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#Barcellona. Vietati i funerali pubblici per il boss mafioso Barresi, esequie private all’alba

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Filippo Barresi
Filippo Barresi

Necrologi coperti dopo neanche un’ora e mezza che erano stati affissi e divieto di funerali pubblici e solenni per motivi di ordine pubblico. Con un’ordinanza di pubblica sicurezza il questore di Messina Giuseppe Cucchiara ha vietato le esequie del bosso mafioso Filippo Barresi, organizzate dalla famiglia per domani pomeriggio nella chiesa di San Rocco a Calderà.

Barresi è stato tumulato stamane all’alba in forma privata e il feretro è stato trasferito dall’abitazione in via Milite ignoto direttamente al cimitero di Barcellona.

Noto esponente della cupola mafiosa barcellonese, Barresi è stato latitante per oltre un anno e mezzo tra il 2011 e il 2013. La sua latitanza si è conclusa il 28 gennaio 2013 alle 11 e mezza di sera, mentre si trovava a casa di un complice a Milazzo. Ad arrestarlo gli agenti del commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto, con la collaborazione della Squadra Mobile.

Filippo Barresi era latitante dal 24 giugno del 2011 quando, nell’ambito dell’operazione antimafia Gotha, era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, oltre che da un ordine di carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Messina. L’accusa è associazione mafiosa nell’ambito del procedimento penale Mare Nostrum.

Subito dopo l’ordinanza sono state avviate minuziose indagini che passo dopo passo hanno portato all’accerchiamento del pericoloso latitante, ritenuto uno degli esponenti di spicco e collocato ai massimi vertici della famiglia mafiosa barcellonese.

La sera del 28 gennaio 2013 gli agenti del commissariato di Barcellona hanno circondato l’abitazione del complice del latitante, Salvatore Cuttone. Entrati dalle finestre, i poliziotti hanno trovato Cuttone nascosto nel box doccia, mentre Barresi si era rifugiato in un vano ricavato nel sottotetto, al quale si accede tramite una piccola botola dotata di una scala estensibile.

Dopo l’operazione Gotha Filippo Barresi era il solo membro della mafia barcellonese a essere latitante, continuando quindi a gestire le strategie criminali. Al momento dell’arresto era ritenuto autore ed esecutore di delitti come quello di Francesco Siracusa nel 1989 e di Cattaino nel 1991, oltre che del ferimento di Gambino nel 1993. Avendo velleità imprenditoriali, insieme ad altri membri del clan aveva interessi diretti nelle società CEP e ICEM, amministrate da Giuseppe Isgrò ma riconducibili oltre che a lui, anche a Giovanni Rao e Giuseppe Gulotti. Il complice del boss, il trentottenne milazzese Cuttone, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento personale.

Un anno dopo, a gennaio 2014, la Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha sottoposto a sequestro e confisca beni per 2,5 milioni di euro riconducibili a Salvatore Di Salvo e Filippo Barresi, all’epoca entrambi detenuti per reati di mafia e ritenuti esponenti di spicco del clan dei barcellonesi, operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina.

Le misure di prevenzione patrimoniale scaturiscono da accertamenti condotti dalla D.I.A. di Messina, sotto la direzione e il coordinamento del Procuratore Capo Guido Lo Forte e dei Sostituti Procuratori della Repubblica presso la D.D.A. di Messina Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo.

Filippo Barresi faceva parte di quel quadrumvirato che governava la consorteria mafiosa criminale barcellonese insieme a Salvatore Ofria (suo cognato in quanto fratello della moglie Santa), Salvatore di Salvo e Carmelo Bisognano.

Il provvedimento emesso nel 2014 nei confronti di Barresi riguardava l’esecuzione di confisca di primo grado dei beni e delle disponibilità finanziarie disposta dal Tribunale di Messina dopo il sequestro dei beni già eseguito dalla DIA di Messina nel dicembre 2012.

“La confisca -hanno chiarito all’epoca gli inquirenti- ha riguardato l’intero capitale oltre all’impresa vivaistica “LO MONACO Nunziata” con sede a Barcellona P.G., alla quota di diritto di azioni di  2.500 euro pari al 25% del capitale sociale detenute da Maria Barresi della “SALOON S.a.s. di CUCE’ Vera & C.”con sede a Barcellona P.G. avente per oggetto sociale tra l’altro la “… gestione di bar, paninoteche, ristoranti, pizzerie …, a 8 terreni agricoli e 2 fabbricati a Barcellona P.G. e Castroreale intestati interamente o parzialmente a Nunziata Lo Monaco, a 2 motocicli, un’auto e un autocarro intestati alla Lo Monaco e due vetture intestate alle figlie di Filippo Barresi Maria e Cristina e a conti correnti (saldi attivi), titoli e altre forme di investimento finanziario per un valore complessivo stimato in circa 2 milioni di euro.

Barresi, già noto dai primi anni ’70 alle Forze di polizia per vicende giudiziarie per reati contro il patrimonio, strage, tentata estorsione, associazione per delinquere, detenzione illegale di armi, esplosivi e munizioni,  lesioni personali, associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di reati in tema di stupefacenti, tanto da essere sottoposto per due volte alla misura della diffida e alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Barcellona per 3 anni, è stato coinvolto nei principali procedimenti penali nei confronti delle associazioni mafiose operanti nella zona tirrenico – nebroidea della provincia dello Stretto, quali quelli Mare Nostrum (conclusosi con la definitiva condanna ad 3 anni e 4 mesi per associazione mafiosa), Icaro e Gotha.

In quest’ultima operazione, per Barresi è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Messina del 16 giugno 2011 perché gravemente indiziato di partecipare, in posizione verticistica, all’associazione di stampo mafioso dei barcellonesi per il periodo successivo al 1995. In occasione dell’esecuzione di tale misura cautelare, il 24 giugno 2011 lo stesso si è sottratto alla cattura rendendosi irreperibile. Il  28 gennaio 2013, a Milazzo, è stato arrestato all’interno dell’abitazione di un complice”.

Barresi è stato descritto dai recenti collaboratori di giustizia Bisognano, Gullo, Truscello e Castro come elemento di vertice all’interno del sodalizio criminale, secondo solo a Giovanni Rao e accusato in prima persona di essere stato l’esecutore materiale di alcuni omicidi avvenuti nei primi anni ’90 durante la guerra di mafia nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto. Lo stesso è indicato inoltre come direttamente interessato ad attività estorsive.

Gli accertamenti investigativi, che hanno consentito l’emissione del provvedimento di confisca dei suoi beni per un valore stimato di 2 milioni di euro, hanno evidenziato come Filippo Barresi fosse il reale gestore del vivaio formalmente intestato alla moglie e inoltre che i fondi rustici destinati all’esercizio dell’attività d’impresa, i beni immobili intestati alla moglie, i veicoli, così come la casa di famiglia a Barcellona P.G. in via Milite Ignoto e la quota azionaria della società Saloon s.a.s. di Cucè Vera e C. detenuta dalla figlia Maria “costituiscano il reimpiego dei proventi dell’attività criminosa da lui esercitata”.