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#Cinema. Marefestival di Salina, premiato il regista messinese Eros Salonia

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saloniaPremiato con una targa d’argento al Marefestival di Salina qualche giorno fa il regista messinese Eros Salonia, per i suoi film che mettono al centro  sempre un impegno sociale, per aver esaltato la bellezza delle isole Eolie e di Salina e per il suo ricordo di Troisi, attore al quale è dedicata la kermesse. Salonia che presto sarà di nuovo protagonista con dei lungometraggi realizzati con produzioni internazionali  che avranno come location le Eolie e Messina e ai quali collabora come protagonista anche l’attrice messinese Giulia Ramirez, ha ottenuto un ambito riconoscimento al Marefestival  anche per la sua poliedrica attività artistica.
Dopo vent’anni di teatro, ha fondato nel 2008 a Parigi L’Arlequin de l’esprit che produce i suoi spettacoli e i suoi films, creando un ponte tra persone in inserimento socio-professionale, pazienti psichiatrici e professionisti del mondo artistico. Salonia è dottore di ricerca in Drammaturgia alla Sorbona e ha pubblicato  sulle principali riviste specializzate di teatro in Francia.
Il primo film che ha  girato alle Eolie è stato Bruno e il mare, un lungometraggio  di denuncia e riflessione che ha conquistato Parigi e il resto della Francia ed è stato apprezzato al centro culturale Internazionale presieduto da Christiane Peugeot, in occasione del XIII Meeting Del Atelier Du Non Faire. Protagonista, così come altri attori, è un paziente di un centro psichiatrico Camelot di Messina. Il film è stato selezionato dalla prestigiosa Agence du court métrage ed è stato proiettato all’Atelier Z, a Parigi. Nel film Bruno  viene truffato da alcuni politici che lo accusano di aver rubato un quadro che in realtà non esiste e gli impongono di ripagarlo,  ma lui saprà riscattarsi e vendicarsi.
Apprezzato  anche il secondo film di Salonia girato a Salina, Scusate avete visto Massimo che ripercorre l’esperienza di Troisi a Salina attraverso le testimonianze dei protagonisti de Il postino, dei residenti dell’isola di Salina che hanno conosciuto Troisi e di storici della Cinematografia, gli ultimi giorni dell’attore durante le riprese del film. Il progetto, attraverso una sintesi attenta e documentata, focalizza l’attenzione sui segni artistici, sociali, cinematografici e letterari che Il postino ha lasciato, mostrando l’intima connessione tra la dimensione culturale e quella dell’agire sociale.
Il poema visivo di Salonia si spinge poi a immaginare, con un percorso narrativo originale, il ritorno di Troisi a Salina, nelle sembianze di un ragazzo che ammira un’altra volta i colori, i panorami e le tradizioni dell’isola. Allo stesso tempo, prenderà coscienza di sé, del successo del film che non ha mai potuto conoscere perché è morto 12 ore dopo la fine delle riprese, e della sua stessa vita. Salonia nel suo film utilizza un nuovo modo di raccontare assorbendo la sua forza dalle radici della tradizione cinematografica che però, trasforma con punti di vista innovativi, che diventano linfa vitale di un diverso linguaggio narrativo.