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Casse vuote e l’Ente Teatro “tende la mano”

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Il teatro Vittorio Emanuele di Messina

Non siamo all’accattonaggio ma poco ci manca. Le casse dell’Ente Teatro di Messina sono a secco (condizione condivisa da un bel po’ di teatri italiani) e i vertici, a tre mesi esatti dall’insediamento del presidente Maurizio Puglisi, del quale ancora si aspettano azioni degne di nota visto il curriculum presentato, hanno avuto un colpo d’ala.

Invece di andare a Palermo a sbattere i pugni sulla scrivania della ex segretaria di Crocetta promossa assessore sul campo Michela Stancheris o di pretendere dal presidente stesso il rispetto degli impegni assunti con la città e con il personale in campagna elettorale, chiedono ai professionisti di lavorare gratis.

E’ tutto lì, nero su bianco, in un comunicato stampa inviato alle redazioni poco fa. Certo, la mano tesa in stile piccola fiammiferaia si trasforma in manifestazione di interesse, ma la sostanza non cambia. E così, non sono solo i messinesi a comportarsi da sudditi, ma anche chi amministra la cosa pubblica.

Il comunicato (scritto da chi, visto che non c’è più un ufficio stampa?) è roba da libro Cuore. “Considerata la complessa situazione economica, finanziaria, amministrativa e gestionale in cui versa, registrata l’assenza di figure professionali e dirigenziali nei settori di attività indicati nel presente avviso, considerata la necessità di superare in tempi brevi le diverse criticità presenti, per coinvolgere nel processo di verifica e di orientamento dell’attività la partecipazione di coloro che ritengono, sulla base della propria professionalità, di potere offrire un contributo al mantenimento e al rilancio dell’offerta culturale e musicale dell’Ente,” e qui si interrompe il testo, ma si suppone che il seguito sia che l’Ente Teatro chiede a chiunque abbia tempo e voglia, di farsi avanti per sostituire i direttori artistici delle sezioni di musica e prosa visto che siamo già a dicembre e dei due cartelloni non c’è traccia, mentre nel resto del Paese tra marzo e aprile si inizierà a lavorare sulla stagione 2014-2015.

L’Ente Teatro (o meglio, quello che ne resta) fa un appello alle “professionalità (avvocati, notai, ingegneri, architetti, geometri, consulenti del lavoro, commercialisti, esperti di bandi europei, giornalisti, ecc.) a manifestare la propria disponibilità a far parte di un Comitato di professionisti sostenitori a titolo gratuito dlel’Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina a quindi offrire la propria collaborazione per quanto necessario”.

E qui bisogna fermarsi. Perché se già i precedenti Consigli di Amministrazione, tutti espressione dei partiti politici secondo le sante regole del manuale Cencelli, pur facendo i dovuti distinguo per taluni componenti, in linea di massima non hanno mai dato prova di una reale competenza in campo artistico tale da giustificare la loro presenza e, soprattutto, il loro gettone di presenza, si può solo immaginare il caos e il guazzabuglio che potrebbe venire fuori quando ci si basa sulla buona volontà del singolo e non su specifiche competenze.

Altro passaggio sul quale è obbligatorio riflettere è quello che recita: “Le prestazioni richieste sono a totale titolo gratuito”. Fermo restando che gli sprechi del passato e talune direzioni artistiche o consulenze sono state da brividi, il principio di lavorare gratis per un ente pubblico è semplicemente inaccettabile. Per gestire un teatro, non servono la buona volontà o il tempo libero di professionisti poco occupati e molto ricchi o di pensionati che cercano un’alternativa all’accompagnare i nipotini ai giardinetti. Sono necessari competenza, capacità e meriti acquisiti sul campo nel proprio settore di appartenenza, musica o prosa che sia.

Se passa il principio che si opera gratuitamente per il bene comune (principio folle che svilisce il ruolo di chi lavora) allora deve essere una regola valida per tutti. Il presidente Puglisi rinunci al proprio emolumento, così come il futuro soprintendente. E poi, come peraltro sbandierato ai quattro venti in campagna elettorale anche se non risulta che nessuno lo abbia ancora fatto, devolvano altrove dandone conto alla città (la rinuncia è impossibile dal punto di vista legale, come hanno scoperto a loro spese i grillini già l’anno scorso) il sindaco Accorinti e i suoi 8 assessori quanto ricevono e riceveranno dalle asfittiche casse comunali. “Quando la guerra arriva, arriva per tutti” diceva la ben nota vecchietta.

Ché un conto è contribuire alla crescita, nel caso di Messina alla rinascita, della propria città, un conto è compensare gli sprechi del passato con la demagogia attuale. Perché per lo stesso principio, giusto per fare un paio di esempi, i docenti universitari (e nella Giunta Accorinti ce n’è più d’uno) dovrebbero ridursi lo stipendio visti i pesanti tagli agli Atenei, i liberi professionisti restituiscano metà dei fondi messi a disposizione per gli appalti pubblici e così via.

Diversamente, si rischia solo di mettere un ente già sufficientemente devastato in mano a gente incompetente. Magari piena di buona volontà, ma sempre incompetente. Se poi ci sono dei martiri, dei ricchi possidenti o dei titolari di congrue pensioni, si facciano avanti entro il 16 dicembre compilando e inviando i moduli pubblicati nel sito dell’Ente Teatro.

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