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Alluvione 2009, Giampilieri e Scaletta: la rabbia e l’orgoglio 10 anni dopo

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MESSINA. Nel 2007 le avvisaglie di quello che sarebbe successo due anni dopo ci sono state, ma nessuno le ha prese in considerazione. E così, oltre alla tragedia e al dolore per i 37 morti tra Giampilieri e Scaletta, gli abitanti del piccolo villaggio nella zona sud di Messina hanno anche dovuto resistere a chi, venuto da fuori, voleva che lo abbandonassero per trasferirsi altrove dopo l’alluvione dell’1 ottobre 2009.

Anche se il territorio lentamente ha ripreso a vivere, resta la rabbia di una tragedia che si poteva evitare se solo si fosse investito nella messa in sicurezza. Nel 2007 le richieste degli abitanti di Giampilieri e Scaletta sono state ignorate, così come le denunce degli ambientalisti. Un passo dopo l’altro, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, Giampilieri e Scaletta hanno ripreso a vivere. Anche se nessuno ha dimenticato le accuse di abusivismo di 10 anni fa, quando la furia del fango e dell’acqua ha distrutto e travolto ogni cosa, spezzando per sempre 37 vite.

A Giampilieri i bambini hanno ripreso a giocare per le strade e almeno per loro la scuola non è più il luogo in cui sono stati raccolti i morti dell’alluvione dell’1 ottobre 2009. Ma la rabbia degli adulti è ancora intatta, perché nel 2007 nessuno ha preso in considerazione le denunce e gli appelli accorati dei residenti e delle associazioni ambientaliste.

“La furia dell’acqua è intervenuta su un territorio che negli anni è stato fortemente modificato a causa dell’abbandono delle colline e delle montagne -spiega il geologo Mario Costanzo. Gli antichi terrazzamenti sono stati abbandonati e i pendii non sono più stati presidiati come in passato da contadini e pastori”. E per quanto riguarda le affermazioni di Bertolaso sull’abusivismo, che nessuno qui ha dimenticato, il geologo le definisce quanto mai inopportune. “Certo -chiarisce- abbiamo riscontrato abusi edilizi, ma si trattava di tettoie, balconi, piccole coperture che non hanno inciso rispetto alla gravità del fenomeno, che resta collegato allo stato di abbandono del fronte collinare. I paesi abbandonati si sono trovato circondati da pendii e declivi pericolosamente friabili. “La “bomba d’acqua” di quella notte avrebbe causato danni comunque -puntualizza Costanzo- ma se si fosse svolta un’attività di prevenzione, i danni sarebbero stati di gran lunga inferiori. Il problema non è soltanto di monitorare ed intervenire, cosa che comunque non è stata fatta con efficacia, ma rivitalizzare versanti. Si dovrebbe favorire la presenza attiva dell’uomo in funzione positiva. Ci dovrebbero essere vantaggi a coltivare un pendio, ma solo attraverso politiche fiscali ed agevolazioni mirate si può favorire questo percorso”.

Chi è sopravvissuto ricorda con rabbia i 7 milioni stanziati dopo l’alluvione senza conseguenze del 2007 finiti non si sa dove e le accuse di “fare le vacanze” rivolte a chi, avendo perso tutto, è stato costretto a vivere per quasi 2 anni in albergo in una condizione perpetua di profughi.

“Tutti parlano di abusivismo e di denaro sprecato -commenta Irene Falconieri, punto di riferimento per gli alluvionati di Scaletta- e questo è un punto sul quale concordo, visto che il denaro disponibile è stato gestito male. Hanno speso una fortuna per mantenere le persone negli alberghi, quando sarebbe stato più utile e anche molto meno costoso affittare direttamente degli appartamenti. Si è speso molto e in maniera non razionale per portare aiuto alla popolazione, ma chi è riuscito a tornare a casa ha dovuto rimetterla a posto con il proprio denaro anticipando le somme previste dai Fondi FAS. Vorrei che queste incongruenze venissero fuori, perché non si può pensare alle nostre comunità come ad un insieme di sfruttatori abusivi. Il problema comunque non è solo di Scaletta, Giampilieri o Molino.

Il problema è la politica nazionale. Viviamo sulla cultura dell’emergenza, nessuno fa prevenzione (che peraltro ha costi molto ridotti) e quando poi si verificano le tragedie si pone l’accento sui costi esorbitanti della ricostruzione. Ma se si fosse provveduto prima alla messa in sicurezza, non avremmo pagato un prezzo così alto in termini di vite umane e fondi stanziati per il recupero del territorio dopo il disastro. Siamo stati sommersi non solo dal fango, ma anche dai luoghi comuni e quando mi confrontavo con persone che non erano di Messina, l’accusa di abusivismo era la prima a saltare fuori. Nessuno sapeva degli episodi precedenti, come l’alluvione del 2007, e del fatto che per ben due volte nel giro di poco tempo, tra il 24 dicembre del 2008 e gennaio del 2009, ci sono state due frane a Capo Scaletta e a Capo Alì che ci hanno isolato per 40 giorni”.

Poi, dopo anni di udienze, è arrivata l’assoluzione per gli imputati. La tragedia di Giampilieri e Scaletta non ha colpevoli. Ma questa è un’altra storia.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.