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Con “Amore” si chiude un’esaltante stagione alla Sala Laudamo

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Giuseppe Ministeri
Giuseppe Ministeri

Si è conclusa con “Amore” e l’ennesimo sold out il progetto teatrale Laudamo in Città, ideato e organizzato dalla compagnia DAF – Teatro dell’Esatta Fantasia diretta da Angelo Campolo. Una stagione che ha segnato la rinascita dello storico ridotto del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. A tirare le somme di una stagione con cifre da record è Giuseppe Ministeri, presidente della DAF.

Ministeri, mi pare possa ritenersi soddisfatto di come è andata la stagione della Laudamo. “Confermo! Sono felicissimo, gasatissimo e, perché non ammetterlo, anche emozionato. Sembrava incredibile a settembre, quando con Campolo ci soffermavamo su quella locandina della Sala Laudamo (che Angelo stesso ha fatto, perché gli è toccato anche questo), e ci dicevamo: “E chi arriva a giugno?”. E invece eccoci qua: sopravvissuti! In realtà, abbiamo fatto molto di più rispetto a quanto inizialmente programmato, realizzando l’obiettivo che il direttore artistico Ninni Bruschetta aveva tracciato: fare della Laudamo uno spazio aperto alla città. Da qui Laudamo in Città, il nostro cantiere teatrale permanente.
Parliamo di numeri. A stagione conclusa si può tracciare un bilancio definitivo. “Venti e più spettacoli, 60 recite, oltre 6 mila spettatori. Secondo me questi numeri non sono mai stati fatti alla Laudamo e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Oltretutto in anni, quelli in cui stiamo vivendo, che definire difficili è decisamente riduttivo. Concorderà con me che non siamo nel contesto degli anni ’80 e neanche nei più recenti Duemila. Ma quasi mai il denaro ha fatto il bene del teatro”.
E allora come è stato possibile realizzare tutto ciò? “Grazie a tante, tantissime persone, che sono meno esposte di me, ma lavorano certamente più di me. E allora è bene cominciare a farli questi nomi. Tra le tantissime persone (evitando scelte banali…) scelgo tre donne. Intanto Mariagrazia Coco, quella che quando gli altri ancora se la prendono comoda lei è già in ufficio, quella che quando gli altri staccano lei non stacca. Poi Giulia Drogo, la nostra scenografa-costumista, che ha saputo trovare soluzioni straordinarie per le quattro stanze-spettacolo del Pinocchio avvalendosi di budget pressoché ridicoli, oltre a essere sempre presente e operativa alla Laudamo. Infine Sarah Lanza, giovane e talentuosa coreografa, anche lei bravissima e particolarmente amata dai ragazzi del Laboratorio”.
E adesso quali progetti avete in cantiere? Avete annunciato Maratona Pinocchio per l’estate, ma state già lavorando per la stagione 2015-2016 alla Sala Laudamo? “Ora dobbiamo fermarci e riflettere. Sa, il teatro è crudele in questo: ti fagocita, non ti concede pause. Ma Angelo Campolo, i ragazzi del Laboratorio soprattutto, le persone che ho citato e le tantissime che ho tralasciato, hanno bisogno di riposare e ricaricare. Questo consentirà maggiore tranquillità e lucidità per capire come procedere. Sono convinto della bontà di un supplemento di progetto per l’estate in continuità con Pinocchio, ma abbiamo la necessità di capire come metterlo a punto. Si devono verificare determinate condizioni. Insomma, vedremo. E poi certo che stiamo pensando al progetto Laudamo 2015-2016, inutile nascondersi. Stiamo lavorando sui filoni formazione-produzione-scuole, ma è l’Ente Teatro di Messina che decide (e che ringraziamo in tutte le sue componenti), non noi. Saremmo onorati se volessero confermarci la fiducia anche per il prossimo anno”.
Lasciamo un attimo la Laudamo, per una riflessione più ampia sullo scenario politico-culturale attuale. Come sta il teatro oggi in Italia? “Il teatro fatica, arranca, ma questa è storia vecchia. Tuttavia, intravedo anche elementi positivi, stimolanti. Ci troviamo sostanzialmente in una imponente fase di riordino del sistema teatrale, certamente la più importante degli ultimi decenni. In ambito regionale l’istituzione del FURS segnerà un cambio di passo a quasi 10 anni dalla legge sul teatro. Lo scenario nazionale invece, è già sconvolto dalla riforma del FUS, ma ancora non abbiamo visto nulla. Noi possiamo ritenerci piuttosto fortunati: siamo sopravvissuti, operiamo a tanti livelli e su diversi fronti, nonostante gli anni difficilissimi che abbiamo attraversato. A tal proposito, entro la fine dell’anno intendo terminare l’opera di risanamento e ristrutturazione di DAF tuttora in atto e poi proporre alle tante persone che ruotano attorno alle nostre attività una formula diversa, che non prevede me presidente della DAF, vedremo. Intanto, sempre e comunque, viva il teatro!”

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.

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