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Educazione civica, APIDGE: “Nuova legge rischia di minare le basi del sistema scolastico”

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L’Associazione Professionale degli Insegnanti di Scienze Giuridiche ed Economiche (APIDGE) chiede al ministro Marco Bussetti di poter partecipare alla redazione delle linee guida previste dalla nuova normativa. Lo comunica il presidente dell’associazione Ezio Sina, dopo l’approvazione definitiva in Senato della legge dal titolo “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”. APIDGE, facendo seguito alle posizioni critiche già assunte in merito ai contenuti della nuova norma, in particolare ai limiti di un insegnamento trasversale che distoglie dalla somministrazione della materia gli unici docenti realmente abilitati dall’ordinamento giuridico, quelli di diritto, conferma le proprie perplessità circa i gravi problemi alla didattica e all’organizzazione interna delle scuole che ne deriveranno.

Leggendo la relazione tecnica con cui la Ragioneria generale dello Stato ne riconosce la compatibilità finanziaria (prot. 190686 del 24 luglio 2019), le perplessità diventano fondati timori. «L’insegnamento e la valutazione – afferma Sina – saranno affidati a tutti gli insegnanti, sotto la regìa di un docente coordinatore della disciplina. Apidge ha scoperto che la nuova normativa prevede lo stanziamento di una “somma forfettaria di 12 euro, utili per la predisposizione e diffusione di materiale informativo e di lezioni online” per ciascuno dei 328.035 docenti individuati quali coordinatori. Sorge legittimo il dubbio che le scuole, in assenza di un docente di diritto, attingano a piene mani ad esperti esterni, con inevitabili ripercussioni sulla didattica e sulle casse dello Stato».

«Non va, del resto, dimenticato – prosegue il presidente di Apidge – che il ministro Bussetti ha a disposizione 18.000 docenti regolarmente retribuiti per insegnare il diritto nelle scuole. Ma ne utilizza poco più della metà per insegnare, mentre impiega gli altri 8.000 in supplenze o nel sostegno degli alunni svantaggiati. Al punto che, di fronte alla grande domanda di insegnare legalità nelle scuole – conclude Sina – piuttosto che utilizzare il personale in organico, ha preferito siglare un’intesa con un’associazione di giovani avvocati, esterni al mondo della scuola, per “promuovere nei giovani l’esercizio della cittadinanza attiva quale fondamento di una convivenza civile basata sui valori della Costituzione italiana, della solidarietà, della partecipazione responsabile e della cooperazione”».

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