrispondere onze due annuali a mio padre Maestro Giovanni D’Antonio ed a mia madre Garita”.

Il testamento prevede anche altri lasciti per i genitori del pittore, che poi dichiara in maniera esplicita di voler essere sepolto nel convento di Santa Maria del Gesù Superiore con indosso la tunica di frate minore di San Francesco: “quod cadaver meum seppeliatur in conventu sancte Marie de Jesu cum habitu dicti conventus”.

Le sue volontà furono rispettate, ma nel corso dei secoli si perse memoria della sua tomba anche per una terribile alluvione del 1863, che travolse proprio la zona in cui sorgeva il convento. A confermare la tesi di Principato, il fatto che il 10 aprile del 1479 il notaio che lo redasse, anche se non è chiaro il perché, aggiunse che il pittore era morto a Messina.


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