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Cinema. Fantascienza: l’eterna lotta tra l’uomo e il robot

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L’intelligenza artificiale è la disciplina che studia l’applicazione dei sofisticati processi mentali tipici dell’uomo sui computer. La IA apre interessanti questioni etiche e morali che, in un mondo sempre più avviato verso un uso pervasivo dell’informatica, riguardano tutti noi. Se scienza e filosofia dibattono sul tema, l’arte ha pensato di rappresentarlo nelle sue molteplici declinazioni. Il cinema si è più volte occupato di intelligenza artificiale, attraverso personaggi dalle sembianze umana, computer e robot. Nel primo film fantascientifico della storia, il leggendario Metropolis (1927) del regista Fritz Lang, ci troviamo davanti proprio un robot che risponde ai terribili piani del suo creatore ed è addirittura capace di acquisire sembianze umane riuscendo perciò a conquistarsi il favore delle persone.

Esempio di macchina avversa all’intera umanità si ha invece nella saga di Terminator, creata da James Cameron, dove il supercomputer Skynet, creato dal dipartimento della difesa degli Stati Uniti durante la guerra fredda, è un insieme di network che prenderanno il controllo di tutti gli apparecchi tecnologici del pianeta dando il via ad una guerra per lo sterminio della specie umana. Nella trilogia di Matrix dei fratelli Wachowsky le macchine hanno fatto anche di peggio: esse traggono energia elettrica dagli esseri umani, i quali sono tenuti in perpetuo sonno amniotico costretti a sognare e a credere di vivere quella che è la nostra vita reale. Un’altra visione pessimistica nei confronti di macchina con un’elaborata facoltà di pensiero ci viene data da Stanley Kubrick nel suo magnifico 2001: Odissea nello spazio (1968). Qui l’inquietante sistema HALL 9000, il cervello artificiale capace di interloquire con gli esseri umani dell’astronave diretta verso Giove, prenderà il controllo dei sistemi informatici andando contro il volere degli astronauti.

Delle volte invece, l’IA di una macchina può essere così elevato che questa riesce ad assumere non solo maggiori capacità di ragionamento rispetto agli esseri umani ma anche sentimenti ed emozioni che innalzano problematiche di contenuto etico. Esempio emblematico è AI: intelligenza artificiale (1982) di Steven Spielberg, dove il robot bambino David, un “Mecha” dotato di elevata intelligenza, diviene membro attivo ed amato della famiglia Swinton, appena reduce dall’ibernazione del proprio vero figlio biologico, Martin, in seguito ad una grave malattia. Quando il vero Martin ritornerà a casa rifiuterà il Mecha, scontrandosi con la famiglia ormai incapace di riconoscere il vero figlio.

Altro esempio è rappresentato dal capolavoro di Ridley Scott Blade Runner (1982). Ambientato in una Los Angeles distopica nell’anno 2019, l’umanità capace di permetterselo ha abbandonato la Terra, inquinata e invivibile, per vivere nelle colonie extramondo. Qui lavorano i cosiddetti replicanti, esseri simili agli umani dotati di elevata AI e forza fisica, ma con una breve durata della vita. Sei replicanti fuggono dalle colonie extramondo affamati e decisi a ottenere maggior tempo per vivere la propria breve vita. Un film che riflette sull’esistenza e sulla libertà, che non risparmia pesanti giudizi su un essere umano sfruttatore e carnefice.

Quello dell’intelligenza artificiale è un argomento tutt’ora aperto. Ha una macchina l’autorizzazione di elevarsi a rango di uomo? E anche se arriverà a compiere le nostre stesse azioni complesse, potrà mai davvero arrivare ad amare? E se un giorno, come succede nel film Ex Machina (2015) di Alex Garland, la macchina ascenderà a un gradino più alto nella scala evolutiva, decretando la fine dell’uomo?

Alessio Morello

Nato in Sicilia, adesso studente di cinema al DAMS di Roma. Divide le sue giornate fra introversione ed estroversione, vecchi film perduti, nuovi film sperduti, musica e lettura, il tutto rigorosamente mentre strimpella note discordanti alla chitarra. Si crede un esistenzialista con svariati dubbi universali in testa, che talvolta finisce per annegare nella baldoria di qualche pinta di troppo. Un pessimista pessimo. Vorrebbe differenziarsi e sfuggire dalla massa, ma forse è la massa che fugge da lui. Ponderato e istintivo al contempo, quando chiude gli occhi sogna fotogrammi in bianco e nero con un sottofondo rock 'n' roll.

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